Seminario Arcivescovile

 

 

Tra le scuole di Agrigento ce n’è una di singolare interesse e valore: è il Seminario, cuore della Comunità diocesana e fucina di giovani generosi, chiamati da Cristo ad essere suoi ministri. Benedica il Signore il Seminario della vostra Diocesi e ne faccia un vivaio di apostoli per la generazione agrigentina di domani. Benedica i seminaristi, le loro famiglie e quanti si impegnano nella pastorale delle vocazioni. Preghiamo il “Padrone delle messe” perché fioriscano in questa vostra terra, alle soglie del nuovo Millennio, molte vocazioni al sacerdozio ministeriale, alla vita consacrata, alle missioni.  Affidiamo ogni nostra attesa e desiderio alla Madonna, tanto venerata in Agrigento”.

Giovanni Paolo II.  

  RECITA DEL REGINA COELI IN PIAZZA DON MINZONI.

AGRIGENTO, 9 MAGGIO 1993

 

 
Animatori

Arcivescovo Metropolita diocesi di Agrigento

S.E.R. Mons. Alessandro Damiano

 

Rettore del Seminario Arcivescovile

Don Baldassarre Reina

 

Padre Spirituale del Seminario Arcivescovile

Don Stefano Casà

 

Economo del Seminario Arcivescovile

Don Giuseppe Anello

La Biblioteca del Seminario – notizie storiche

La Biblioteca del Seminario Arcivescovile di Agrigento è di antica fondazione. Quasi contemporaneamente alla decisione del vescovo Cesare Marullo, a seguito del concilio di Trento, di aprire una scuola per la formazione dei presbiteri nella nostra città (1574), si attesta un primissimo nucleo di testi raccolti per l’apprendimento, delle discipline quali grammatica e canto, dei primi giovani adolescenti. A questa prima raccolta di opere scolastiche, si aggiunsero nel giro di cinquant’anni diversi testi manoscritti, di cui oggi ancora si conservano ampie parti, che ben presto furono ordinate ed ampliate dal vescovo Francesco Traina (1627-1651), il quale per la sua opera di raccolta dei testi a lui antecedenti, la loro sistemazione e l’ulteriore arricchimento di questa prima collezione con i propri libri, viene definito secondo la tradizione il primo fondatore della Biblioteca. Sebbene tale tradizione non sia da tutti condivisa, a motivo della già esistente raccolta di testi, non si può dire che il vescovo Traina non abbia avuto il merito di aver iniziato un opera di prima catalogazione e sistemazione delle opere che si trovò tra le mani.

È con mons. Ramirez (1697-1715) che la Biblioteca conosce la sua prima epoca di splendore: figura annoverata tra le più eminenti della chiesa agrigentina soprattutto per lo slancio culturale che seppe regalare al seminario e al suo presbiterio; definì l’ordo studiorum secondo un impianto teologico-morale e giuridico tra i più rinomati della Sicilia. Fondatore del Collegio santi Agostino e Tommaso, al quale potevano accedere gli studenti che più si distinguevano per le conoscenze e le attitudini formatisi lungo la formazione del Seminario, stabilì che giornalmente si tenessero dispute teologiche in un’ aula apposita, (ancora oggi visitabile e capeggiata da un ritratto del suo vetusto fondatore), che potessero ulteriormente incrementare la conoscenza teologica degli studiosi e arricchire la sacra tradizione della Chiesa. L’impianto morale e giuridico della scuola del Seminario e del Collegio spiega la presenza di innumerevoli testi concernenti tali discipline, risalenti a questo periodo, sì che la Biblioteca poté incrementare il suo numero, grazie soprattutto ai circa tremila volumi donati direttamente dal Ramirez, alcuni anche di pregevole valore. In ragione di tale incremento Ramirez dispose la nuova collocazione della Biblioteca sul lato meridionale del Seminario in un ampia e illuminata sala circondata da ogni lato da una fila di scaffali in legno, sopra alla cappella del Seminario e tra quest’ultimo e il Collegio, volendo imprimere con ciò nella mente degli alunni anche un significato teologico non indifferente, ossia che “la vera scienza non può disgiungersi dalla pietà e lo ecclesiastico deve porre alla base della sua cultura e del suo sapere la virtù e la santità. Per il fatto poi che è tra il Seminario e il Collegio, pare che il grande fondatore abbia voluto insinuare che, per passare dal primo al secondo, è necessario, attraversando simbolicamente la biblioteca, arricchirsi di tutto il sapere possibile”[1].

