Piano Pastorale Diocesano 2017-2018

Piano Pastorale Diocesano 2017-2018

“Abitare la comunità”

“Abitare la comunità”, in continuità con l’esigenza di “ripensarla” (2016-2017) e in vista dell’impegno a “viverla” (2018-2019), è la sfida del Piano Pastorale Diocesano 2017-2018.

All’interno della fase di “preparazione”, prevista dal Documento-base per il ripensamento della presenza e dell’azione delle parrocchie nel territorio dell’Arcidiocesi, il nuovo Piano Pastorale intende proseguire l’opera di informazione, formazione e coinvolgimento delle comunità nell’itinerario di rinnovamento ecclesiale, cominciato a partire dall’Anno dell’Ascolto (2008-2009) e rilanciato lo scorso anno con l’avvio del progetto ecclesiale a lungo termine che lo stesso Documento-base descrive nelle linee essenziali.

Sullo sfondo dell’icona evangelica del “Ministero di Gesù a Gennesaret” (Mc 6,53-56) – continuazione della “Traversata verso l’altra riva” che ha ispirato la proposta dello scorso anno – il Piano Pastorale di questo secondo anno della fase preparatoria propone alle nostre comunità un percorso di approfondimento della conoscenza del territorio, aiutandoci a condividere il secondo principio per il ripensamento delle parrocchie indicato dal Documento-base, che è appunto il territorio con le sue esigenze.

Durante quest’anno avremo modo, pertanto, di compiere un secondo importante passaggio nella “Lettura del territorio”, passando dalla raccolta e da una prima valutazione dei dati a una lettura propriamente pastorale ed ecclesiale, che dovrà portarci a capire se e in che misura le nostre parrocchie rispondono alle sue reali esigenze e quali scelte operare per una presenza e un’azione più efficaci, in vista dell’annuncio del Vangelo e della promozione umana e sociale.

Parola d’ordine della nuova proposta, suggerita dall’icona evangelica di riferimento nonché dal Magistero di Papa Francesco, è “fragilità dell’umano”: si tratta di tutte quelle situazioni di povertà, dalle quali nessuno può ritenersi esente, che Dio in Cristo ha scelto di raggiungere e riscattare e verso le quali continua a mandare la sua Chiesa per continuare l’opera di evangelizzazione e salvezza nella forza dello Spirito.

Abitare – terza “via” suggerita dal Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze 2015 per raggiungere le “periferie dell’esistenza”, insieme a quelle dell’uscire, annunciare, educare e trasfigurare – significa entrare pienamente nel cuore del Vangelo per riuscire a portarlo pienamente nel nostro vissuto quotidiano e nel vissuto di chi ci vive accanto. In questo consiste la vita e la missione della Chiesa, che nelle dinamiche specifiche del nostro tempo e nelle tensioni proprie del nostro territorio siamo chiamati a incarnare.

Nelle quattro tappe scandite dalla Liturgia, in cui il Piano Pastorale si articola, saremo accompagnati a condividere altrettante domande, tutte concentrate sulle “fragilità dell’umano”. A queste domande tenteremo di dare risposta attraverso alcune iniziative formative, spirituali e pastorali, suggerite negli appositi sussidi che il Dipartimento Pastorale della Curia metterà a disposizione delle parrocchie.

Il PPD 2017-2018 nel progetto ecclesiale della Chiesa Agrigentina

Lo scorso anno abbiamo cominciato ad attuare il progetto pastorale a lungo termine contenuto nel Documento-base «Verso un nuovo volto delle comunità ecclesiali nella Chiesa Agrigentina» [DB], che – secondo le istanze dell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium – si propone di adattare progressivamente la vita e la missione della Chiesa alle rinnovate esigenze del mondo e della società contemporanei e di continuare il rinnovamento ecclesiale avviato negli ultimi anni, in particolare attraverso:

  1. il ripensamento della presenza della comunità cristiana nel territorio, che comporta la ridefinizione delle parrocchie e delle loro articolazioni interne ed esterne;
  2. il passaggio da una pastorale di autoconservazione a una pastorale decisamente missionaria, che comporta, di pari passo con il rinnovamento della mentalità e delle strutture, l’attivazione di percorsi di iniziazione finalizzati alla maturazione della fede nei battezzati praticanti, al suo risveglio nei battezzati non praticanti e alla sua trasmissione ai non battezzati.

