Ragusa ha accolto il reliquiario del Beato Livatino

(foto da pagina Facebook parrocchia Sacro Cuore di Ragusa)

“Quando moriremo nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili” È ciò che il beato Rosario Livatino, magistrato e martire della giustizia, ucciso in odium fidei ha scritto e ha incarnato nella sua breve vita. Schivo, modesto, molto religioso non amava apparire, ma lavorare per il cambiamento. Il suo esempio di vita, in virtù della sua fede e del suo senso di giustizia è un grande modello di vita.  

Dal 27 al 30 aprile 2022 (vedi il programma) la comunità parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù di Ragusa, ha avuto la grazia di ospitare il reliquario contenente la camicia insanguinata e forata dai colpi dei proiettili che il beato indossava quando fu ucciso. “Sono stati giorni – ci dice il parroco don Marco Diara – intensi e ricchi di riflessioni durante i quali l’intera comunità ha avuto l’occasione di vivere un’esperienza particolare e privilegiata. Un evento storico per la città di Ragusa. La figura di Rosario Livatino ha coinvolto e affascinato.  

 Il reliquario  non è rimasto solo in Chiesa ma è stato portato anche nelle tre scuole del quartiere: il Circolo didattico “Palazzello”, l’Istituto comprensivo “Vann’Anto” e l’Istituto Vico – Umberto I – Gagliardi. Il direttore del Centro per l’Evangelizzazione della Diocesi di Agrigento, don Gero Manganello, custode della reliquia, presentando la figura del giudice, stimolato a riflettere e a fare domande gli alunni dei vari istituti. I ragazzi, che hanno potuto approfondire la conoscenza di uno dei tanti eroi che hanno dato la vita per la giustizia, sono stati colpiti dalla storia di un uomo “normale” che ha servito la giustizia anche attraverso la fede. Un uomo e un magistrato che ha pagato il prezzo del martirio per aver condotto indagini molto approfondite sul sistema mafioso in Sicilia, indagini che poi hanno dato il via ad altre inchieste ancora più rilevanti.  Una “normalità” e quotidianità dell’esercizio del potere giudiziario dove però il beato Livatino è riuscito ad imporsi come testimone credibile di profezia evangelica. “È ora e aria di cambiamento”, “È ora di dare un esempio” ripeteva spesso il giudice Livatino, perché credeva fermamente nel cambiamento nonostante vivesse in una difficile realtà italiana. La Sicilia non era ancora pronta per il cambiamento, ma lui ne percepiva già l’odore e il bisogno. Sin da ragazzo, ha detto don Gero ai ragazzi, Livatino ha creduto nel potere dell’onestà e della giustizia. Il rispetto per l’altro era il suo motto di vita, infatti non è stato un uomo soltanto capace di condannare ma anche e soprattutto di capire. Lui, come tanti altri, ha lottato per non permettere che il male prevalesse sul bene. Anche i giovani del centro giovanile “Carlo Acutis”, – conclude –  in un incontro a loro dedicato, hanno avuto la possibilità di conoscere ed approfondire la figura del giudice. Grazie alle parole di don Gero, si sono trovati di fronte a un personaggio che, con il suo esempio e con la sua testimonianza fino alla morte, ha dimostrato ai giovani di tutti i tempi quanto conta essere credibili nella vita”.  (LdP)