A quindici anni dall’operato di Ramirez, il vescovo Gioeni (1730-1754) diede un contributo assai notevole agli studi umanistici e soprattutto all’ambito scritturistico, introducendo studi sulla Sacra Scrittura, sul diritto canonico, civile, naturale e sull’etica. Si disse di lui che il suo impegno fu nel “piantare, propagare e proteggere ogni buona lettera, umana ed ecclesiale”[2].

Successore di Gioeni fu un altro grande nome della chiesa agrigentina, mons. Lucchesi Palli (1755-1768), famoso per aver donato nel 1765 alla città di Agrigento la Biblioteca che ancor oggi porta il suo nome, “lucchesiana” appunto. Mons. Lucchesi Palli avendo disposto il lascito della grande mole di libri alla città, dispose anche che la Biblioteca del Seminario ricevesse in dono i volumi della sua Biblioteca personale.

Con mons. Domenico Turano (1840-1844), illustre studioso del XVIII secolo, la Biblioteca si arricchì notevolmente, colmando ben quattro scaffali di opere esegetiche di Sacra Scrittura, ermeneutica biblica, di sacri testi in lingua ebraica, greca, latina, francese, inglese, tedesca e spagnola, molti dei quali ancor oggi custoditi.

Gli anni dell’Unità d’Italia furono per tutta la Chiesa italiana, e dunque anche per quella agrigentina, difficili: sebbene il seminario continuava la sua esistenza, la Biblioteca cadde in disuso per lungo tempo, tanto da costringere il vescovo mons. Blandini (1886) ad un opera di recupero notevole, che interessò sia la sala che accoglieva i volumi, quanto i volumi medesimi. L’occasione permise a Blandini e a mons. Sacco (1900- 1907) di erigere un secondo piano di scaffali soprastante al primo e risalente al Ramirez, anch’esso di notevole fattura, e di dare avvio ad un lavoro di catalogazione che sarà pienamente intrapreso alle soglie della seconda guerra mondiale.

Eventi gioiosi e tristi per la nostra Biblioteca si collegano alla figura di mons. Bartolomeo Lagumina (1898-1932). Grande erudito, discepolo di Turano, insigne conoscitore delle lingue orientali e di numismatica, mons. Lagumina testimoniò la grande predilezione verso il Seminario designandolo alla sua morte “erede universale dei suoi beni e per conseguenza anche della sua ricca e specializzata biblioteca”[3]. Purtroppo non meglio definite “circostanze tristi ed incresciose”[4] hanno impedito che i suoi volumi giungessero a far parte del patrimonio librario del Seminario e di questi non rimangono che i resti – seppur di grande importanza – “di una vandalica distruzione e di una illecita ed indegna appropriazione”[5]. Lagumina seppe anche affidare in ottime mani il patrimonio culturale del Seminario, affidando al rettore del tempo, mons. Iacolino (1895-1950) il riassetto della Biblioteca. Questi, tra il 1939 e il 1941, arricchì a proprie spese gli scaffali di teologia, con numerosi volumi, abbonamenti, riviste scientifiche, riordinando il tutto al fine di creare un nuovo modulo topografico per la consultazione, che sostituisse il precedente andato perduto. Iniziò inoltre la regolamentazione dei registri dei libri prestati, consentendo anche la prima formulazione di un inventario dei testi. Sappiamo che al tempo di mons. Iacolino nel solo piano inferiore della Biblioteca venivano conservati 15.000 libri. Successivamente venne ultimata anche la sistemazione del piano superiore, contando 22.000 volumi.

