Presentato il XXVI Rapporto Caritas-Migrantes “Nuove generazioni a confronto”

Presentato il XXVI Rapporto Caritas-Migrantes “Nuove generazioni a confronto”

Con il tema immigrazione sempre sotto i riflettori, sulla scia della Giornata Mondiale del Rifugiato e alla vigilia della Conferenza internazionale nella sede del Parlamento europeo che precede il Consiglio europeo del 22 e 23 giugno, Caritas Italiana e Fondazione Migrantes hanno presentato mercoledì 21 giugno alle ore 11.30 a Roma presso Palazzo Pio (Piazza Pia, 3) il Rapporto Immigrazione 2016 dal titolo “Nuove generazioni a confronto”.

“Riprendendo la scelta di papa Francesco di dedicare il prossimo Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, e in continuità – si legge sul sito si Caritas Italiana – con il tema dello scorso anno, la cultura dell’incontro, si è voluta di dedicare la XXVI edizione del Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes al confronto tra giovani generazioni: gli italiani e i giovani di nazionalità non italiana, nati o meno in Italia, che però vivono nelle città italiane, frequentano le scuole, del nostro Paese, lavorano, cercano un’occupazione o vivono la disoccupazione al pari dei loro coetanei di cittadinanza italiana.

L’edizione del 2016 ricalca nella sua struttura quella dell’anno precedente con una prima parte dedicata all’analisi dei principali dati statistici – di livello internazionale e nazionale – sui flussi e sulla presenza di immigrati nel Mondo, in Europa e in Italia, concentrandosi sulla disaggregazione del dato a livello nazionale, regionale e provinciale. L’attenzione per le tematiche principali – dal motivo della presenza, al lavoro, alla famiglia, ai matrimoni, alle nuove nascite, alla scuola e alla Università – introduce a una parte specifica in cui il tema conduttore scelto in questa edizione – Giovani e immigrati – viene sviluppato da diversi autori in base alle proprie specificità disciplinari.
A ognuno dei vari temi approfonditi del Rapporto è associato o un approfondimento o un box in cui le realtà diocesane delle Caritas e delle Migrantes raccontano il loro operato attraverso progetti da loro realizzati o in corso di realizzazione. Completano lo studio: l’annuario commentato delle principali notizie del 2016 (e le tendenze rintracciate all’inizio del 2017) specificatamente dedicato al mondo giovanile e l’appendice giuridica in cui si descrive la legislazione italiana con particolare riferimento alle generazioni più giovani e al tema caldo della cittadinanza.

Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti:
S.Em. Card. Francesco Montenegro, (vai al testo dell’intervento) Arcivescovo di Agrigento e Presidente di Caritas Italiana
Dott.ssa Delfina Licata, Area Ricerca Fondazione Migrantes
S.E. Mons. Guerino di Tora, Vescovo ausiliare di Roma e Presidente Fondazione Migrantes
Ha coordinato: Dott.Stefano Proietti, dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI.
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Sono oltre 5 milioni i cittadini stranieri in Italia, l’8,3% della popolazione. Il 58,7% degli 814.851 alunni stranieri nelle scuole italiane sono nati in Italia. Le nuove generazioni sono al centro della XXVI edizione del Rapporto immigrazione 2016 di Caritas italiana e Fondazione Migrantes: tra le novità, l’aumento dei matrimoni misti e il calo dei matrimoni stranieri. L’insediamento stabile delle famiglie immigrate, che compensa il calo di natalità e l’invecchiamento della popolazione italiana, avrà effetti demografici e sociali sempre più importanti per la società italiana.
Sono i giovani al centro dell’attenzione del Rapporto immigrazione 2016 di Caritas italiana e Fondazione Migrantes. “Nuove generazioni a confronto” è infatti il titolo della XXVI edizione del Rapporto presentato oggi (21 giugno) a Roma, gli italiani e i giovani di altre nazionalità che però sono nati e studiano in Italia, lavorano o cercano occupazione.

