Conclusione Giubileo 2025, Damiano: «Non soffochiamo la Speranza!»

Il 28 dicembre la Chiesa agrigentina, convocata dal suo Pastore, ha vissuto, nella Basilica Cattedrale, un momento di profonda comunione per la chiusura del Giubileo della Speranza 2025. Nella cornice della festa della Santa Famiglia, presbiteri e diaconi, religiosi e religiose, popolo santo di Dio, si sono riuniti, attorno all’Arcivescovo Alessandro per la celebrazione eucaristica,  in un unico abbraccio di fede.

Il Giubileo ad Agrigento era stato aperto il 29 dicembre 2024 (vedi qui), in comunione con la Chiesa Madre di Roma e con tutte le altre Chiese del mondo.

“Oggi – ha detto l’Arcivescovo Alessandro nell’intervento omiletico  – con questa celebrazione chiudiamo l’Anno Giubilare 2025, certo non soffochiamo la Speranza.”; è stato un momento intenso per ringraziare dei frutti spirituali ricevuti e rinnovare l’impegno cristiano nel segno della speranza. “… Sempre – ha proseguito l’Arcivescovo – abbiamo bisogno della speranza che viene a noi dal mistero del Natale di Gesù Cristo.

 

Ne ha bisogno il nostro mondo su cui si allungano le tenebre del male. Ne hanno bisogno i paesi minacciati dalle violenze e dalle guerre, le nazioni della vecchia Europa che sembrano smarrire i loro ideali e in cui domina l’inverno demografico. I milioni di poveri che continuano a morire per la fame, il freddo e le malattie, i cristiani di vari paesi del mondo che soffrono la persecuzione, i carcerati che si aspettano il rispetto della loro dignità umana e il rinserimento nella società, i malati che si aspettano una sanità più efficiente, le famiglie che trovano difficoltà economiche, i giovani in cerca di un futuro migliore, gli immigrati che approdano sulle nostre coste – porta d’Europa – che hanno bisogno di essere accolti e integrati.

E rimanendo a casa nostra – ha detto – basta poco per vedere che è notte inoltrata riguardo a innumerevoli povertà e ferite, vecchie e nuove, che non risparmiano nessuno. Impantanati in una mentalità mafiosa che non molla la presa.”Mons. Damiano ha ricordato come nell’anno trascorso, “per sostenere e orientare il cammino ci siamo dati degli itinerari da compiere personalmente e comunitariamente nel segno della restituzione e della ricomposizione che il Giubileo, nella Sacra Scrittura come nella vita della Chiesa, comporta ed esige. Il cammino giubilare lascia, alla Chiesa agrigentina in eredità cinque itinerari di “restituzione” volti a scuotere la coscienza dei credenti”:

  • Restituire a noi stessi la percezione di essere abitati dallo Spirito Santo, che ci metta nelle condizioni di accogliere e vivere la vita nuova;
  • Restituire a Dio il volto di Padre misericordioso, che soppianti quello più comunemente diffuso di giudice implacabile;
  • Restituire al Vangelo il suo vero contenuto, che riesca a scuoterci e a metterci seriamente in discussione;
  • Restituire a ogni persona la dignità umana, che spesso siamo portati a negare e offendere;
  • Restituire alla comunità cristiana la concretezza di un cristianesimo vissuto, che la preservi dal rischio di un cattolicesimo convenzionale e formale.

“La speranza cristiana – ha ricordato a tutti – impedisce di guardare alla storia in maniera fatalistica, e aiuta a vivere il nostro impegno nel mondo con coraggio e con fiducia. Noi cristiani guardiamo al futuro senza timore, perché le radici della nostra speranza affondano nel cuore stesso di Dio. L’avvenimento dell’Incarnazione del Figlio di Dio è già in moto e nessuno potrà arrestare questo cammino. Dio, che si è inserito personalmente della drammatica situazione dell’umanità attraverso Gesù Cristo, ci rivela l’ampiezza insospettata del destino umano. Il Natale di Gesù è l’annunzio della nascita di un uomo nuovo che conosce l’origine della propria vita e cammina verso l’attuazione del suo destino di bellezza, di verità, di giustizia e di pace che trova in Cristo il suo fondamento. Veramente «Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo» (GS 41).”

In questo processo, la Santa Famiglia – ha detto mons. Damiano –  funge da modello universale; in particolare, San Giuseppe insegna, con la sua “fede del fare” e il suo discernimento, l’arte di accordare la storia umana a quella di Dio, anche nelle situazioni più tragiche che accomunano le “Betlemmi” di ogni tempo.

 

 

 

Infine, tra le consegne, una in particolare ai presbiteri: “Voglio consegnare – ha detto –  la Lettera apostolica di Papa Leone, data l’8 dicembre: “Una fedeltà che genera futuro”, nel 60° dei Decreti Optatam totius e Presbyterorum Ordinis. «Non celebriamo un anniversario di carta! – scrive papa Leone – Entrambi i documenti, infatti, si fondano saldamente sulla comprensione della Chiesa come Popolo di Dio pellegrinante nella storia e costituiscono una pietra miliare della riflessione circa la natura e la missione del ministero pastorale e la preparazione ad esso, conservando nel tempo grande freschezza e attualità. Invito, pertanto, a continuare la lettura di questi testi in seno alle comunità cristiane e il loro studio, in particolare nei Seminari e in tutti gli ambienti di preparazione e formazione al ministero ordinato». Con questo indirizzo – ha concluso –  continuiamo il cammino con fiducia e speranza, impegnandoci, con il discernimento di Giuseppe – custode del Redentore – a guardare la storia dal punto di vista di Dio.”

Il coro diocesano che ha animato la Celebrazione

La celebrazione si è conclusa con il solenne canto del Te Deum, un ringraziamento corale per le grazie ricevute durante l’Anno giubilare appena trascorso.

Nel video l’omelia pronunciata dall’Arcivescovo Alessandro

 

 

Carmelo Petrone (da www.lamicodelpopolo.it)