Arcidiocesi

Mons.Lorefice al clero: i poveri in mobilità ci costringono a fare nostro lo sguardo del Signore”

“I poveri, i poveri in mobilità, ci costringono a riassettare il nostro sguardo”. Lo ha detto questa mattina mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e neo presidente della Commissione Cei per le Migrazioni, intervenendo sul tema “La mobilità umana oggi: una provocazione alle Chiese” durante l’Assemblea del clero diocesano di Agrigento. Per il presule, la giustizia sociale “chiede di guardare alle persone, ai popoli, a partire da chi è più vulnerabile: poveri, migranti, rifugiati, sfollati interni, vittime di violenza, persone che vivono nelle periferie urbane o esistenziali”. “Noi – ha aggiunto mons. Lorefice – dobbiamo avere la consapevolezza che possiamo aiutare le nostre Chiese a ridare un primato al Vangelo di Cristo. Questo è il nostro obiettivo, perché l’occhio del Signore sul povero in mobilità non può che essere l’occhio della sua Chiesa, se vogliamo essere la Chiesa di Dio, se non vogliamo essere un corpo staccato dalla testa. Tra l’altro, nella testa ci sono anche gli occhi, c’è lo sguardo”. La Chiesa – ha detto ancora l’arcivescovo – è la “Chiesa di tutti, ma in particolare è la Chiesa dei poveri. La giustizia nasce e si compie nella fraternità, perché il modo in cui ci accostiamo agli ultimi e ci relazioniamo a loro diventa in concreto la misura del nostro rapporto con Dio e con i fratelli. La giustizia, però, non riguarda soltanto i comportamenti dei singoli, ma anche il modo in cui sono pensate e organizzate le strutture della convivenza”. “C’è una distorsione, una distorsione del mondo, nel contrasto tra umili e potenti, tra poveri e ricchi, tra sazi e affamati.Dobbiamo educarci ad acquisire un punto di vista diverso: guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; interpretare gli avvenimenti con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule e del fuggiasco”, concluso il presidente della Commissione Cei per le Migrazioni aggiungendo che la Sicilia e Lampedusa – che sarà visitata da Papa Leone XIV il prossimo 4 luglio – sono “la zattera della pace che galleggia nel Mediterraneo. Siamo chiamati, per vocazione umano?geografica e per vocazione cristiana, a dare un concreto apporto alla pace del mondo, tra le nazioni, soprattutto in questo tempo in cui viviamo un’ennesima guerra mondiale in atto”. Occorre “acquisire un’attitudine a costruire legami di fraternità, fatti di ascolto, di sguardi sinceri perché se facciamo esperienza dell’incontro autentico con l’altro, il diverso, lo straniero, il migrante, diventa molto più difficile anche solo immaginare la guerra. Sappiate che noi abbiamo una responsabilità, per collocazione geografica e per chiamata cristiana, a essere costruttori di pace, e i poveri in mobilità diventano per noi un rinnovato appello della presenza stessa di Gesù, il Messia, che prende su di sé le sofferenze degli altri”. L’incontro di questa mattina si è aperto con l’introduzione di mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento, che ha sottolineato come la mobilità umana sia oggi una “provocazione alle Chiese, una provocazione forte, un pungolo – se vogliamo – alla nostra coscienza personale ed ecclesiale”.(Raffaele Iaria)

Ascolta qui l’audio dell’intervento di mons. Corrado Lorefice