Piano Pastorale Diocesano 2014-2016

Piano Pastorale Diocesano 2014-2016

PPD 2014-2016 (primo anno)«Coraggio! Alzati, ti chiama!». Sono le parole che i discepoli e la folla, al seguito di Gesù, rivolgono al cieco di Gerico per annunciargli che il Maestro si è accorto di lui e vuole incontrarlo. Parole che riscattano colui che le ascolta, ma, nello stesso tempo, coloro che le dicono: l’uno, privo della luce della verità – e, per questo, rimasto ai bordi della strada – può compiere un’esperienza di risurrezione, uscendo dalla sua solitudine e vincendo la sua paralisi; gli altri, convinti di avere la luce – e, per questo, in cammino col Maestro – possono lasciarsi rigenerare, uscendo dalla loro presunzione e vincendo la loro ipocrisia. Parole che, nell’uno e nell’altro caso, esprimono la gioia del Vangelo: un Vangelo che è incontro e un incontro che cambia la vita.

Queste stesse parole accompagneranno il cammino della Chiesa Agrigentina nel prossimo biennio. Il Piano Pastorale Diocesano 2014-2016, infatti, ruotando attorno alle figure complementari dei due ciechi – di Gerico e di Betsaida – del Vangelo di Marco, intende orientarci verso una conversione pastorale che ci aiuti a continuare il rinnovamento ecclesiale auspicato e avviato con i Piani Pastorali precedenti.

Questo Piano Pastorale nasce all’interno di una presa di coscienza, maturata attraverso il confronto ecclesiale, l’ascolto del magistero pontificio e lo studio degli orientamenti della Conferenza Episcopale Italiana: ci troviamo nel pieno di una svolta epocale che riguarda l’intera esistenza umana e richiede alla comunità cristiana un serio ripensamento della propria identità e del proprio servizio all’uomo e alla storia.

Non si tratta semplicemente di proporre strategie pastorali, quanto di riscoprire la gioia del Vangelo e comunicarla a tutti: a chi non l’ha mai conosciuta o l’ha rifiutata, ma anche a chi pensa di averla accolta e tuttavia non se ne è lasciato raggiungere fino in fondo; non solo nella professione della fede e nella celebrazione dei sacramenti, ma prima ancora nella ricerca sincera, anche se forse inconsapevole, di ogni uomo e ogni donna che vive la precarietà di un’esistenza priva della presenza di Dio.

 

1. LINEE-GUIDA

Le indicazioni della Lettera Pastorale dell’Arcivescovo

A conclusione di un intenso percorso di ascolto comunitario e discernimento ecclesiale, la Lettera Pastorale dell’Arcivescovo ci suggerisce quattro piste pastorali, che si possono così sintetizzare:

1. La città e la strada
Occorre una conversione pastorale che ci porti ad acquisire una maggiore capacità di attraversare e abitare il territorio e le sue periferie. Questi devono diventare i criteri principiali del discernimento ecclesiale e i luoghi privilegiati dell’azione pastorale, per passare dalla prospettiva della Chiesa come via dell’uomo a quella dell’uomo come via della Chiesa. Un cristianesimo distaccato dalle questioni sociali del proprio contesto vitale e lontano dalle tensioni culturali del proprio tempo rischia di perdere il carattere storico dell’incarnazione e il risvolto pratico della fede.

2. L’interesse di Gesù e la superficialità dei suoi
Occorre un discernimento pastorale che ci aiuti a ripensare le priorità dell’agire ecclesiale. Se resta indiscusso il primato dell’ascolto e dell’annuncio della Parola di Dio, non può restare disatteso l’interesse che Gesù stesso manifesta per la persona rimasta al di fuori di questo ascolto e di questo annuncio. Quanto più questo interesse viene a mancare, tanto più cresce in noi una sorta di “miopia” che ci impedisce di focalizzare l’attenzione sulla Parola che ascoltiamo e annunciamo. La prima preoccupazione della comunità cristiana deve essere la prossimità, per recuperare la dimensione personale dell’evangelizzazione. Un cristianesimo di massa non è possibile di fatto, per via delle mutate condizioni socio-culturali, né può esserlo per principio, data la priorità della persona rispetto alla folla.