Durante il secondo conflitto mondiale il Seminario fu requisito e trasformato in ospedale da campo. Corridoi, camerate, cappelle e, dunque, anche la Biblioteca, furono trasformate in corsie, con medici, infermieri, malati e feriti di guerra. A ciò si aggiunsero le drammatiche razzie che ne conseguirono in assenza di controllo, a tal punto che, a quanto sembra,  mons. Lagumina scagliò un vero e proprio atto di scomunica contro chiunque avesse espropriato la Biblioteca dei suoi libri.

Nella seconda metà del secolo scorso un altro triste fatto colpì la Biblioteca. Un incendio colpì  gli antichi scaffali in legno, procurando diversi danni. La maggior parte dei volumi furono salvati, tuttavia tra le fiamme venne perduto l’inventario e il modulo topografico dei volumi, lavoro che da poco era stato ultimato. L’aula che accoglieva l’antica Biblioteca non più agibile in quel periodo, smontati gli scaffali, venne destinata a sala riunioni. I volumi invece ebbero un doppio destino. In una delle antiche camerate del Seminario è stato costituito un “fondo antico” contenente i volumi cronologicamente anteriori al XIX secolo: qui vengono ancora conservati gli antichi manoscritti di medicina del ‘500, nonché il più antico manoscritto a noi pervenuto, risalente al XIII secolo, un evangeliario in cartapecora e inchiostro con scrittura gotico-beneventano.

Oggi il Seminario, in collaborazione con la Sovraintendenza ai Beni Culturali, sta attuando un lavoro di recupero, restauro e nuova catalogazione di questi testi. Il fondo così detto “moderno” contenente i volumi più recenti, e costantemente aggiornato grazie al contributo dei docenti dello Studio Teologico del Seminario, è ad oggi anch’esso soggetto a un progetto interno di inventariato, ancora in fieri.


[1] I locali della biblioteca

Storia del Seminario di Agrigento

La storia del seminario diocesano di Agrigento risale alla storia della fondazione degli stessi seminari. Se l’istituzione dei seminari diocesani è cominciata con la riforma tridentina conclusasi nel 1563, la fondazione del seminario agrigentino è datata al 1577.

Fu infatti il vescovo di Agrigento Cesare Marullo, successivamente arcivescovo di Palermo, a fondare il seminario nella diocesi agrigentina.

Inizialmente i candidati al sacerdozio trovarono alloggio nei locali adiacenti alla chiesa intitolata alla Madonna dei Greci; continuarono ad abitare in questo complesso fino a quando il vescovo Vincenzo Bonincontro nel 1610 ottenne dal barone di Siculiana i resti dell’antico Steri, per edificare il nuovo seminario.

 

Il primo nucleo dell’odierno edificio è quello che rimane dello Steri-Chiaramonte, la dimora fortificata della famiglia Chiaramonte, che il figlio Manfredi, conte di Modica, edificò sul punto più alto della città. Il territorio concessogli dal Vecovo Bartolomeo de Labro, era servito, fino ad allora ad uso di scuole vescovili. Il Chiaramonte se ne servì per fabbricarvi lo Steri o Hosterium, una residenza fortificata, espressione del prestigio della più potente famiglia feudale siciliana del XIV secolo.

Della dimora manfrediana sopravvivono alcuni ambienti a piano terra con copertura a crociera costolata, la Sala Chiaramontana, ed il loro stemma rappresentativo: il colle e i cinque monti, incorniciato da un arco trilobato, la sala adibita oggi a sagrestia della cappella maggiore.

