Giornata della Memoria vittime mafie: al Parco Livatino il ricordo si fa radice e impegno civile

Il 21 di Marzo, in occasione della XXXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il “Parco Livatino“, area dedicata a tutte le vittime innocenti di mafia e luogo del martirio del Giudice Beato è stato teatro di una intensa giornata di memoria viva e condivisa.

Promossa dalla sezione di Agrigento del Coordinamento Nazionale per gli Alberi e il Paesaggio (Co.N.Al.Pa.), che cura e custodisce il Parco Livatino, il momento ha visto la partecipazione delle massime autorità civili e militari del territorio agrigentino, i soci dell’Associazione Co.N.Al.Pa., l’Associazione Nazionale Carabinieri e l’International Police Association (I.P.A.), il Rotary Club Aragona “Colli Sicani” il Lions Club Valle dei Templi Agrigento e non pochi cittadini e cittadine. Mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento ha presieduto la celebrazione Eucaristica, concelebrata da don Gaetano Di Liberto, don Giovanni Mangiapane, don Davide Burgio, don Calogero Putrone e don Salvatore Falsone. Ad animare la celebrazione il coro delle Parrocchie San Vito-Santa Maria di Cammarata, diretto da don Giovanni Gattuso che a conclusione ha eseguito l’inno al Beato Rosario Angelo Livatino, “Sub tutela Dei”.

(ph. Carmelo Petrone)
la relique (ph. Carmelo Petrone

La celebrazione ha avuto come riferimento visivo ed emotivo la reliquia con la camicia insanguinata di Rosario Livatino. Un segno che l’Arcivescovo, con parole severe,  ha spogliato da ogni retorica devozionale per elevarlo a prova di una “fecondità esistenziale” (ascolta qui).  “Non ci capiti di ingannare noi stessi – ha detto – pensando che basti venerare le reliquie dei santi, o riempirle di onori , se non sappiamo dare onore, ciascuno per la sua parte, alla dignità di ogni uomo; urge un impegno comune per liberarsi dalla mentalità e dalla cultura mafiosa, con una cultura di vita promossa nella società, nella scuola, nelle parrocchie, negli oratori e dall’esempio personale di ognuno…”.L’omelia di monsignor Damiano ha tratteggiato un Livatino che non esercitava un potere astratto, ma un culto intelligente, dove la sosta quotidiana in chiesa prima di entrare in tribunale non era un rifugio, ma il motore di una giustizia intesa come atto d’amore verso l’uomo giudicato.  Citando la conferenza del magistrato del 1986 e commentando il brano del vangelo proclamato  ha denunciato l’indifferenza di chi, chiusa la celebrazione, torna semplicemente a casa propria senza aver scalfito la cultura di morte. L’invito è stato quello di”imbracciare le armi della democrazia” e proporre modelli di comportamento alternativi, perché quel sangue e quello delle tante altre vittime delle mafie diventi linfa per un riscatto sociale urgente. Starlight Vattano e Valerio Landri, direttore Caritas Agrigento, hanno scandito i nomi delle vittime di mafia del territorio. Successivamente la memoria si è fatta radice con la piantumazione di tre lecci, alberi scelti per la loro longevità, dedicati a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino con le rispettive scorte e all’agente Natale Mondo. La voce di Dorotea Mondo, figlia dell’agenteucciso nell’88, ha dato carne e ossa al dolore della perdita, Il momento è stato introdotto dalla lettura, a cura di Lia Rocco, del testo “Chiuso per lutto” di Gesualdo Bufalino e da una presentazione della figura di Natale Mondo (ascolta qui)

La moglie e le figlie di Natale Mondo

A chiudere il cerchio, l’intervento del Prefetto, dott. Salvatore Caccamo, (ascolta qui) e i ringraziamento di Alfonso Scanio, presidente della Sez. Conalpa di Agrigento, per la donazione delle diciotto panchine che oggi arredano lo spazio della preghiera del Parco. Un gesto concreto di cittadinanza per un luogo che, da teatro di un crimine brutale, continua a pretendere da chiunque lo visiti una scelta di campo netta e senza fronzoli. La manifestazione si è sciolta sulle note toccanti del violino di Ugo Adamo, che hanno accompagnato la Giornata.

UN DONO CHE ATTRAVERSA IL TEMPO, DON FALZONE: “ANCHE IL PAPÀ DI ROSARIO LIVATINO HA DONATO UNA PANCHINA”

A margine della cerimonia al Parco Livatino, le parole di don Salvatore Falzone hanno toccato le corde più intime dei presenti. Il Cappellano Militare dei Carabinieri, ha svelato un retroscena commovente: una donazione ricevuta anni fa dall’avvocato Vincenzo Livatino, padre del Giudice (morto nel 2010), in occasione della propria ordinazione sacerdotale. Don Salvatore ha scelto di restituire quel dono alla collettività, trasformandolo in una panchina intitolata proprio a papà Vincenzo.
È un gesto che chiude un cerchio d’amore e memoria. Furono infatti proprio i genitori di Rosario, Vincenzo e Rosalia, a volere con fermezza la stele commemorativa sulla ex statale 640, nel luogo del martirio del figlio. Oggi, quella pietra e questa nuova panchina parlano la stessa lingua: quella di una famiglia che ha saputo trasformare un dolore immenso in un presidio m di giustizia e speranza (guarda qui)

Il momento della comunicazione da parte di don salvatore (ph. Carmelo Petrone)Il video della manifestazione