Una giornata destinata a rimanere impressa nella storia religiosa e civile di San Giovanni Gemini. La Chiesa Madre di San Giovanni Battista è stata ufficialmente elevata a Santuario Diocesano di Gesù Nazareno, riconoscendo solennemente una devozione profondamente radicata nella fede e nella tradizione delle comunità di San Giovanni Gemini, Cammarata e dei paesi vicini.
A presiedere la solenne celebrazione è stato l’Arcivescovo di Agrigento, Monsignor Alessandro Damiano. Con lui il parroco Don Gianluca Arcuri, i presbiteri della diocesi, i seminaristi, i ministranti grandi e piccoli. Presenti numerose autorità civili e militari, tra cui il Questore di Agrigento Palumbo e il Presidente del Libero consorzio comunale di Agrigento Pendolino.
Il momento solenne è stato preceduto dal raduno in Piazza Purrello, dove si sono ritrovati sacerdoti, seminaristi, ministranti, autorità e una moltitudine di fedeli. Da qui ha preso avvio la processione verso la Chiesa Madre, aperta dal Comitato dei festeggiamenti di Gesù Nazareno. A turno, i seminaristi hanno portato lungo il percorso la preziosa corona d’oro di Gesù Nazareno, simbolo della devozione e della gratitudine di un’intera comunità, frutto della generosità del popolo e memoria delle grazie attribuite all’intercessione del Nazareno. All’ingresso della Chiesa Madre, in un momento di particolare intensità e partecipazione, è stato l’Arcivescovo Damiano a prendere la corona e a portarla lungo la navata centrale. Giunto davanti all’altare, l’ha consegnata al parroco, Don Gianluca Arcuri, che ha compiuto il gesto dell’incoronazione del simulacro di Gesù Nazareno. L’atto è stato accompagnato dalle grida festanti e dall’emozione degli innumerevoli fedeli presenti, in un clima di profonda commozione e di autentica partecipazione popolare.
Durante la celebrazione è stato letto il Decreto di elevazione dal Cancelliere della Curia, Don Giuseppe Morreale. Il documento, firmato dall’Arcivescovo Alessandro Damiano, si apre con le parole del Vangelo di Giovanni: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,37). Nel decreto viene richiamato il significato centrale della Croce nella vita cristiana e viene sottolineata la particolare devozione che il popolo di Dio ha sempre manifestato verso il mistero della Passione di Cristo. Il decreto ribadisce inoltre la volontà di incrementare l’amore verso il Signore Crocifisso, promuovendo il bene delle anime attraverso l’annuncio della Parola di Dio, le celebrazioni liturgiche e il sacramento della riconciliazione.
Nella sua omelia, Monsignor Damiano ha ricordato come la storia della devozione al Nazareno sia ormai profondamente intrecciata con la storia stessa di San Giovanni Gemini e anche di Cammarata, sottolineando come anche i fedeli dei paesi limitrofi si rechino nei giorni della festa in pellegrinaggio davanti al Nazareno. Richiamando la tradizione popolare del ritrovamento del grande Crocifisso nei pressi di un antico pozzo, l’Arcivescovo ha evidenziato come, nel corso dei secoli, la comunità abbia progressivamente “materializzato” nell’arte, nell’architettura e nelle manifestazioni religiose i segni della propria fede. Il carro trionfale a candelone, le candele, le bandiere, i simboli e il pellegrinaggio scalzo al pozzo di Gesù Nazareno sono tutti elementi che raccontano una fede popolare capace di attraversare le generazioni.
Particolarmente significativa è stata la riflessione sulla piccola fiammella portata dai fedeli durante il pellegrinaggio: una luce che rappresenta la fede, “tremolante a volte”, ma proprio per questo autentica, espressione di ringraziamento e fiducia nel Nazareno Crocifisso. Monsignor Damiano ha quindi ricordato una significativa espressione di Monsignor Petralia, secondo cui, se fosse possibile leggere nel cuore dei sangiovannesi, vi si troverebbe certamente scolpito il nome di Gesù Nazareno. Anche la corona d’oro, protagonista della solenne incoronazione, è stata indicata come frutto della generosità del popolo e come memoria delle grazie e dei favori ricevuti dal Nazareno. Un oggetto prezioso che, nella pietà popolare, diventa segno di un legame profondo tra la comunità e il suo Crocifisso. L’Arcivescovo ha poi sottolineato come la devozione al Nazareno sia presente nelle case, nelle strade, nelle piazze e nelle contrade, attraverso immagini e segni che testimoniano una fede vissuta quotidianamente. Ma l’elevazione a Santuario, ha ricordato Monsignor Damiano, non rappresenta soltanto un riconoscimento o un privilegio. È anche una responsabilità. La devozione, dunque, non può fermarsi ai gesti esteriori, ma è chiamata a trasformarsi in uno stile di vita, in un cammino di santità e nella scelta quotidiana di accogliere la volontà di Cristo e praticarne la legge. Durante la consacrazione sono stati utilizzati un nuovo calice con gli emblemi del Nazareno e una nuova pisside in argento, opere realizzate dal Maestro Benedetto Gelardi convertendo gli argenti appartenuti alla famiglia della Professoressa Irene Catarella, Interlocutore Referente della Pontificia Accademia di Teologia PATH, Presidente dell’Azione Cattolica sangiovannese e membro del Comitato di Gesù Nazareno. La donatrice ha voluto destinare questi preziosi oggetti sacri, atto di fede nei riguardi del Nazareno, alla memoria dei propri nonni esempi di vita e profonda fede facendo diventare l’eredità di famiglia un dono per tutta la comunità: il calice ricorda i nonni paterni Francesco Catarella e Maria Italia Prosatore, mentre la pisside è dedicata ai nonni materni Giuseppe Pellitteri e Maria Lo Bue. Nel corso della celebrazione, la pisside è stata portata all’altare dal Sindaco Dino Zimbardo, il calice dalla Professoressa Irene Catarella e l’ampollina da Illuminato Manetta, membro storico del Comitato.
