Peregrinatio Reliquia Livatino: la sosta a Favara

Dopo le tappe di Canicattìda dove ha avuto inizio il 19 settembre 2021; Agrigento (24-25 settembre), Castrofilippo (25-26 settembre), Palma di Montechiaro (2 al 5 ottobre) e Grotte (7-10 ottobre), la reliquia del Beato Livatino dal 13 al 16 ottobre, ha sostato nella città di Favara (vedi programma)

Il 16 ottobre, nella la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Favara, con la Messa presieduta dal Vicario Generale don Giuseppe Cumbo e concelebrata dal clero cittadino, la reliquia del Beato Rosario Angelo Livatino ha concluso il suo pellegrinaggio a Favara dopo la tappa nella cittadina di Grotte (vedi). Giunta nella serata di mercoledì 13 ottobre è stata accolta solennemente dalla comunità ecclesiale e civile e dalle autorità militari nella Chiesa della Beata Maria Vergine del Carmelo dove l’Arcivescovo Alessandro ha presieduto la Santa Messa. “In un crescendo di forti emozioni – scrive Gaetano Scorsone moderatore dell’ “Area padre Pino Puglisi” del Consiglio Pastorale Cittadino – profonde riflessioni, coinvolgenti momenti di preghiera e attraverso eventi di approfondimento culturale e di forte valenza umanitaria, incontri con i giovani delle diverse realtà scolastiche cittadine, nei successivi giorni di permanenza ha irradiato la sua forza spirituale in ogni direzione, ora accarezzando ora scuotendo tutte le componenti della variegata comunità cittadina. In maniera delicata ma autorevolmente decisa, in tutte le pianificate visite ha aiutato a prendere coscienza del valore del Martirio ovvero della Testimonianza resa attraverso la piena e consapevole assunzione di responsabilità per il primato del Diritto, della Fede, della Giustizia e della Legalità. E se ciò è di fondamentale importanza per ogni cittadino chiamato a osservare le leggi dell’Autorità costituita ovvero della Costituzione, lo è – continua Scorsone – ancor di più per un cristiano per il quale vale la Verità del Vangelo. L’insegnamento che il modello di Santità del Martire della Giustizia e della Fede ha trasmesso a noi tutti in questi giorni di pellegrinaggio del reliquiario  – prosegue –  è quello di una quotidiana testimonianza delle proprie responsabilità attraverso un costante impegno di servizio nella famiglia, nel lavoro e nella politica, soprattutto quando  ci si muove in una società come la nostra, mossa da falsi idoli, dalla sua bramosia di ricchezza e potere, dalla cultura del compromesso, dalla prepotenza mafiosa e da anacronistici pregiudizi. E anche se ciò ci renderà “diversi”, “scomodi” o, addirittura “nemici” agli occhi di chi continua a contrastare ogni positivo tentativo di cambiamento, non bisogna scoraggiarsi – afferma Scorsone – ma continuare, con coerenza e credibilità – come suggerito da don Giuseppe Cumbo nella sua omelia – a promuovere le buone pratiche di vita e di cittadinanza attiva ispirate al Vangelo”. Infine prendendo in prestito alcuni versi di una poesia in vernacolo sul Bene Comune, tratta dall’archivio dell’Area Padre Pino Puglisi, per Gaetano Scorsone si può concludere dicendo che “. . . u pani è chiù dunci sulu quannu ti lu scutti, finemula ora di parlari e a Favara pinsamu sulu a fare lu beni di tutti”!

