Visita Pastorale a Sant’Angelo Muxaro: il paese fatto accoglienza

Visita Pastorale a Sant’Angelo Muxaro: il paese fatto accoglienza

Lungo la riva del fiume Platani, sulla collina Sant’Angelo a 335 metri sul livello del mare, si erge il piccolo paese di Sant’Angelo Muxaro. Della splendente e ricca Kamikos, capitale del regno dei Sicani oggi resta ben poco. Restano le grotte, testimonianza della vita in epoca pre-protostorica; resta la patera, la coppa d’oro conservata al British Museum; restano i reperti conservati all’interno del MuSAM, il Museo Archeologico di Sant’Angelo Muxaro. Resta la speranza che il patrimonio paesaggistico, archeologico e naturalistico possa permettere ai tanti giovani emigrati di fare ritorno nella loro terra e permettere così, al paese di avere un futuro.

Sabato 27 maggio per la Visita Pastorale hanno presentato all’arcivescovo Francesco giunto a Sant’Angelo Muxaro, le loro preoccupazioni, senza alcun segno di scoraggiamento, ma con la speranza di un futuro migliore, il parroco don Giuseppe Pace, il sindaco Lorenzo Alfano e la coordinatrice del consiglio pastorale Cettina Nicastro.

Ad accogliere l’arcivescovo dinanzi la chiesa Madre i bambini, il futuro di Sant’Angelo. «Abbiamo atteso la visita del pastore quasi come l’attesa nell’Avvento! Un’attesa gioiosa, carica di speranza che ha fatto convergere tutte le forze della parrocchia». Don Giuseppe Pace, parroco della Chiesa Madre di Sant’Angelo Muxaro non riesce a trattenere l’emozione mentre accoglie l’arcivescovo Francesco. «Riteniamo questo incontro – a proseguito don Giuseppe – un momento di grazia, sicuramente un momento di discernimento per capire cosa lo Spirito ci chiede e ci suggerisce. Quello che ci connota come popolazione è l’aspetto di famiglia; caratteristica che ci fa apprezzare molto dai turisti, per la nostra ricchezza di umanità e generosità. Il popolo di Sant’Angelo è un popolo buono e generoso». E poi andando più nello specifico del cammino come comunità parrocchiale: «In questi anni abbiamo elaborato una pastorale itinerante per permettere la partecipazione anche di coloro che non si accosterebbero alla parrocchia, perché ammalati, impossibilitati fisicamente… Questo ha reso evidente che la parrocchia non si indentifica con la struttura ma con le persone che abitano il territorio. Dalla sua presenza qui – ha concluso don Giuseppe Pace rivolgendosi all’arcivescovo Francesco – ci aspettiamo il conforto della fede comune e che dalle nostre labbra possa uscire il messaggio cristiano».

