Beni Culturali

L’Arcivescovo Alessandro Inaugurerà e Consacrerà Il Nuovo Complesso Parrocchiale S. Barbara di Licata

EDILIZIA DI CULTO & RIGENERAZIONE URBANA

Il Complesso di Santa Barbara è Realtà

Nato dalla miniera, cresciuto con la comunità:

Dopo nove anni di percorso condiviso, difficoltà legate al Covid e al caro materiali e sfide costruttive, l’Arcidiocesi di Agrigento Ufficio Beni Culturali ed Edilizia di Culto consegna alla Parrocchia Santa Barbara e alla città non solo una chiesa, ma un landmark urbano. Un investimento complessivo di oltre 4,3 milioni di euro ha trasformato uno sterrato di periferia in un centro di aggregazione sociale e spirituale, grazie a un metodo partecipativo che ha reso i fedeli “costruttori” della propria casa.

La storia della Parrocchia Santa Barbara è indissolubilmente legata alla fatica e alla speranza del lavoro. Eretta canonicamente il 2 marzo 1960 in contrada “Passarello”, la missione nacque con uno scopo preciso: assistere le famiglie dei lavoratori della miniera locale. Era un quartiere operaio, segnato dalla vita dura dell’estrazione e da un disperato bisogno di aggregazione.

La chiusura definitiva della miniera, il 28 dicembre 1977, segnò uno spartiacque. Quella che era una “chiesa di miniera” dovette reinventarsi, seguendo l’espansione urbanistica verso le contrade Mollarella, Pisciotto e Torre di Gaffe. Per decenni, la comunità è cresciuta in “strutture provvisorie e locali di fortuna”, spazi angusti incapaci di contenere una popolazione in forte espansione demografica, trasformando però quella precarietà in una tenace speranza di avere, un giorno, una casa adeguata.

L’area scelta per il nuovo intervento, tra Via Portalumi e Via Incandela, si presentava come un “vuoto urbano”: uno sterrato anonimo utilizzato come parcheggio, a ridosso di un tessuto residenziale denso. L’obiettivo del progetto non era solo liturgico, ma di rigenerazione urbana.

Il nuovo complesso è stato concepito per diventare il centro fisico e simbolico dell’espansione ovest di Licata. Non un oggetto isolato, ma un sistema aperto: un’aula liturgica, una casa canonica e locali per il ministero pastorale, uniti da un sagrato che si offre alla città come piazza civica.

Ciò che distingue il progetto di Santa Barbara è il metodo. Abbandonando la rigidità dei bandi tradizionali “top-down”, la Diocesi di Agrigento ha scelto un approccio partecipativo e “bottom-up”. Il Documento Preliminare alla Progettazione (DPP) non è stato redatto nel chiuso di un ufficio tecnico, ma è nato dall’ascolto.

Sono stati coinvolti 12 gruppi parrocchiali attivi (dai catechisti all’Agesci, dalla Caritas al Rinnovamento nello Spirito), oltre a 20 stakeholder istituzionali e associazioni locali. Attraverso focus group e seminari, la comunità ha definito i propri bisogni, sviluppando un senso di appartenenza ancor prima della posa della prima pietra.

Il progetto si inserisce nel quadro dell’attività della Conferenza Episcopale Italiana per la tutela e valorizzazione del patrimonio ecclesiastico attraverso i fondi dell’8xmille. L’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici ed Edilizia di Culto (BCE ed EDC) ha seguito l’intero iter, dalla fase istruttoria alla validazione finale.

A livello locale, l’Ufficio Beni Culturali ed Edilizia di Culto dell’Arcidiocesi di Agrigento ha coordinato tutte le fasi del progetto. Don Giuseppe Pontillo, Direttore dell’Ufficio, ha assicurato il coordinamento con la CEI e l’alta sorveglianza sull’intero processo, dall’accoglimento della pratica (22 ottobre 2015) fino al completamento dei lavori.

L’Arch. Calogero (Lillo) Giglia, Responsabile del Procedimento (RUP) hanno garantito il raccordo tra la committenza diocesana, i progettisti, le imprese e la CEI, supervisionando gli aspetti tecnici, amministrativi e di controllo qualità dell’opera.

Il processo di selezione dei progetti è stato rigoroso. A partire da un bando di cocnorso a inviti rivolto a 15 progettisti, sono state valutate 9 proposte. Dopo una fase di revisione collaborativa con i 3 finalisti, la vittoria è andata al raggruppamento guidato dagli architetti Lipari, Giglia e Conti.