3. Coraggio! Alzati, ti chiama!
Occorre un impegno pastorale che ci renda testimoni della Pasqua del Signore e operatori di risurrezione nelle situazioni concrete dell’esistenza. L’annuncio del Vangelo non può restare teoria astratta né può collocarsi al di fuori della vita delle persone a cui si rivolge. L’incontro e la relazione, la compassione e la carità devono diventare, pertanto, i luoghi reali e concreti del primo annuncio. Per questo le parole che i discepoli e la folla rivolgono al cieco nell’episodio indicato dal Vescovo come icona evangelica di riferimento di questo Piano Pastorale ne costituiscono il tema portante. Un cristianesimo senza la forza della risurrezione e senza parole che abbiano il «sapore della Pasqua» rischia di restare arido e sterile.

4. Dopo l’esperienza della salvezza, ancora la strada
Occorre una sfida pastorale che ci metta tutti nelle condizioni di diventare evangelizzatori. La gioia di annunciare il Vangelo deve essere la conseguenza logica di un’esistenza che si è lasciata raggiungere dalla forza trasformatrice della Pasqua e non può trattenere per sé il dono che ha ricevuto. L’incontro con il Signore risorto deve trasformarsi nella sequela di un Dio che non si stanca di attraversare le nostre strade per impiantarvi il suo Regno. E questa capacità di sequela deve fecondare il discepolato e animare l’apostolato, che edificano la Chiesa e fecondano la storia. Un cristianesimo che delega soltanto ad alcuni l’impegno della testimonianza rinuncia di fatto alla carica profetica dell’intero popolo di Dio.

Il percorso già tracciato e avviato

Le piste suggerite dalla Lettera Pastorale dell’Arcivescovo ci collocano ulteriormente in continuità con il percorso ecclesiale già tracciato e avviato. Né potrebbe essere diversamente, perché – se è vero che «la Chiesa non si organizza ma si genera» (mons. Del Monte) – non si tratta di inventare ogni volta nuovi programmi e nuove strategie, ma di rimetterci in ascolto e in discussione per proseguire un cammino che lo Spirito Santo conduce attraverso le intuizioni che ispira e i carismi e i ministeri che suscita.

Attraverso questo Piano Pastorale, pertanto, la Chiesa Agrigentina intende continuare a realizzare il profondo rinnovamento ecclesiale auspicato durante l’Anno dell’Ascolto (2008-2009) e già avviato attraverso il quadriennio dedicato ai valori della comunione, missione e formazione (2009-2013) e l’anno-cuscinetto riservato all’acquisizione di uno stile permanente di evangelizzazione attenta alla cura dell’altro e finalizzata a un riscatto integrale dell’uomo e della sua storia (2013-2014).

In particolare, come suggerisce l’Arcivescovo nella Lettera Pastorale, intende programmare il proprio agire pastorale:

  • alla luce dell’Esortazione Apostolica post-sinodale Evangelii Gaudium del Santo Padre Francesco;
  • in sintonia con le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana sulla nuova evangelizzazione nello spirito e nello stile del catecumenato (a partire dal recente documento Incontriamo Gesù, che si inserisce nel contesto tracciato dagli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020 Educare alle vita buona del Vangelo);
  • con la prospettiva di un nuovo umanesimo incentrato su Cristo, secondo il tema del prossimo Convegno Ecclesiale Nazionale che si terrà a Firenze dal 9 al 13 novembre 2015.

Ciò comporta l’assunzione di due acquisizioni, già emerse in questi anni, su cui adesso occorre scommettere e investire a livello ecclesiale e condiviso:

  1. l’ispirazione catecumenale, non come modello da adottare ma come stile da assumere;
  2. una maggiore consapevolezza delle tensioni culturali e sociali in cui si colloca il percorso della Chiesa e quello delle nostre Comunità.

L’ispirazione catecumenale come stile

Assumere lo spirito del catecumenato come stile significa recuperare alcune intuizioni che forse – almeno in parte – abbiamo disatteso.

