Il reliquiario del Beato Livatino al Carcere. Una visita per chi è “dentro”, con messaggio per chi “sta fuori”

Il reliquiario del Beato Rosario Angelo Livatino, con la camicia intrisa di sangue, indossata il giorno dell’assassinio, è stata accolto ieri sera, mercoledì 13 ottobre in piazza Carmine a Favara dove, nell’omonima chiesa, l’Arcivescovo, mons. Alessandro Damiano, ha presieduto la S. Messa concelebrata dai presbiteri della città; al termine la reliquia è rimasta esposta in chiesa per la preghiera e le visite personali. (vedi programma della visita a Favara)

Particolarmente attesa, invece, la sosta di questa mattina, giovedì 14 ottobre, alla “Casa Circondariale PP Sovr. Pasquale Di Lorenzo” (il sovrintendente di Polizia Penitenziaria ucciso dalla mafia il 13 ottobre del 1992), dove la reliquia è stata accolta dai dirigenti del carcere, il comandante dott. Giuseppe Lo Faro, dagli agenti di Polizia Penitenziaria; presenti al momento anche il cappellano pro tempore,  frate Agatino Sicilia, i presbiteri della città e la fraternità dei Frati Francescani di Favara, che hanno concelebrato una S. Messa con i detenuti, presieduta da fra Agatino.
Durante la Santa Messa anche un momento particolare per tre detenuti: per la prima volta si sono comunicati all’Eucarestia.
Presente al momento anche il magistrato Walter Carlisi con dei giovani tirocinanti dell’ufficio sorveglianza di Agrigento.
Durante la visita si è tenuto, inoltre, un momento con i professori della scuola Alberghiera e gli educatori della Casa circondariale e una tappa alla sezione femminile del Carcere con dei momenti di riflessione e preghiera.
Il filo conduttore della visita – ci dice fra’ Giuseppe Di Fatta – è stato il brano del Vangelo “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi.” In questo luogo – prosegue – abbiamo sperimentato la grazia della presenza del Signore nelle sorelle e nei fratelli detenuti.”

La sosta assume,  dicevamo, un rilievo particolare per l’attenzione che il Giudice Livatino riservava ai detenuti, sapeva essere giusto nel condannare, ma attentissimo a non confondere la persona con il reato, schierandosi sempre dalla parte della persona. Un magistrato di grande umanità. Rispettava gli imputati, anche coloro che avevano commesso gravi delitti. Per il magistrato Livatino erano sempre persone. Si racconta che in un caldissimo Ferragosto andò personalmente a portare in carcere il mandato di scarcerazione per un detenuto. E a chi gli chiese la ragione della sua presenza in carcere rispose: «All’interno del carcere c’è una persona che non deve restare neanche un minuto in più. La libertà dell’individuo deve prevalere su ogni cosa».
Mi piace pensare alla visita della reliquia di Rosario Livatino ai detenuti del Carcere Petrusa non solo come un gesto di attenzione nei loro confronti. Quella teca che percorre i corridoi con le porte blindate è lì per ricordare a chi sta “fuori”, che dietro quelle porte ci sono persone che stanno pagando per quanto hanno fatto, private della libertà personale. Ma anche che, come prevede l’art. 27 della Costituzione, la pena è finalizzata alla “rieducazione” del condannato.
La reliquia che entra “dentro” il Carcere, ci ricordala, inoltre, la prospettiva dei detenuti: un “fuori” che ci auguriamo, e per il quale dovremmo sempre impegnarci, diverso.

  • Il direttore del Carcere dott. Renato Persico ha cosi commentato la visita del Reliquiario:

“La manifestazione che si è tenuta nella casa circondariale di Agrigento  riveste una enorme importanza  dal punto di  vista simbolico  perché i promotori dell’iniziativa hanno voluto fortemente riaffermare  in tal modo che anche questo Istituto penitenziario è parte integrante del territorio agrigentino e pertanto anche qui si doveva tenere una manifestazione che ricordasse il beato Livatino. Ma l’importanza dell’iniziativa è duplice  perché vuole portare i detenuti a riflettere sulla tragica fine del giudice Livatino che da una parte li investe  direttamente chiamandoli a riflettere sulla atrocità del sistema mafioso ma in qualche modo coinvolgendoli in quanto uomini a prendere le distanze da queste modalità. Ma la manifestazione – conclude –  ha coinvolto il persoanle della casa circondariale, quale presidio di legalità del territorio, e principalmente della Polizia Penitenziaria che si è sempre contraddistinta per l’alta professionalità e senso del dovere”.