Nel settecento si aggiunse alla grande fabbrica il Collegio dei Santi Agostino e Tommaso, che oggi si affaccia sul lato occidentale di piazza don Minzoni. Ideato nel 1712 dal vescovo Francesco Ramirez, il Collegio era finalizzato alla formazione di stimati giovani di costumi, in materia di Diritto canonico e Teologia morale.

Fino al 1860 la vita del Seminario procedette secondo i ritmi interni e fu sede prestigiosa di studio e fucina di molte vocazioni. Nel Seminario si formarono validi presbiteri che continuarono l’opera di apostolato e di annuncio del vangelo che fin dai primi secoli del cristianesimo Agrigento aveva sperimentato.

Dal 1860 al 1872 si vive ad Agrigento un periodo di grande agitazione politica e religiosa, e la diocesi ebbe la sfortuna di rimanere per tutti questi lunghi anni senza Pastore, essendo morto Mons. Lo Jacono proprio nel 1860. Ovviamente il numero dei seminaristi date le condizioni storiche calò e di molto, fino ad arrivare ad un numero che non superava la decina nel 1867. Nonostante tutto però il Seminario non fu chiuso e il 18 novembre 1867 le scuole furono aperte. A tutto questo si unisce anche il fatto che ad Agrigento in questi tristi furono soppressi alcuni ordini religiosi. Fu per la fede degli agrigentini un periodo di prova.

Nel 1871 viene nominato il nuovo vescovo di Girgenti Mons. Domenico Turano. La vita del Seminario continuò a non vigoreggiare ed i numeri dei seminaristi si assottigliarono ancora di più. Il 29 maggio il Vescovo scrisse al padre generale dei Preti della Missione a S. Lazzaro di Parigi, dichiarando di volere affidare la direzione del Seminario ai figli di S. Vincenzo de Paoli. La proposta fu accettata e fu mandato a reggere le sorti del seminario il Padre Nicola Fano.

Il seminario a partire dal 1872 riprese a rivitalizzarsi. Il numero dei seminaristi riprese ad aumentare e si costituirono le varie classi. Purtroppo però il Governo ordinò la chiusura immediata nel novembre dello stesso anno poiché il Vescovo non aveva chiesto nelle forme volute dalle nuove autorità il riconoscimento governativo. Così il 26 novembre 1872 il seminario dovette essere chiuso ed i seminaristi restituiti alle famiglie.

Nel 1873 a succedere al P. Fano, fu chiamato Francesco Lo Jacono Siracusa come rettore del seminario. La vita del Seminario trascorse serena e tranquilla per i 12 anni di rettorato dello Lo Jacono Siracusa. Il numero dei seminaristi andò continuamente aumentando; nel 1873 erano 41, mentre nel 1884 erano 124. Nel 1885 veniva a mancare il Vescovo Turano, e nello stesso anno alla giovane età di 46 anni venne a morire il Rettore Lo Jacono Siracusa.

Dal 1883 al 1898 si svolge l’episcopato di Mons. Blandini.

Tra le sue tantissime opere di rinnovamento per la chiesa agrigentina, non poteva essere trascurato il Seminario, che fu al centro delle preoccupazioni del Vescovo e sempre chiamato ad essere presente in tutte le iniziative di zelo.

Il Vescovo s’interessò della riforma degli studi, che volle svolti secondo l’ordine ormai tradizionale; furono perciò assegnati tre anni al liceo con lo studio di logica, della metafisica, della fisica, delle matematiche e del diritto naturale, aggiungendo un corso di perfezionamento della lingua greca e latina, il corso teologico venne portato definitivamente a quattro anni con l’incremento dello studio della storia ecclesiastica.[1]

In breve il Seminario, passato il periodo di decadenza, riacquistò la fama, che per tanti anni aveva giustamente avuto.

Tra le varie iniziative belle e feconde del vescovo Blandini, non possiamo non ricordare la ricostruzione dell’Accademia tomistica, richiamata a nuova vita nel 1891 e la costruzione del Seminario di Favara, che venne inaugurato nel 1894.