Dopo don Giuseppe Pace è stato il sindaco, Lorenzo Alfano a dare il benvenuto all’arcivescovo a nome di tutta la cittadinanza: «Le porgo il più cordiale e caloroso saluto di benvenuto, riconoscente – ha detto il sindaco – per aver voluto onorare il nostro paese della sua visita pastorale, in un clima di ascolto e di espansione spirituale come di un fratello che va a trovare gli altri fratelli o di un padre verso i propri figli». «Sant’Angelo – ha proseguito Alfano – è un piccolo e povero paese, ma è una comunità di antichissime tradizioni, aperta all’accoglienza e alla solidarietà. Le origini di questi sentimenti si perdono nella notte dei tempi. Si racconta infatti della leggenda, suffragata da diverse fonti storiche, di uno dei primi casi conosciuti di richiesta di asilo, che vede protagonista un antico personaggio mitologico, Dedalo, che per sfuggire alle ire del re Minosse, lasciò Creta e venne accolto e protetto come ospite nella fortezza di Kamikos, identificata oggi con il nostro paese. Passano i secoli e in tempi relativamente recenti, nel sedicesimo secolo, una comunità di albanesi, per sottrarsi al dominio politico e religioso dell’impero Ottomano che avanzava nel cuore dell’Europa, fugge in Italia e si distribuisce in alcuni paesi del sud, tra cui il nostro, dove la comunità fu accolta ed integrata così pienamente che ad oggi le iniziali differenze sono solo un ricordo. Come testimonianza della colonia albanese rimane la scultura della Madonna Orante dell’Itria. Anche oggi il nostro paese – ha proseguito il sindaco – accoglie una comunità di rifugiati, che privati del diritto della vita e della dignità di uomini, a causa delle guerre civili e di religione in atto nei loro paesi, hanno affrontato le insidie del mare e degli uomini per raggiungere un mondo di pace, aspirando ad una vita qualitativamente migliore. Tutto ciò richiama l’attenzione su una terra, la nostra, che è punto di contraddizione tra chi è costretto ad abbandonarla (pur amandola) per trasferirsi al nord e chi è invece contento di arrivare considerandola un mondo migliore. Si tratta di un relativismo che dovrebbe essere oggetto di un’attenta riflessione da parte di tutti noi. Sant’Angelo si trova ad affrontare, come la maggior parte dei paesi del sud Italia, una difficile crisi occupazionale. Il nostro – ha proseguito Alfano – è sempre stato un paese essenzialmente agricolo, con un’agricoltura povera per la mancanza di terre particolarmente fertili. Tuttavia ha un patrimonio paesaggistico, archeologico e naturalistico tra i più belli della zona capace di attirare numerosi visitatori. Ma il cattivo stato delle nostre vie di comunicazione interne, la lontananza dalle principali arterie e dalle infrastrutture rendono difficoltoso lo sviluppo di un’economia basata sul turismo. Pertanto la conseguente mancanza di un dignitoso lavoro fa registrare un pesante spopolamento del paese. Assistiamo ad una emigrazione, diversa da quella che caratterizzò il nostro paese negli anni 50, dove solo gli uomini emigravano lasciando le donne e figli nelle loro case, perché il loro obiettivo era quello di ritornare nel proprio luogo natio. Oggi invece ad andare via sono i giovani qualificati, in cerca di prospettive dignitose per il loro futuro e quello dei propri figli, andando verso luoghi che offrono migliori opportunità di lavoro e garanzie. I nostri paesi sono ormai abitati per la maggior parte da persone anziane. In alcuni casi si tratta di persone, che con i propri risparmi e le proprie pensioni sono, per i familiari rimasti ad accudirli, l’unica fonte di reddito. Come amministratori ci troviamo soli, abbandonati dalla grande politica in una situazione di grande disagio, di impotenza, d’incertezza e di difficoltà, compatibile con le contingenti situazioni del Meridione, in una forma di immobilismo che ci impedisce di reagire ed emergere. Assolviamo al nostro mandato con spirito di servizio, nessuna indennità viene da noi tutti percepita, e gran parte di tutto quello che si è fatto per cercare di migliorare e dare una svolta alla situazione del nostro paese, è merito delle persone che spontaneamente hanno collaborato con l’amministrazione, con la parrocchia ed anche da soli per fare o completare opere, attività e servizi che sembravano difficili da conseguire. La visita di Sua Eminenza – ha concluso il sindaco – sarà sicuramente, nei prossimi giorni, l’occasione di un confronto con le varie componenti della nostra comunità per affrontare in maniera più intima ed interessante le varie problematiche che caratterizzano la realtà ed i tempi di oggi».

Al termine della Celebrazione dei Vespri nell’oratorio parrocchiale i bambini hanno accolto l’arcivescovo Francesco con un piccolo spettacolo di benvenuto a cui ha fatto seguito un rinfresco.

La Visita Pastorale è proseguita lunedì 29 maggio con i due momenti assembleari e gli incontri con le varie espressioni della vita comunitaria per concludersi mercoledì 31 maggio con la Celebrazione Eucaristica.