Il volume è lo strumento che Caritas e Migrantes dedicano ogni anno al fenomeno immigrazione, con analisi qualitative e quantitative basate su dati Istat e di altre fonti, a livello mondiale, nazionale e regionale.
Al 1° gennaio 2016 le persone di cittadinanza straniera risultavano essere 5.026.153 (di cui il 52,6% donne), pari all’8,3% della popolazione complessiva (60.665.551), che è in calo di 130.061 unità (-0,2%) rispetto all’anno precedente. Al 1° gennaio 2017 si registra un calo ulteriore di 89.000 italiani, solo in parte compensato (+2.500) dagli stranieri. Il saldo totale di 60.579.000 registra una ulteriore diminuzione di 86.000 unità. È in questo inesorabile declino demografico che si colloca la presenza vitale e innovativa degli stranieri, in particolare dei giovani: 814.851 alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole nell’anno scolastico 2015/2016 (il 9,7% del totale). Il dato che spicca maggiormente è che più della metà – il 58,7% – sono nati in Italia. E vorrebbero essere cittadini italiani, come previsto dalla legge su cui si sta dibattendo in Senato fondata sul principio dello “ius soli” temperato e “ius culturae”. Le acquisizioni di cittadinanza (al 31 dicembre 2015) con la legge attualmente in vigore sono state invece 178.035, con un aumento del 37,1%. I diciottenni che hanno fatto richiesta erano 10.000 nel 2011, sono diventati 66.000 nel 2015. Nuove generazioni di migranti o figli di migranti che costituiranno un volto nuovo dell’Italia, fatto di incontri, “convivialità delle differenze” e relazioni. Altrimenti il nostro Paese – avvertono Caritas e Migrantes – “rischierà di non avere futuro”.
In Europa e nel mondo. Il Rapporto apre con una panoramica globale che descrive un mondo sempre più in movimento:
nel 2015 ben 243,7 milioni di persone vivono un Paese diverso da quello di origine.
Dal 1990 al 2015 i migranti sono aumentati del 59,7% e rappresentano il 3,3% della popolazione mondiale.
Nell’Unione europea sono 37 milioni, il 7,3% della popolazione.
Tra i 10 Paesi con il più alto numero di migranti gli Stati Uniti, la Germania, la Federazione Russa, l’Arabia Saudita e il Regno Unito. L’Italia è solo all’undicesimo posto.
In Italia 198 nazionalità. L’Italia sta diventando un Paese sempre più multiculturale, con 198 nazionalità diverse: ai primi posti
la Romania (1.151.395), a seguire l’Albania (467.687), il Marocco (437.485) e la Cina (271.330).
Al 1° gennaio 2016 sono stati concessi 3.931.133 permessi di soggiorno, con un aumento di sole 1.217 unità (+0,03%). Il 48,7% sono donne. Il 42% chiede il permesso per motivi di lavoro, il 41,5% per ricongiungimenti familiari, il 9,7% è legato alla richiesta d’asilo. Come negli anni passati le presenze sono soprattutto in tre regioni del Nord – Lombardia (22,9%), Emilia Romagna (10,6%) e Veneto (9,9%) – e una del Centro, il Lazio (12,8%).
Più famiglie residenti e “a colori”. Tra le 178.035 acquisizioni di cittadinanza del 2015 (il 42% sono donne) si registrano fenomeni nuovi: diminuiscono dal 25% al 16% le donne straniere che chiedono l’acquisizione di cittadinanza a seguito di matrimoni con italiani. Secondo il Rapporto è “il frutto di un lungo percorso di integrazione”. Altre novità significative sono
l’aumento dei matrimoni di uno sposo straniero con una sposa italiana (+5,9%) e il calo dei matrimoni tra stranieri (-5,9%), in totale 6.000.
I matrimoni in cui almeno uno dei due sposi era di cittadinanza straniera erano 24.018, pari al 14,1% delle nozze celebrate nel 2015. Gli uomini italiani sposano in prevalenza romene (20%), ucraine (12%) e russe (6%). Le donne italiane preferiscono i marocchini (13%), gli albanesi (11%) e i romeni (6%).
Studio e lavoro. Nelle scuole secondarie di II grado si conferma la propensione dei ragazzi stranieri a scegliere istituti tecnici e professionali ma aumentano nelle università.
Negli atenei italiani (a.a. 2015/2016) su 271.000 studenti, gli immatricolati di cittadinanza non italiana sono il 5% (erano il 3,7% di 257.100 l’anno precedente), soprattutto romeni (14,7%), albanesi (12,6%) e cinesi (9,2%). Tipicamente italiano è però il fenomeno dell’overeducation, ossia l’eccesso di laureati non assorbiti dal mercato del lavoro o costretti a occupazioni che richiedono minori qualifiche. Per gli italiani rappresenta il 19,9%, tra gli stranieri è il 65,9% e sono impiegati come operai (39,2%), domestici (22,3%), soprattutto filippini e ucraini. Nel mercato del lavoro gli occupati stranieri nel 2016 sono 2.409.052, in cerca di lavoro 425.077, inattivi 1.202.926: totale 4.125.307 in età da lavoro, con un aumento dell’occupazione del 2,1% rispetto al II trimestre dell’anno precedente. Ma il 35% sono giovani Neet, che non studiano né lavorano, una percentuale di almeno dieci punti più alta rispetto a quella degli italiani. Questo anche perché, nell’ambito di alcune comunità immigrate, le giovani donne vengono relegate nel ruolo di casalinga. I tre quarti degli stranieri lavorano nel settore dei servizi collettivi e personali (28,3%), nell’industria (17,3%), nelle costruzioni (10,2%), nel settore alberghiero e della ristorazione (10,1%) e nel commercio (9,7%). Patiscono però, rispetto agli italiani, una certa “segregazione occupazionale” rimanendo confinati solo in alcuni settori.
Grande è la differenza di retribuzione media mensile: per gli italiani è di 1.356 euro, per gli stranieri scende a 965 euro (-30%).
Sempre in crescita è invece l’imprenditoria straniera: 354.117 imprese a fine 2015 (+5,6%), soprattutto nel commercio, nelle riparazioni di autoveicoli e nel settore delle costruzioni.
Criminalità e rischio devianza. Gli stranieri sono il 34,07% della popolazione carceraria (fine 2016), pari a 18.621 detenuti, in maggioranza per reati contro il patrimonio (8.607), violazione delle norme in materia di stupefacenti (6.922) o condanne per reati contro la persona (6.751). I minori stranieri sono circa un terzo (3.930) dei soggetti presi in carico (14.920) al 15 marzo 2017 dal Servizio sociale per i minorenni. Tra le forme di devianza e dipendenza Caritas e Migrantes segnalano i rischi legati al “fattore consumismo” che crea divario tra benestanti e nuovi poveri e spinge i giovani immigrati indigenti a compiere azioni illecite; la “stigmatizzazione sempre più evidente nei confronti del diverso, visto come fonte di pericolo”, che può produrre “una reazione di rifiuto nello straniero”. Abuso di droghe, alcool, dipendenza da internet e gioco d’azzardo patologico sono altri rischi in cui può cadere chi soffre per deprivazione, isolamento ed esclusione.

Patrizia Caiffa

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