L’intervento del Vicario foraneo Don Giovanni Gattuso ha posto al centro della sua riflessione il significato della Croce come segno di fede e di salvezza. Per il Vicario foraneo, l’elevazione ufficiale a Santuario rappresenta oggi un ulteriore passo nel coronamento di una lunga “storia d’amore tra Cristo e la sua Chiesa”. Nel concludere, Don Gattuso ha espresso gratitudine all’Arcivescovo, al parroco e a quanti hanno contribuito a rendere possibile questo momento, auspicando che il popolo possa crescere sempre più nella fede. Il sindaco Dino Zimbardo, parlando a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità di San Giovanni Gemini, ha definito l’elevazione della Chiesa Madre a Santuario Diocesano di Gesù Nazareno un evento di straordinario valore religioso e un momento destinato a entrare nella storia del paese. La devozione al Nazareno, ha sottolineato, appartiene infatti alla storia e all’identità della comunità: un legame antico, tramandato di generazione in generazione e ancora oggi vissuto con intensa partecipazione, soprattutto nei giorni della festa. Per Zimbardo, l’elevazione a Santuario corona questo lungo cammino ma, nello stesso tempo, affida alla comunità una nuova responsabilità: fare della Chiesa Madre un luogo sempre più aperto alla preghiera e all’accoglienza dei fedeli e dei pellegrini che arriveranno a San Giovanni Gemini. A chiudere gli interventi con i ringraziamenti è stato il parroco e arciprete di San Giovanni Gemini, don Gianluca Arcuri, il cui impegno ha portato a questo traguardo e che è stato protagonista di un intenso percorso pastorale e organizzativo che ha accompagnato la comunità verso questo storico appuntamento. Il grazie rivolto a Gesù Nazareno, “nostro re e signore”, nel quale, con il quale e per il quale la comunità raccoglie ciò che è, ciò che sente e ciò che vive. Il parroco ha quindi articolato il suo “grazie” in una lunga serie di riconoscimenti, partendo dall’Arcivescovo Damiano e culminando con il Nazareno, Uomo dei dolori e sorridente fonte di speranza. E proprio accanto alla gratitudine, don Arcuri ha espresso il desiderio che nel nuovo Santuario possano crescere sempre più unità, sogni condivisi, itinerari e ideali comuni, affinché questo luogo possa manifestare pienamente la propria vocazione.
A rendere ancora più solenne la celebrazione è stata la presenza di un immenso coro composito. L’animazione liturgica è stata affidata alla Schola Cantorum del Santuario, che ha svolto il ruolo di guida insieme agli altri cori provenienti dalle comunità dell’Unità pastorale San Vito Martire e Santa Maria di Cammarata, dal Coro Nicolas, dal Coro della parrocchia San Nicola di Bari di Cammarata e dalle realtà corali delle parrocchie di Cianciana, Casteltermini, Mussomeli, Villalba e Santo Stefano Quisquina. L’imponente formazione corale è stata diretta dal Maestro Claudio Misuraca, con Giovanna La Greca all’organo, accompagnati da un quartetto di ottoni e percussioni. Alla fine della celebrazione sono stati distribuiti dei libretti con preghiere antiche e moderne a Gesù Nazareno e delle piccole coccarde realizzate in ricordo dell’evento con il volto di Gesù Nazareno.
La giornata si è conclusa con un momento spettacolare sulla scalinata del novello Santuario. Davanti alla Chiesa Madre è andato in scena “Luce di Dio – Luce degli uomini”, un grande spettacolo che ha unito musica, danza, luci e fuochi d’artificio. Lo spettacolo è stato curato dalla Scuola di Danza di Chiara Sciacchitano e dalla Ditta Picone, trasformando la scalinata del Santuario in un palcoscenico a cielo aperto. Una conclusione suggestiva per una giornata nella quale fede, tradizione, musica, arte e partecipazione popolare si sono incontrate attorno alla figura di Gesù Nazareno.