Lo stile catecumenale ci insegna innanzitutto a distinguere il primo annuncio e la catechesi e, nello stesso tempo, a considerarli nella loro complementarità e circolarità. Non si può pretendere di catechizzare persone che non sono state prima evangelizzate, così come non si può ridurre la catechesi allo studio del mistero cristiano – come dottrina e come sistema morale – senza suscitare e favorire continuamente l’incontro personale con Cristo. Se molte proposte pastorali (“corsi” pre-matrimoniali e pre-battesimali, “preparazioni” dei bambini e dei ragazzi ai sacramenti, incontri con i genitori dei bambini del “catechismo”, ecc.) non riescono a coinvolgere gli interessati e sono vissute come imposizioni indebite, forse è proprio perché tentiamo di dare risposte preconfezionate a domande che non sono state poste o non sono state adeguatamente formulate.

Da questa prima acquisizione deriva anche la consapevolezza che sia il primo annuncio sia la catechesi non possono essere intesi primariamente come preparazione alla celebrazione dei sacramenti (sia per i bambini e gli adolescenti in vista del completamento dell’iniziazione cristiana, sia per gli adulti in vista del matrimonio e del battesimo dei figli), ma come introduzione e accompagnamento nella fede, in cui i sacramenti hanno certamente un posto di rilievo, ma sempre in funzione della vita cristiana e dell’esperienza comunitaria.

Dallo spirito del catecumenato apprendiamo, ancora, la gradualità dell’annuncio e dell’approfondimento della fede, che non si possono restringere a dei tempi stabiliti e più o meno brevi per ottenere un nulla osta alla celebrazione dei sacramenti, ma devono essere scanditi da tappe e consegne e devono a loro volta scandire le varie fasi della vita personale, familiare e comunitaria, in una visione sacramentale dell’esistenza.

Apprendiamo, inoltre e di conseguenza, che la “formazione” cristiana – nel senso dell’assunzione progressiva della forma di Cristo – non può riguardare soltanto l’aspetto intellettuale, ma deve riuscire a coniugare cammino di fede e percorsi di vita, attraverso la partecipazione all’assemblea liturgica, l’esperienza della comunione fraterna, l’esercizio della carità e l’impegno della testimonianza.

Le sfide dell’attuale contesto socio-culturale

Insieme alle intuizioni derivanti dallo spirito del catecumenato, occorre prendere coscienza delle tensioni che animano l’attuale contesto socio-culturale, per evitare i rischi di parlare un linguaggio diverso da quello delle persone a cui ci si rivolge, di non rispondere o non rispondere adeguatamente alle loro esigenze e di proporre itinerari di fede distanti dai loro percorsi di vita.

Come i documenti del Magistero ribadiscono ormai da tempo, è in atto una svolta epocale di enormi dimensioni, che sta cambiando sensibilmente il nostro modo di pensare e di vivere e, conseguentemente, il senso e la direzione dello stesso agire pastorale della Chiesa.

L’epoca contemporanea – denominata post-moderna a motivo della perdita delle certezze che hanno caratterizzato quella precedente – sta dando vita a una società sempre più “complessa” e sempre più disorientata. Il pluralismo etnico, culturale e religioso, se, da un lato, costituisce una grande ricchezza, dall’altro, moltiplica i punti di riferimento e mette in discussione il senso di appartenenza. Di conseguenza, l’identità della cultura occidentale – e, al suo interno, quella cristiana – appare sempre più compromessa e destabilizzata.

Anche tra i cosiddetti “cristiani praticanti” è difficile trovare un’adesione piena alla fede e alle sue esigenze, mentre si moltiplicano le rivendicazioni di autonomia su ciò che bisogna credere e fare per sentirsi cristiani. Tra i battezzati e i non battezzati, inoltre, si va diffondendo una vaga ricerca del sacro, in cui elementi tipicamente cristiani si confondono con elementi di altre esperienze religiose.

L’insieme di tali tensioni sociali e culturali, che in questi ultimi decenni si vanno moltiplicando vertiginosamente, sta mettendo in seria crisi la Cristianità, ossia la forma storica che il Cristianesimo ha assunto nella sua storia bimillenaria. Ma tutto questo, anziché scoraggiarci, deve essere vissuto come un’occasione provvidenziale per passare da una religiosità formale e spesso legata alle consuetudini a una fede più autentica, abbracciata liberamente e consapevolmente.