In vista di tale obiettivo generale, la fase di “preparazione” avviata lo scorso anno è orientata all’informazione capillare e alla formazione specifica, per predisporre gradualmente, mediante percorsi di coinvolgimento, sensibilizzazione e crescita, le comunità, i ministri ordinati, gli organismi di partecipazione, gli operatori pastorali e tutte le realtà ecclesiali presenti nel territorio.

Nell’anno pastorale 2016-2017, dedicato al «Ripensare la Comunità», abbiamo cercato di:

  • approfondire, soprattutto con l’avvio della Visita Pastorale, il primo principio del rinnovamento delle parrocchie indicato dal DB, ossia la Chiesa diocesana radunata attorno al suo Vescovo;
  • cominciare a costituire “poli pastorali”, ossia alleanze tra parrocchie vicine, al fine di assumere come criterio dell’azione pastorale lo stesso territorio che le nostre comunità condividono e nel quale talvolta si considerano come realtà autonome e autosufficienti[*];
  • coinvolgere le nostre comunità, in particolare con il “Diario di bordo” proposto in Avvento e in Quaresima, chiedendoci cosa significhi passare “verso l’altra riva” e quali siano i “venti contrari” che spesso impediscono la traversata;
  • invitare i rappresentanti di tutte le parrocchie al “Cantiere delle idee” per una riflessione sul senso stesso di comunità, individuando alcune piste su cui insistere nella continuazione del percorso.

Nell’anno pastorale 2017-2018, che costituisce il secondo anno della fase di “preparazione” ed è dedicato dal DB all’«Abitare la Comunità», in continuità con il cammino intrapreso, siamo invitati ad approfondire il secondo principio del rinnovamento delle parrocchie, che è il territorio con le sue esigenze.

Se il «Ripensare la Comunità» – attraverso l’invito a intraprendere la traversata «Verso l’altra riva» – ci ha messi nelle condizioni di capire che non possiamo accontentarci delle relative sicurezze che pensiamo di avere raggiunto, l’«Abitare la Comunità» ci deve portare a sviluppare una “lettura del territorio” che non si ferma ai dati raccolti, ma arriva alle persone e alle storie che i dati ci hanno indicato, per offrire loro una nuova proposta di senso a partire dall’annuncio del Vangelo.

 

[*] Un “polo pastorale”, secondo la definizione contenuta nel n. 54 del DB, è un centro di raccordo per una programmazione unitaria e un’azione congiunta, in riferimento al territorio di appartenenza piuttosto che al confine parrocchiale tradizionalmente inteso. Come recita lo stesso numero del DB, costituisce di fatto una prima forma di avvicinamento, in vista della successiva fase di riconfigurazione dell’intero territorio diocesano e di rilancio della vita ecclesiale.
Mentre l’unità pastorale consiste nell’integrazione di due o più parrocchie affidate alla cura pastorale di un unico parroco e, in quanto tale, riguarda solo alcune comunità parrocchiali (allo stato attuale 44), il “polo pastorale” costituisce un esercizio di avvicinamento a cui tutte le parrocchie, comprese quelle già costituite in unità pastorali, sono chiamate in base alla configurazione del territorio di appartenenza.

Il ministero di Gesù a Gennesaret

53Compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. 54Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe 55e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. 56E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati. (Mc 6,53-56)

 

Il brano costituisce la continuazione di quello della “traversata del lago di Gennesaret”, che ha scandito il PPD 2016-2017, secondo la versione di Marco (il Vangelo dell’Anno B e del primo annuncio).