Dal 1898 al 1931, la diocesi di Agrigento conobbe uno degli episcopati più lunghi e proficui con il vescovo Mons. Lagumina.

Lagumina fu vescovo per 33 anni, ed in questo lungo periodo coltivò nel cuore con particolare premura l’amore per il Seminario. Nel marzo 1911, ricorreva il III centenario  della fondazione del Seminario nello Steri dei Chiaramonte. Il vescovo Lagumina nella cornice dei festeggiamenti volle innalzata una bella statua di marmo del S. Cuore, che fu collocata nel giardino palestra.

Certamente l’amore verso il seminario è una delle note più spiccate del suo animo e del suo episcopato, come risulta oltre che dalla sua vita, anche dal testamento, nel quale lasciò suo erede universale proprio il seminario[2].

Durante il lungo episcopato il Seminario ricevette ben tre visite apostoliche effettuate ai Seminari di Sicilia.

Durante la prima guerra mondiale, il Seminario come già accaduto nel 1860 e 1870 fu occupato per i bisogni della guerra. Il nuovo anno seminariale fu aperto nel Seminario di villeggiatura a Favara.

Purtroppo anche il nostro Seminario ebbe delle perdite durante la guerra e otto seminaristi rimasero uccisi, ad onore perenne di questi ed altri rimane una lapide nell’atrio del pozzo.

Nel 1932 venne nominato vescovo di Agrigento Mons. G.B. Peruzzo fino al 1963 anno della sua morte. Anche il vescovo Peruzzo si distinse per l’amore particolare che serbava per il Seminario; nel suo 25° anniversario di Episcopato agrigentino in una sua omelia dice: “il Seminario è il cuore della Diocesi; è la pupilla degli occhi del vescovo, è il santuario sacerdotale”.[3] La sua prima visita dopo gli ammalati in ospedale, fu proprio al Seminario, la sera stessa del suo ingresso.  Rafforzò lo studio chiamando i migliori docenti del tempo, e, in ambito spirituale pose come direttore spirituale il Sac. Filippo Jacolino.

Incoraggiò ogni iniziativa diretta al miglioramento del Seminario, per cui nel 1933 si inaugurarono la Cappella e i corridoi del piano della cappella e del piano del Rettore.

Il seminario nel settembre del 1933 va a Roma in pellegrinaggio per lucrare le indulgenze del XIX centenario della Redenzione; in prima linea nelle solenni assise del Congresso Eucaristico del 1934 ci sono proprio i seminaristi. Il Seminario è sempre presente anche nelle varie cittadine, invitato dai Parroci.

La seconda guerra mondiale incise profondamente nella vita del nostro Seminario.

Mons. Peruzzo in un primo tempo aveva deciso di mettere a disposizione delle autorità militari il seminario di città, pensando di utilizzare per i chierici il seminario estivo di Favara. In seguito, riflettendo ai disagi che potevano subentrare decise di cedere il palazzo come ospedale ed il Seminario estivo come caserma per i militari richiamati.

Il Seminario andò incontro alle tristezze della tessera, ma rimase sempre aperto da ottobre a giugno. Nonostante le difficoltà le ordinazioni sacerdotali continuarono anche in questo tempo di profondo dolore, e anche il numero dei seminaristi non diminuì di molto.

Passati gli anni bui della guerra, il 2 febbraio 1952 viene inaugurato il Seminario minore di Favara, con una intensa ripresa delle vocazioni.

Negli anni 1955-57 fu costruito nella palestra il nuovo palazzo delle scuole; questo è diviso in tre piani, con il pianterreno a portici, che permettono il passaggio dall’una all’altra parte della palestra. Nel nuovo edificio poterono più convenientemente sistemarsi le scuole.

Nel 1958 si pensò di adattare ad aula magna la vecchia biblioteca e trasferire quest’ultima al piano terreno, nei locali sotto la cappella.

