Suore “ponte” tra i migranti e la gente

Suore “ponte” tra i migranti e la gente

Essere ponte tra i migranti che sbarcano in Sicilia e le popolazioni del territorio, per costruire una reale integrazione. È questo l’intento delle due nuove comunità costituite da una decina di religiose indiane, eritree, keniane, congolesi, etiopiche, argentine, italiane di diverse congregazioni religiose, che si metteranno a disposizione delle diocesi di Agrigento e Caltagirone, al servizio dei migranti. Per la prima volta si realizza in Italia un progetto “intercongregazionale” che coinvolge cioè religiose appartenenti a diverse congregazioni religiose.

È una delle tante, originali risposte, all’appello di Papa Francesco ad aprire le porte a profughi e migranti. La caratteristica dell’iniziativa – promossa dalla Unione internazionale Superiore generali (Uisg)- sarà quella della mobilità e flessibilità, a seconda dei bisogni. Tra le varie ipotesi allo studio, c’è la possibilità di prendere un camper o un pulmino, per muoversi con più facilità.

Per incontrare i migranti sulla strada. “Vogliamo essere per strada e sulla strada dice suor Elisabetta Flick, delle Ausiliatrici del Purgatorio, responsabile del progetto migranti della Uisg. Sarà il gruppo a decidere quale sarà la forma migliore per portare avanti il lavoro”.

Intanto martedì 15 dicembre sono arrivate ad Agrigento le suore che faranno parte del progetto: sr. Ema Benavidez (Piccole Suore della Carità di don Orionine) dall’Argentina, sr. Lula Michael (Figlie di Sant’Anna) dall’Eritrea, sr. Maria Gazcol (Società del Sacro Cuore) dalla Polonia, sr. Veera Bara-Verra (Suore della Misericordia della Santa Croce) dall’India, sr. Vichy Munyerenkana (Suore Missionarie di Nostra Signora d’Africa).

Le suore hanno già completato un periodo di formazione sulle tematiche migratorie, con il supporto del Centro Astalli e del Jesuit refugee service. Parlano già le lingue dei migranti, per cui sarà più facile per loro fare un lavoro di mediazione.

Le due comunità si stabiliranno inizialmente nell’arcidiocesi di Agrigento e a Ramacca, un piccolo centro vicino al famoso Cara di Mineo, nella diocesi di Caltagirone. “Come religiose avevamo il desiderio di metterci a disposizione – spiega suor Elisabetta -, il cardinale Montenegro e il vescovo mons. Peri ci hanno offerto disponibilità. Andiamo in punta di piedi, rispettando la richiesta di metterci in ascolto dei bisogni, per poi costruire insieme. Vogliamo essere una presenza discreta sul territorio”.

Il cardinale Montenegro, con il quale è stato pensato il progetto, ha infatti detto loro: “l’unica cosa con cui dovete venire è un cuore largo e orecchie occhi aperti”. “Sarà questo ciò che diremo alle suore al momento di partire”, sottolinea suor Elisabetta.

P.C.