La narrazione converge verso l’attenzione alle “fragilità dell’umano”, rappresentate dai malati condotti a Gesù sulle loro barelle, e si concentra sulla proposta di salvezza che Gesù opera nelle piazze, là dove queste fragilità si concentrano.

Questa prima considerazione offre una chiave di lettura per cogliere il senso dell’«Abitare la Comunità».

“Abitare” – come ha ricordato Firenze 2015, che l’ha indicata come la terza delle “cinque vie verso l’umanità nuova” – significa «immersione nel territorio attraverso una presenza solidale, gomito a gomito con tutte le persone, specie quelle più fragili». Significa «presenza capillare, prossimità salutare, capace di iscrivere nel mondo il segno dell’amore che salva». Significa «attenzione rivolta al fratello […] ripensando insieme, se occorre, i nostri stessi modelli dell’abitare, del trascorrere il tempo libero, del festeggiare, del condividere». Nella capacità di abitare Firenze 2015 ha collocato precisamente l’«opzione preferenziale per i più poveri», ribadendo l’invito a essere «una Chiesa povera per i poveri».

L’icona evangelica, in questo senso, pone delle domande di fondo che interpellano la comunità cristiana:

  1. chi oggi è chiamato a riconoscere le “fragilità dell’umano” e a farsene carico?
  2. quali sono oggi le “fragilità dell’umano” e quali segnali permettono di riconoscerle?
  3. quali sono oggi le piazze, ossia i luoghi che possono favorire l’incontro con Cristo, in cui le “fragilità dell’umano” possono convergere e di fatto convergono?
  4. come oggi possiamo farci carico delle “fragilità dell’umano” in modo da offrire, insieme a risposte concrete di prossimità e solidarietà, anche una proposta di “primo annuncio”?

L’attenzione alle “fragilità dell’umano”

Siamo consapevoli che tra le povertà non bisogna annoverare soltanto quelle materiali. Ci sono nuove povertà che richiedono alla comunità ecclesiale nuove attenzioni e nuovo impegno. Tra queste – in continuità con le scelte ecclesiali degli anni precedenti, ma sopratutto in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi – vanno tenute in massimo conto le fragilità del mondo giovanile. E con queste – sempre in linea con gli ultimi piani pastorali diocesani e in attuazione delle istanze contenute nell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia – quelle della famiglia. In entrambi i casi si tratta di realtà fragili, per la società e nella nostra terra in particolare; fragili anche all’interno della comunità ecclesiale che sta perdendo il contatto con loro. Anche se in condizioni diverse, si trovano nella stessa situazione dei poveri e dei malati… fuori dai templi. E scendere sull’altra riva vuol dire cercare giovani e famiglie, insieme a tutti quelli che sono in qualche modo feriti.

Il PPD 2017-2018 intende, pertanto, focalizzarsi in particolare su due campi d’azione, distinti ma complementari:

  1. quello rivolto ai giovani, con un’attenzione particolare:
  • ai giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni (fascia a cui il Sinodo si rivolge),
  • ai fidanzati, attraverso i percorsi di accompagnamento alla formazione della famiglia;
  1. quello rivolto alla famiglia, con un’attenzione particolare:
  • ai bambini e ai ragazzi, insieme alle loro famiglie, attraverso i percorsi di ispirazione catecumenale,
  • alle famiglie nei primi anni di matrimonio e nelle fasi successive e, in generale, agli adulti,
  • alle famiglie ferite o che vivono situazioni di fragilità,
  • agli anziani e agli ammalati.

Tenendo presenti queste due piste, il PPD ruota attorno ad alcune iniziative, tratte dal sussidio della CEI in preparazione al Sinodo e adattate alle nostre esigenze specifiche, in modo da integrare la continuazione del percorso diocesano con l’itinerario della Chiesa universale e italiana (nell’articolazione delle singole tappe del PPD tali iniziative sono segnalate con la dicitura: “iniziativa in linea con la proposta della CEI”).