Dal 1963 al 1980 fu vescovo di Agrigento Mons. Petralia

Consacrato vescovo il 3 novembre 1963, fece ingresso nella sua Diocesi il 7 dicembre dello stesso anno. Il vescovo Petralia visse appieno il Concilio Vaticano II, e fu promotore ed attuatore delle varie riforme, anche in ambito di riforma della vita nei seminari. Durante il suo episcopato, i fedeli agrigentini vissero momenti drammatici dati dalla frana avvenuta nel 1966, e che cambiò da quell’anno in poi la regolare vita della cattedrale e dei locali del Seminario. Fu egli stesso docente del seminario, e divenuto vescovo amò il Seminario cercando di apportare nel possibile le dovute riforme.[4]

Nel1980 succedette a Petralia il vescovo Bommarito fino al 1988.

Con il vescovo Luigi Bommarito si assiste ad una netta ripresa vocazionale. Egli stesso comincia una pastorale vocazionale ad personam, attraverso le visite alle parrocchie e con gli incontri che egli stesso teneva con i giovani che sentivano la chiamata del Signore.

In tutta la diocesi si ritorna a parlare di Seminario e vocazioni, fino a che nel 1981 con Rettore don G. Veneziano, il seminario ha al suo interno ben 41 teologi.

Nel 1982-83 vuole l’apertura dello studio teologico, cura la formazione dei sacerdoti facendoli studiare a Roma per specializzarsi in morale, diritto e sacra scrittura.

Nel 1987 intitola a San Gregorio agrigentino lo studio teologico del Seminario diocesano”. [5]

Dal 1988 al 2008 diviene vescovo della diocesi agrigentina Mons. Ferraro.

Il vescovo Carmelo Ferraro, ha continuato l’operato di Mons. Bommarito, con particolare e paterna attenzione verso i seminaristi.

La scelta ponderata dei diversi superiori che si avvicendarono negli anni portarono diversi frutti. Mons. Ferraro stesso si recava spesso in Seminario per visitare ed ascoltare i suoi seminaristi, e preferiva che gli ordinati diaconi passassero del tempo con lui, abitando in palazzo vescovile.

Nel giugno 1993 la Congregazione per l’Educazione Cattolica concede l’affiliazione dello Studio Teologico “San Gregorio agrigentino” alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia.

Nel 1999 la CEC concede il rinnovo dell’affiliazione ad quadriennium, e nel 2007 il rinnovo è concesso ad quinquennium.

La struttura dei locali del seminario purtroppo subisce anno dopo anno le intemperie del tempo e dell’instabilità del terreno, a causa degli smottamenti della collina; negli anni ‘90 si è costretti così, alla chiusura ed alla messa in sicurezza di quasi un terzo dell’intero edificio, che a tutt’oggi rimane chiuso ed inagibile.

Nel 2008 succede a Mons. Ferraro il vescovo Francesco Montenegro.

Gli anni che vanno dal 2009 al 2011-12 vedono purtroppo una crisi vocazionale che ridurrà drasticamente il numero dei seminaristi.

Nel frattempo, il 6 agosto 2012 veniva ulteriormente rinnovata l’affiliazione con Palermo ad alterum quinquennium.

Nel 2013-14 si assiste ad una ripresa di risposte vocazionale e grazie anche alle attività di pastorale vocazionale, il numero dei seminaristi adesso è di 34, con 7 ragazzi nell’anno propedeutico per un totale di 41.

Nell’anno 2013-14 il vescovo nomina Rettore don Baldo Reina, nel 2014-15 Padre Spirituale don Stefano Casà e nel 2015-16 vicerettore don Francesco Baldassano, il quale ad oggi ricopre anche il ruolo di animatore dell’anno propedeutico.

Nel 2016-17 il vescovo ha nominato economo del Seminario don Giuseppe Anello.

Notizie sullo studio teologico[6].