In particolare, secondo le indicazioni del Magistero ecclesiale, occorre valorizzare la posizione non più centrale ma periferica della Chiesa, che consente una presenza diffusa negli ambiti più ordinari della vita. Occorre altresì passare dal livello delle strutture al piano delle coscienze e ripartire dalle domande di senso che l’attuale contesto socio-culturale genera ma a cui non sa dare risposte adeguate.

2. OBIETTIVI

Sullo sfondo di queste linee-guida è possibile delineare l’obiettivo generale e gli obiettivi specifici del Piano Pastorale Diocesano per il biennio 2014-2016.

Obiettivo generale

L’obiettivo generale consiste in una nuova tappa evangelizzatrice che – rivolgendosi a ogni uomo (sia battezzato praticante, sia battezzato non praticante, sia non battezzato) e valorizzando la domanda di senso generata dall’attuale contesto sociale e culturale – favorisca l’incontro con Cristo, susciti la conversione e predisponga l’inserimento sempre più pieno nella comunità ecclesiale.

Questo obiettivo corrisponde idealmente alle finalità del “primo annuncio” dell’itinerario catecumenale e, pertanto, si può definire “a breve termine” (per il primo biennio, appunto, di un percorso più ampio e graduale) e si deve collocare all’interno di un obiettivo “a lungo termine” (la cui durata si dovrà definire sulla base di apposite verifiche intermedie).

L’obiettivo generale “a lungo termine”, in cui quello “a breve termine” si inserisce, consiste nella maturazione della logica dell’essere Chiesa per il Regno, superando una pastorale di autoconservazione e assumendo una pastorale decisamente missionaria, con una maggiore attenzione al territorio e al mondo per scoprirvi i segni della presenza di Dio ed evangelizzarli.

Obiettivi specifici

Per il perseguimento dell’obiettivo generale “a breve termine” si propongono cinque obiettivi specifici:

  1. Attraverso un Progetto Formativo Unitario che proponga percorsi di primo annuncio e accompagnamento negli ambiti ordinari della pastorale parrocchiale, si opera progressivamente una conversione pastorale in chiave kerygmatica e missionaria.
  2. Attraverso la lettura del territorio le comunità parrocchiali acquisiscono gli strumenti necessari per una conoscenza sempre più completa e oggettiva del tessuto sociale, culturale, economico e religioso nel quale vivono e operano, al fine di individuare le esigenze reali delle comunità e predisporre interventi specifici di azione pastorale.
  3. Attraverso la Visita Pastorale dell’Arcivescovo le comunità cittadine focalizzano l’attenzione sugli aspetti postivi e le criticità rilevati mediante la lettura del territorio e avviano, con il discernimento del Pastore, un cammino di evangelizzazione attento ai bisogni concreti delle singole comunità.
  4. Attraverso lo studio del rapporto tra la comunità ecclesiale e il territorio, congiuntamente con il lavoro dell’apposita commissione del Consiglio Presbiterale, si elabora un direttorio che contenga elementi teologico-pastorali e proposte operative per guidare la costituzione di nuove unità pastorali e ripensare quelle già costituite.
  5. Attraverso la scelta e l’avvio di una nuova cooperazione missionaria con un’altra diocesi, a seguito del discernimento iniziato negli anni scorsi, si approfondisce la dimensione della missione ad gentes già maturata con l’esperienza di Ismani in Tanzania.

3. STRUMENTI

La realizzazione dei cinque obiettivi specifici richiede altrettanti strumenti, già indicati nella definizione di ciascun obiettivo.