Il Dipartimento Pastorale preparerà un sussidio per ogni tappa e accompagnerà le comunità mediante incontri locali con gli operatori pastorali. Per ogni tappa il sussidio chiarirà gli obiettivi a medio termine e fornirà strumenti e indicazioni pratiche per raggiungerli e verificarli.

Ogni tappa farà riferimento a un passaggio dell’icona evangelica del ministero di Gesù a Gennesaret e ad alcuni rimandi del Vangelo di Marco, raccolti attorno a quattro “giornate” del viaggio attraverso la Galilea, che permetteranno di collocare la proposta pastorale all’interno di un percorso spirituale costruito attorno al Vangelo dell’anno.

Le tappe del PPD 2017-2018

Dall’icona evangelica – in particolare dai versetti centrali (54-55) – emergono alcuni elementi che scandiscono l’articolazione del PPD 2017-2018 nei quattro “tempi” definiti dalla Liturgia:

Avvento/Natale – «Scesi dalla barca»

Scendere dalla barca significa innanzitutto assumere un atteggiamento di umiltà per completare la traversata “verso l’altra riva” e approdare nella concretezza del territorio nel quale le nostre comunità ecclesiali vivono e operano: finché Gesù, insieme a quelli che sono con lui sulla barca, resta a distanza, la gente non lo può riconoscere.

Nel mistero dell’Avvento e del Natale Gesù si incarna e questo comporta lo “svuotamento” di se stesso e la disponibilità ad assumere in tutto la condizione umana.

Qui si può collocare la prima domanda: «chi oggi è chiamato a riconoscere le “fragilità dell’umano” e a farsene carico?».

Questa domanda, che la comunità cristiana è chiamata a porsi ad intra, deve interpellare ogni singola parrocchia a una presa di coscienza delle proprie responsabilità attraverso occasioni mirate di preghiera e di ascolto della Parola di Dio. In questo senso si valorizzeranno le domeniche di Avvento, le novene dell’Immacolata e del Natale e le Quarantore, vissute a livello parrocchiale (a meno che non ci sia già l’uso di celebrarle a livello interparrocchiale o cittadino) per favorire la gradualità verso la costituzione del “polo pastorale”.

Riferimento al Vangelo di Marco: la “giornata tipo” di Cafarnao (1,21-38)

  • la “giornata tipo” di Cafarnao si articola attorno a quattro spazi o, meglio, contesti: la sinagoga, spazio del culto; la casa di Simone e Andrea, spazio domestico; il luogo antistante la casa di Simone e Andrea, spazio pubblico; il luogo deserto, spazio sacro;
  • per “scendere dalla barca” e ripensare l’identità della comunità ecclesiale in rapporto al territorio occorre imparare ad abitare in modo più consapevole questi quattro spazi, senza tralasciarne alcuno; ma soprattutto occorre imparare a vivere in modo più umano il tempo, avviando e accompagnando processi di crescita e maturazione e non limitandosi semplicemente a rinnovare le strutture (“il tempo è superiore allo spazio”, come più volte ha ricordato Papa Francesco).

Iniziativa in linea con la proposta della CEI: rilettura delle pratiche pastorali

  • in questa fase la parrocchia o l’unità pastorale è chiamata a capire qual è la reale presenza dei giovani e delle famiglie nella comunità ecclesiale e nel territorio di pertinenza;
  • a partire dai dati della lettura del territorio (o, laddove la lettura del territorio non è ancora completa, da quelli raccolti presso altre fonti, come l’ufficio anagrafe del Comune) e mediante un’apposita scheda, ogni parrocchia o unità pastorale farà il punto della situazione su quanti abitano nel territorio e su quanti effettivamente partecipano alla vita della comunità, sulle modalità e sulla qualità di questa partecipazione, su quanti si trovano temporaneamente fuori sede per ragioni di studio e di lavoro e sui rapporti che la comunità intrattiene con loro;
  • in riferimento a questa situazione oggettiva ogni parrocchia o unità pastorale farà un’autovalutazione della propria proposta pastorale, per individuarne le potenzialità e i limiti che favoriscono o meno la presenza, il coinvolgimento e il protagonismo di giovani e famiglie.