I NUMERI DELL’OPERA E IL SOSTEGNO DELL’8XMILLE

La realizzazione del complesso è stata resa possibile grazie al fondamentale sostegno della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) attraverso i fondi dell’8xmille. Su un quadro economico totale di € 4.338.000, il contributo CEI ha coperto l’86% delle spese.

Fonte di Finanziamento         Percentuale    Importo

Contributo CEI (8xmille)                    86%    € 3.700.000,00

Contributo Diocesi Agrigento 7%      € 250.000,00

Apporto Parrocchia S. Barbara         7%      € 250.000,00

Il percorso costruttivo, durato 9 anni (2016-2025), non è stato privo di ostacoli. Dopo l’inizio dei lavori il 27 maggio 2019 con l’impresa SOLE s.r.l. (contratto da €1.189.483,74 IVA inclusa, con ribasso del 19,02%), il cantiere ha subito un arresto dovuto alla pandemia COVID-19 e alla successiva rescissione del contratto nel dicembre 2020.

I lavori sono ripresi il 14 settembre 2021 con l’impresa Eredi Geraci Salvatore s.r.l. di Michelangelo Geraci (contratto da €2.645.571,66 IVA inclusa), che ha portato l’opera a completamento nel 2025. L’Impresa, con il Responsabile Tecnico di Cantiere Arch. Filippo Mancuso, ha dimostrato non solo professionalità tecnica, ma anche generosità verso la comunità, offrendo interventi extra-capitolato come il completamento della pavimentazione del sagrato, l’installazione dell’impianto di illuminazione esterna e la decantierizzazione completa dell’area.

RICADUTA ECONOMICA: UN VOLANO PER IL TERRITORIO

L’investimento ha generato un indotto economico immediato per Licata. L’analisi dei fornitori evidenzia una forte valorizzazione dell’economia locale: su un totale di 56 fornitori coinvolti, ben 22 sono aziende di Licata (il 39,3%), coprendo settori che vanno dai materiali edili alla ristorazione per le maestranze.

ARCHITETTURA E ARTE

Il risultato architettonico è un edificio dalla pianta organica, caratterizzato da volumi plastici e superfici bianche in intonaco continuo che giocano con la luce solare.

Elemento iconico è la soglia dorata: un grande arco strombato rivestito in oro che funge da “Porta del Cielo”, invitando la comunità a entrare. Accanto, svetta il campanile cilindrico, scavato da aperture geometriche, nuovo punto di riferimento visivo per il quartiere Oltreponte.

All’interno, la spiritualità si fa materia grazie alle opere del maestro Giuseppe Agnello. L’artista ha realizzato i poli liturgici (altare e ambone) come volumi monolitici in pietra chiara, essenziali e rigorosi. Di grande impatto emotivo sono il Crocifisso , dove la figura bianca del Cristo emerge dalla croce lignea, e la scultura della Madonna con Bambino, caratterizzata da una postura raccolta e vesti drappeggiate che dialogano con la luce naturale dell’aula.

Il successo del progetto è stato garantito da una governance strutturata a più livelli. Il percorso partecipativo voluto dal direttore dell’Ufficio Beni culturali ed edilizia di Culto don Giuseppe Pontillo è stato sostenuto dall’arcivescovo il card. Francesco Montenegro. La Commissione di Concorso, presieduta da figure di rilievo ecclesiastico e tecnico (tra cui Mons. Alfonso Tortorici, Don Rino Lauricella esperto liturgico, Don Gerlando Montana Lampo parroco, oltre a professionisti come l’Arch. Giuseppe Di Vita e l’Ing. Maria Concetta Montana Lampo), ha valutato con rigore le proposte progettuali.

La Commissione di Gara, coordinata dal Sac. Nino Gulli (Presidente) con la segreteria dell’Avv. Vincenza Lipari e i componenti tecnici Ing. Gianluigi Di Marco e Ing. Angelo Cuttaia, ha gestito l’affidamento degli appalti con trasparenza.

Un ruolo fondamentale è stato svolto dal Consiglio Pastorale Parrocchiale e dal Consiglio Parrocchiale Affari Economici, insieme al parroco Don Leopoldo Argento, che hanno garantito il coinvolgimento attivo della comunità.

 

Don Giuseppe Pontillo