Pur essendo uno dei più piccoli comuni dell’Arcidiocesi, segnato in maniera particolare dalla crisi ad ampio raggio che in questi anni sta coinvolgendo l’intera provincia, Sant’Angelo Muxaro ha dato prova di una ricca vitalità e ha riservato al Vescovo un’accoglienza molto calorosa. Le modeste dimensioni permettono un approccio conoscitivo e relazionale immediato: poco più di 1.300 abitanti, 576 famiglie, di cui 181 mononucleari; moltissimi anziani, accuditi in casa dagli stessi familiari o da badanti locali messi in rete attraverso un progetto del Comune; pochissimi giovani rimasti, a fronte dei tanti costretti a lasciare il paese per motivi di studio e di lavoro; numeri esigui nelle fasce di età scolare, tanto da mettere in discussione la formazione delle classi già a partire dal prossimo anno.

L’intesa tra la Parrocchia e le altre Istituzioni che operano nel territorio è molto forte e cordiale; la vita della comunità ecclesiale ben articolata al suo interno e molto propositiva ed efficace nei rapporti con l’intera popolazione. Questa specifica fisionomia permette un’azione pastorale capillare e incisiva. La lettura del territorio è stata effettuata fin da quando è stata proposta, attraverso una missione che ha raggiunto tutte le famiglie, e viene costantemente aggiornata. Il contatto con le famiglie è una costante dell’opera missionaria, che impegna la parrocchia attraverso una catechesi itinerante finalizzata a raggiungere l’intero territorio nei vari momenti dell’anno. L’animazione liturgica e l’opera di evangelizzazione e catechesi sono sostenute da una formazione regolare e contribuiscono ad alimentare significativamente la vita comunitaria. Fiorente è l’esercizio della carità, sia a livello di assistenza nei confronti delle famiglie bisognose sia a livello di prossimità alle varie fragilità, nonostante si ravvisi la mancanza della Caritas come organismo che sollecita e coordina l’azione caritativa dell’intera comunità. Esemplare è, in particolare, il modo di vivere l’apertura agli immigrati: a partire dal 2013, attraverso un’azione congiunta dell’Amministrazione comunale e della comunità ecclesiale, condivisa dall’intera popolazione residente, si è deciso di accogliere interi nuclei familiari. Ne è venuto fuori un progetto di accoglienza e integrazione che favorisce sia l’inserimento dei bambini a scuola e nella altre realtà locali sia una relativa autonomia delle famiglie – una ventina in tutto – dal punto di vista economico e lavorativo. Contrariamente a quanto spesso avviene in realtà analoghe dell’agrigentino, si registra una nutrita presenza di giovani impegnati assiduamente in parrocchia, non solo nei momenti di catechesi e di fraternità, ma anche in iniziative teatrali, laboratoriali e sportive, nonché nell’animazione delle feste della comunità.

Accanto alle note positive non mancano, ovviamente, le criticità. Tra queste si segnala, innanzitutto e come sempre, la mancanza di lavoro e di prospettive, dovuta sia a politiche nazionali e regionali poco attente alle piccole realtà come questa sia alle infrastrutture carenti che non consentono investimenti di alcun genere. Il disagio si avverte anche nei problemi legati alla sopravvivenza dell’istituzione scolastica, che è stato uno degli argomenti più pressanti nel confronto con le Istituzioni. Ma anche l’assistenza sociale, rispetto al recente passato, risente di scelte politiche che – soprattutto per via della formazione dei distretti – hanno ridotto notevolmente le sovvenzioni per l’attivazione e la gestione dei servizi. Dal bilancio complessivo dei punti di forza e dei lati deboli, emerge il volto di una comunità non tanto ricca ma molto dignitosa, con una solida coscienza civica e una marcata identità ecclesiale, forte nel senso di appartenenza e disponibile all’accoglienza, capace di integrare e armonizzare le molteplici risorse umane e culturali di cui dispone.

La Visita Pastorale, nella sua intera articolazione e attraverso il confronto dei vari punti di vista, ha costituito un’occasione preziosa per prendere maggiore consapevolezza di tutto questo e per rimotivare e rilanciare l’impegno comune.