Quaresima – «La gente subito lo riconobbe»

La possibilità di riconoscere Gesù dipende dalla prossimità con la gente, con i suoi drammi e le sue speranze, con i suoi bisogni e le sue attese: solo quando Gesù, insieme ai suoi discepoli, scende dalla barca e comincia a percorrere Gennesaret, incontrando faccia a faccia le persone, la gente lo riconosce.

Nella passione, anticipata dalla condivisione delle sofferenze umane, Gesù esprime la sua vicinanza e la sua solidarietà alla persona umana nella sua integralità e concretezza.

Qui si può collocare la seconda domanda: «quali sono oggi le “fragilità dell’umano” e quali segnali permettono di riconoscerle?».

Questa domanda, che la comunità cristiana è chiamata a porsi in un primo movimento ad extra, deve interpellare ogni singola parrocchia a una conoscenza del proprio territorio attraverso l’incontro concreto con le sue povertà e i suoi bisogni. In questo senso durante la Quaresima si proporrà un annuncio “localizzato” secondo il metodo della “lettura dal basso”, ossia un ciclo di cenacoli di Vangelo nel territorio parrocchiale, valorizzando possibilmente alcuni contesti con situazioni particolari di sofferenza o di disagio

Riferimento al Vangelo di Marco: le giornate nei dintorni di Cafarnao (1,39–3,6)

  • muovendosi nei dintorni di Cafarnao Gesù compie alcuni incontri con diverse persone segnate da specifiche fragilità e con altre che le circondano e assumono nei loro confronti atteggiamenti diversi: il lebbroso, il paralitico, il pubblicano, i farisei osservanti;
  • per fare in modo che anche oggi nelle nostre comunità la gente riconosca Gesù occorre farsi prossimi a quanti vivono situazioni di fragilità, esprimendo prossimità e compassione ed evitando atteggiamenti di chiusura e pregiudizio, condanna e  rifiuto.

Iniziativa in linea con la proposta della CEI: ascolto dei giovani e delle famiglie

  • in questa fase la parrocchia o l’unità pastorale è chiamata ad ascoltare direttamente i giovani e le famiglie;
  • la “lettura dal basso” a partire da una traccia di lectio divina, insieme ad altre eventuali iniziative di incontro e confronto (anche mediante i social network), dovrà costituire l’occasione per far emergere le istanze dei giovani e delle famiglie.

Pasqua – «Accorrendo da tutta quella regione»

L’incontro con Gesù non è un fatto isolato, che riguarda le singole persone, e non avviene in luoghi circoscritti, ma comporta una risposta comunitaria a livelli sempre più ampi: la gente di tutta la regione accorre dovunque sa che si trova Gesù.

Nella Chiesa, frutto della Pasqua, c’è posto per tutti, al di là dei confini di una singola parrocchia e al di fuori dello spazio chiuso delle sole strutture parrocchiali.

Qui si può collocare la terza domanda: «quali sono oggi le piazze, ossia i luoghi che possono favorire l’incontro con Cristo, in cui le “fragilità dell’umano” possono convergere e di fatto convergono?».

Questa domanda, che la comunità cristiana è chiamata a porsi in un ulteriore movimento ad extra, deve interpellare le parrocchie che insistono in uno stesso territorio a cogliere l’opportunità di costituire un “polo pastorale”, ossia un’intesa e una sinergia tra parrocchie, in vista di una presenza che si ripensa a misura di “territorio” più che di “confine” e che impara a mettere in comune le risorse pastorali per rispondere meglio alle reali esigenze della gente che lo abita. In questo senso durante la Pasqua si proporrà un annuncio “de-centrato”, allargando l’esperienza dei cenacoli di Vangelo a livello interparrocchiale e valorizzando soprattutto le consuetudini locali del mese di maggio come la “Peregrinatio Mariae”, la recita del Rosario nei quartieri e la benedizione delle famiglie.

