All’inizio del nuovo anno scolastico 2026-27, l’Arcivescovo Alessandro ha indirizzato un messaggio augurale che pubblichiamo di seguito
A tutta la comunità scolastica:
Dirigenti, Docenti, Personale e cari Studenti,
i miei auguri all’inizio dell’anno scolastico s’innestano, purtroppo, in un contesto in cui assistiamo alla costruzione «di un mondo in stato di belligeranza permanete», come lo definisce Papa Leone XIV nella sua lettera enciclica «Magnifica humanitas. Sulla custodia della persona umana nel tempo delf intelligenza artificiale». Il Santo Padre, fin dalle prime battute nella sua lettera enciclica, ci pone dinanzi a un bivio: o costruiamo la torre di babele contro Dio e contro gli altri o edjichiamo la città dove Dio e l’umanità abitano insieme:f,iove l’altro non è più il nemico, ma l’amico, anzi il fratello! Il Papa ci ricorda che siamo chiamati a costruire «la civiltà dell’amore» (n.210), dove «le persone … proteggono i fragili e aprono varchi di riconciliazione» ( n.211).
Giustamente voi mi chiederete: ma come possiamo noi nel nostro piccolo, nella nostra impotenza, cambiare questo mondo «in stato di belligeranza permanente» (n.210)? Lo possiamo e dobbiamo fare! Il Papa stesso fornisce delle indicazioni.
Leggiamo insieme ciò che ci scrive: «Certo, non tutti hanno lo stesso potere di incidere sulla realtà: c’è chi governa, chi decide investimenti, chi guida istituzioni, chi fa ricerca, chi educa, chi informa, chi produce; e c’è chi sembra avere soltanto la propria vita quotidiana. Eppure, nessuno è senza responsabilità. Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì – non altrove – e chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza ( anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio}, oppure custodire la logica della pace {con verità, sobrietà, prossimità, cura}» (n. 212).
Il Papa prosegue citando il famoso romanzo «Il Signore degli anelli» del cattolico Tolkien:
«non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è
di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo,
sradicando il male dai campi che conosciamo,
al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare» (n. 213).
Quindi anche a noi, a ciascuno di noi, spetta costruire un mondo di pace.
Come concretamente? Attraverso cinque piste che possiamo tutti percorrere. Cinque piste che lo stesso Papa Leone XIV ci indica:
1) disarmare le parole, 2) costruire la pace nella giustizia,
3) assumere lo sguardo delle vittime, 4) coltivare un sano realismo,
5) rilanciare il dialogo e il multilateralismo (nn. 214-227).
Cari docenti e studenti, incominciamo col disarmare le parole, col dirci sempre parole che costruiscano e non demoliscano gli altri, impariamo a vedere i lati positivi delle persone, a saper dialogare sempre, ovunque e comunque; così, passo dopo passo, costruiremo un mondo in stato di pace permanente.