  1. Il Progetto Formativo Unitario si configura come scuola di vita evangelica per aiutare le comunità ad assumere la forma di Cristo e intende riprendere e rilanciare l’esperienza delle “Scuole di formazione cristiana” degli scorsi anni. Attraverso dieci moduli distribuiti nell’arco del biennio (cinque moduli all’anno) si cercherà non solo di approfondire la conoscenza dei contenuti della fede, ma soprattutto di rinnovare le motivazioni dell’impegno pastorale, individuare le forme e i modi più adatti per l’annuncio del Vangelo e rendere tutti soggetti di evangelizzazione. Il Progetto Formativo Unitario, inoltre, costituirà la base comune della formazione specifica dei vari operatori pastorali, nonché lo sfondo unitario su cui anche gli altri strumenti si inseriscono. Data l’importanza e la trasversalità di questo strumento, a esso sarà riservata una trattazione specifica in un apposito punto.
  2. La Lettura del territorio, proposta genericamente a partire dall’Anno dell’Ascolto (2008-2009) e avviata espressamente durante il biennio della Missione (2011-2013), si configura come un tentativo di conoscenza critica e obiettiva del contesto specifico di ogni comunità, per rispondere adeguatamente alle diversificate necessità effettivamente presenti. Nel corso dell’anno 2013-2014 un’Equipe Diocesana appositamente costituita ha avviato i contatti con i referenti locali e ha acquisito le informazioni sul lavoro compiuto, al fine di sostenere le comunità nel completamento, nella prosecuzione o nell’avvio dell’indagine. In questo biennio l’Equipe proporrà un percorso differenziato per le comunità che hanno già effettuato tutti i passaggi indicati, per quelle che li stanno completando, per quelle che hanno cominciato e poi hanno interrotto e per quelle che non hanno ancora cominciato. L’obiettivo è di fornire a tutte le comunità gli strumenti adeguati per l’indagine dei contesti e l’elaborazione del profilo di comunità.
  3. La Visita Pastorale è lo strumento di cui il Vescovo si avvale per incontrare le singole comunità, verificare il cammino da esse compiuto, soprattutto nella linea del Piano Pastorale Diocesano, e delineare nuove prospettive specifiche di azione. Oltre a essere prevista dal Diritto Canonico, rientra nella consuetudine della Chiesa e manifesta la vicinanza del Pastore alle comunità che vivono nel territorio della sua Diocesi. Legata – nelle intenzioni più volte manifestate dell’Arcivescovo – alla Lettura del territorio come punto di partenza per la rilevazione degli obiettivi raggiunti e di quelli mancati, delle potenzialità e delle criticità, costituirà un momento forte di incontro e discernimento per il rilancio della vita comunitaria e dell’impegno apostolico.
  4. Lo Studio del rapporto tra la comunità ecclesiale e il territorio riprende la questione, già sollevata negli anni scorsi, della distribuzione delle parrocchie nel territorio a fronte della diminuzione del clero, dell’innalzamento dell’età media dei sacerdoti e delle rinnovate condizioni socio-culturali dei paesi della Diocesi. Lo studio, già avviato dalla commissione “Chiesa e territorio” del Consiglio Presbiterale con il coinvolgimento dei Consigli Pastorali parrocchiali e cittadini, si propone di elaborare una nuova mappa pastorale del territorio diocesano che consenta un’azione evangelizzatrice meglio organizzata nella varietà dei carismi e ministeri. Congiuntamente a questo lavoro, in collaborazione con le unità pastorali già costituite o in fase di costituzione, si curerà l’elaborazione di un apposito direttorio diocesano da mettere a disposizione dei Parroci e dei Consigli Pastorali.
  5. La Cooperazione missionaria con un’altra diocesi continua l’impegno della missione ad gentes che la Chiesa Agrigentina porta avanti ormai da diversi decenni con l’esperienza della missione africana di Ismani. Nel corso di questo biennio, sulla base dei dati raccolti e del discernimento avviato, si procederà alla scelta della Diocesi con cui avviare il rapporto, alla definizione dei criteri e delle modalità della cooperazione, alla predisposizione e all’inizio dell’esperienza missionaria.