Nella tappa favarese particolarmente attesa è stata la sosta, giovedì 14 ottobre, alla “Casa Circondariale PP Sovr. Pasquale Di Lorenzo”, dove la reliquia è stata accolta dai dirigenti del carcere, il comandante Giuseppe Lo Faro, dagli agenti di Polizia Penitenziaria; presenti al momento anche il cappellano pro tempore, frate Agatino Siciliai presbiteri della città e la fraternità dei Frati Francescani di Favara, che hanno concelebrato una S. Messa con i detenuti, presieduta da fra Agatino. Durante la Santa Messa anche un momento particolare per tre detenuti: per la prima volta si sono comunicati all’Eucarestia. Presente al momento anche il magistrato Walter Carlisi con dei giovani tirocinanti dell’ufficio sorveglianza di Agrigento. Il filo conduttore della visita al Carcere – ci dice fra’ Giuseppe Di Fatta – è stato il brano del Vangelo “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi.” In questo luogo – prosegue – abbiamo sperimentato la grazia della presenza del Signore nelle sorelle e nei fratelli detenuti.” La sosta assume, dicevamo, un rilievo particolare per l’attenzione che il Giudice Livatino riservava ai detenuti, sapeva essere giusto nel condannare, ma attentissimo a non confondere la persona con il reato, schierandosi sempre dalla parte della persona. Un magistrato di grande umanità. Rispettava gli imputati, anche coloro che avevano commesso gravi delitti. Per il magistrato Livatino erano sempre persone. Si racconta che in un caldissimo Ferragosto andò personalmente a portare in carcere il mandato di scarcerazione per un detenuto. E a chi gli chiese la ragione della sua presenza in carcere rispose: «All’interno del carcere c’è una persona che non deve restare neanche un minuto in più. La libertà dell’individuo deve prevalere su ogni cosa». Mi piace pensare alla visita della reliquia di Rosario Livatino ai detenuti del Carcere Petrusa non solo come un gesto di attenzione nei loro confronti. Quella teca che percorre i corridoi con le porte blindate è lì per ricordare a chi sta “fuori”, che dietro quelle porte ci sono persone che stanno pagando per quanto hanno fatto, private della libertà personale. Ma anche che, come prevede l’art. 27 della Costituzione, la pena è finalizzata alla “rieducazione” del condannato. La reliquia che entra “dentro” il Carcere, ci ricorda, inoltre, la prospettiva dei detenuti: un “fuori” che ci auguriamo, e per il quale dovremmo sempre impegnarci, diverso. Il direttore del Carcere, dott. Renato Persico ha cosi commentato la visita del Reliquiario: “La manifestazione… riveste una enorme importanza dal punto di vista simbolico perché i promotori dell’iniziativa hanno voluto fortemente riaffermare in tal modo che anche questo Istituto penitenziario è parte integrante del territorio agrigentino e pertanto anche qui si doveva tenere una manifestazione che ricordasse il beato Livatino. Ma l’importanza dell’iniziativa – ci dice il direttore – è duplice perché vuole portare i detenuti a riflettere sulla tragica fine del giudice Livatino che da una parte li investe direttamente chiamandoli a riflettere sulla atrocità del sistema mafioso ma in qualche modo coinvolgendoli in quanto uomini a prendere le distanze da queste modalità. Ma la manifestazione – conclude – ha coinvolto il personale della casa circondariale, quale presidio di legalità del territorio, e principalmente della Polizia Penitenziaria che si è sempre contraddistinta per l’alta professionalità e senso del dovere”. Nella visita a favara la reliquia ha fatto tappa nella parrocchia San Calogero, San Giuseppe Artigiano dove il 14 ottobre si è tenuto un convegno “la fede l’umanità e l’impegno dell’uomo e del magistrato” (vedi). Il 15 Ottobre, il Reliquiario, nella mattinata, ha fatto sosta presso le scuole di Favara, la scuola Alberghiera “G. Ambrosini”, l’Istituto Comprensivo “G. Guarino e “Bersagliere Urso Mendola” e nel pomeriggio al convento Sant’Antonio di Padova, accolto dalla comunità dei Frati Minori. Sabato 16 ottobre, invece, ha visitato il Liceo Scientifico “M.L.King”. La visita agli studenti è stata occasione propizia per mettere in evidenza – anche attraverso il contributo degli studenti – i valori della giustizia, della legalità̀, della coerenza di vita e della santità̀ vissuta nel quotidiano che si riscontrano nell’esperienza di vita cristiana del beato Rosario Angelo”. Conclusa la tappa favarese la reliquia è stata accolta il 18 e il 19 ottobre dalla comunità di Naro (vedi programma), da dove ha proseguito alla volta di Ravanusa dove sosterà dal 25 al 27 ottobre.