Lo studio ha sede presso il Seminario Arcivescovile di Agrigento ed organizza gli studi del I Ciclo che si concludono con il Grado Accademico di Baccellierato in Sacra Teologia.

Il corso di studi prevede:

  • Un anno di propedeutica, organizzato unitamente ai superiori del Seminario, finalizzato all’approfondimento delle lingue classiche, per la parte scolastica, ed al discernimento vocazionale, per la parte relativa al cammino di formazione;
  • Un biennio filosofico;
  • Un triennio teologico con le discipline previste dal documento “Sapientia Christiana”e dalle norme dell’affiliazione alla PontificiaFacoltà Teologica di Sicilia;
  • Un semestre pastorale per i candidati agli Ordini Sacri che vengono iniziati al ministero pastorale.

Moderatore dello studio teologico è l’Arcivescovo S.E.R. Mons. Alessandro Damiano , Prefetto Sac. Prof. Vincenzo Cuffaro, segretario ed amministratore Sac. Prof. Vincenzo Lombino.


[1]Notizie storiche del seminario di Agrigento 1860-1963, Angelo Noto, ed. Seminario 1963 Villalba.

[2]ibidem

[3] Numero Unico per il XXV di Episcopato agrigentino, 1957,pp.20-21.

[4] “Pastore infaticabile e vigilante”, 08.08.2008 webdiocesi, Carmelo Petrone.

[5]Intervista a don Leopoldo Argento, seminarista negli anni 1982-88.

[6]Introduzione Ordo Anni Accademici 2016-17..

Mons. Francesco RamirezMons. Francesco Ramirez

 

 

Studio Teologico

San Gregorio Agrigentino

 

NOTIZIE SULLO STUDIO TEOLOGICO

Mons. Luigi Bommarito, Vescovo di Agrigento, in data 3 dicembre 1987, intitola a San Gregorio Agrigentino lo Studio Teologico del Seminario diocesano.

Con Decreto n. 752/93/4, il 5 giugno 1993 la Congrega­zione per l’Educazione Cattolica concede l’affiliazione dello Studio Teologico “San Gregorio Agrigentino” alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” di Palermo.

Con Decreto 752/93/13 il 19 agosto 1999 la Congregazione per l’Educazione Cattolica concede il rinnovo dell’affiliazione alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia ad quadriennium.

La Congregazione per l’Educazione Cattolica il 06 agosto 2007 concede un ulteriore rinnovo dell’affiliazione alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia ad quinquennium.

Il 6 agosto 2012 veniva ulteriormente rinnovata l’affiliazione alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia ad alterum quinquennium.

Lo Studio ha sede presso il Seminario Arcivescovile di Agrigento ed organizza gli studi del  I Ciclo che si concludono con il Grado accademico del Baccellierato in Sacra Teologia.

Il corso di studi prevede:

  • un anno di Propedeutica (integrazione dei programmi di scuola media superiore per l’immatricolazione al I Ciclo) organizzato unitamente ai superiori del Seminario, finalizzato all’approfondimento delle lingue classiche, per la parte scolastica e al discernimento vocazionale, per la parte relativa al cammino di formazione;
  • un biennio filosofico;
  • un triennio teologico con le discipline previste dal documento “Sapientia christiana” e dalle norme dell’affiliazione alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia;
  • un semestre pastorale per i candidati agli Ordini Sacri che vengono iniziati al ministero pastorale.

DIREZIONE DELLO STUDIO TEOLOGICO

Moderatore

S.E.R.Mons. Alessandro Damiano

Arcivescovo Metropolita di Agrigento

Prefetto degli Studi e Direttore della Biblioteca

Sac. Prof. Vincenzo Cuffaro

Segretario e Amministratore

Sac. Prof. Vincenzo Lombino

Segreteria

Sem. Vittorio Emanuele Romano

Contatti: studioteologicoagrigento@gmail.com