4. PROGETTO FORMATIVO UNITARIO (PFU)

L’icona evangelica di riferimento e il PFU

L’icona evangelica della “Guarigione del cieco di Gerico” offre degli spunti interessanti per l’articolazione del Progetto Formativo Unitario, in quanto definisce le tappe di un possibile itinerario di trasmissione e risveglio della fede. Dalla lettura dell’icona emergono cinque passaggi, a cui corrispondono altrettante tappe:

  1. Sedeva lungo la strada a mendicare ➝ la definizione della situazione iniziale, spesso di paralisi e incertezza, da assumere come punto di partenza e in cui individuare le condizioni dell’itinerario.
  2. Sentendo che era Gesù Nazareno… ➝ il primo annuncio, che precede l’itinerario vero e proprio e ne costituisce la condizione primaria.
  3. Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! ➝ l’incontro e il dialogo con Cristo, attraverso la mediazione ecclesiale che si deve sensibilizzare al grido di aiuto dell’uomo, al fine di provocare la conversione e l’adesione alla fede.
  4. Subito vide di nuovo ➝ la conoscenza del mistero cristiano, intesa come cammino di illuminazione.
  5. Lo seguiva lungo la strada ➝ la sequela, espressione del discepolato, che si attua nella vita nuova nello Spirito e diventa testimonianza per gli altri.

Lo schema del PFU per il primo anno del biennio

Durante il primo anno (2014-2015) l’attenzione del Progetto Formativo Unitario si concentra sui primi due passaggi, riservando quelli successivi al secondo anno (2015-2016) e a tempi e fasi ulteriori, da determinare sulla base dei risultati raggiunti alla fine del biennio.

Lo schema del Progetto per il primo anno prevede cinque Moduli, così articolati:

Modulo 1: Avvento/Natale 2014-2015
TRASFORMARE LA CRISI IN ATTESA
La domanda di senso dell’uomo nell’attuale contesto socio-culturale
e i limiti e le sfide dell’azione pastorale di fronte a tale domanda

Modulo 2: Quaresima 2015
ORIENTARE LA RICERCA ALL’INCONTRO
Le sfide della nuova evangelizzazione per un nuovo primo annuncio
nel territorio e negli ambiti ordinari della pastorale parrocchiale

Modulo 3: Pasqua 2015
RIEMPIRE I VUOTI DI NUOVA PRESENZA
I luoghi della presenza di Cristo e i tempi della testimonianza cristiana
nei nuovi spazi della stagione post-moderna

Modulo 4: Estate 2015
VALORIZZARE IL TEMPO LIBERO
La progettazione della pastorale “estiva”

Modulo 5: Autunno 2015
RILANCIARE IL CAMMINO
La ripresa della pastorale “ordinaria”

L’articolazione dei Moduli

Il Dipartimento Pastorale curerà la preparazione di cinque sussidi – uno per ciascun Modulo – che saranno presentati e consegnati ai Parroci e agli Operatori Pastorali in appositi incontri di formazione a livello foraniale, già previsti nel Calendario liturgico-pastorale diocesano nei mesi di ottobre, gennaio, marzo, maggio e settembre.

Le comunità – a livello parrocchiale, unitario e/o cittadino – articoleranno la proposta formativa coniugando le esigenze e consuetudini locali con le indicazioni contenute nei sussidi.

I Moduli dei tempi “forti” saranno articolati in quattro sezioni:

Prima Sezione
PROPOSTA FORMATIVA
Traccia per la formazione, proposta di laboratorio,
suggerimenti bibliografici per l’approfondimento

Seconda Sezione
SPUNTI PER LA PREDICAZIONE DOMENICALE E FESTIVA
Suggerimenti per la predicazione sulla base della traccia per la formazione,
in modo che la proposta formativa raggiunga l’assemblea liturgica

Terza Sezione
SCHEMI DI LECTIO DIVINA
Suggerimenti di Lectio Divina su tematiche tratte dalla traccia per la formazione,
in modo che la proposta formativa trovi applicazione nella vita spirituale

Quarta Sezione
STRUMENTI LITURGICO-PASTORALI
Proposta di momenti celebrativi e di annuncio missionario,
incentrati sulla tematica della proposta formativa

I Moduli dell’estate e dell’autunno saranno meno impegnativi e forniranno soprattutto suggerimenti pratici e proposte operative.

I sussidi saranno consegnati in versione cartacea ai Parroci e alle Parrocchie in triplice copia. La versione digitale, in formato pdf, sarà pubblicata sul sito web dell’Arcidiocesi, nella pagina CURIA ARCIVESCOVILE > DIPARTIMENTO PASTORALE > COORDINAMENTO > PROGETTO FORMATIVO UNITARIO.