Riferimento al Vangelo di Marco: le giornate tra le rive del lago (4,35–5,43)

  • attraversando il lago Gesù percorre tre luoghi in cui si concentrano persone con disposizioni diverse: il lago e la barca, luogo della paura dei discepoli; il territorio pagano, luogo del rifiuto dei Geraseni; il territorio ebraico, luogo dell’intraprendenza di Giairo e dell’emorroissa;
  • per rendere possibile una rinnovata esperienza di Chiesa, anche al di là delle strutture e delle prassi tradizionali, è necessaria la disponibilità a confrontarsi sinceramente con la storia e il vissuto di ogni persona e di ogni famiglia del territorio.

Iniziativa in linea con la proposta della CEI: restituzione a livello locale della rilettura delle pratiche pastorali e dell’ascolto dei giovani e delle famiglie

  • in questa fase la parrocchia o l’unità pastorale è chiamata a condividere con le altre parrocchie e unità pastorali del territorio gli elementi raccolti nelle due fasi precedenti;
  • quanto emerso dalla rilettura delle pratiche pastorali e dall’ascolto dei giovani e delle famiglie sarà oggetto di riflessione a livello locale, attraverso un incontro organizzato secondo la tipologia del territorio (a livello cittadino per i comuni più grandi e forniale per quelli più piccoli);
  • da questa condivisione dovrà scaturire una sintesi che sarà poi condivisa a livello diocesano nella tappa successiva.

Tempo Ordinario – «Cominciarono a portargli sulle barelle i malati»

L’incontro con Gesù, motivato da una specifica richiesta di aiuto, diventa occasione di salvezza: chi entra a contatto con lui per chiedere la guarigione percepisce di essere salvato e comincia una vita nuova.

La missione della Chiesa consiste nella possibilità concreta di aprirsi all’azione della grazia e di entrare nella prospettiva del Regno, attraverso un modo nuovo di “Vivere la Comunità” (tema dell’anno successivo).

Qui si può collocare la quarta domanda: «come oggi possiamo farci carico delle “fragilità dell’umano” in modo da offrire, insieme a risposte concrete di prossimità e solidarietà, anche una proposta di “primo annuncio”?».

Questa domanda deve interpellare i “poli pastorali” (e, ovviamente, le parrocchie che coincidono con l’intero territorio comunale) a pensare forme nuove di presenza e di azione nel territorio, in modo da offrire una reale risposta di senso a tutte le realtà, soprattutto quelle più fragili, presenti. In questo senso il “Cantiere delle idee 2.0”, in continuità con la riflessione e il confronto maturati nella prima edizione, ci aiuterà a definire alcune “pratiche di vita buona del Vangelo” da proporre nell’anno successivo per la progressiva assunzione di uno stile missionario (3° principio del rinnovamento delle parrocchie); il “Giovaninfesta”, nell’edizione straordinaria di quest’anno posticipata ad agosto e configurata come “Raduno interdiocesano dei Giovani”, costituirà inoltre un momento di coinvolgimento ecclesiale in vista del Sinodo, avviando il pellegrinaggio che porterà una rappresentanza della diocesi all’incontro con il Papa a Roma.

Riferimento al Vangelo di Marco: le giornate “dei pani” (6,7–8,26)

  • attorno alle due moltiplicazioni dei pani narrate dall’evangelista, Gesù istruisce i discepoli sul senso della missione e sulle esigenze della testimonianza: il rapporto con la folla nelle due moltiplicazioni dei pani (6,30-44; 8,1-21); le istruzioni sulla missione dei discepoli (6,7-13);  la libertà di Giovanni Battista (6,14-29); l’insegnamento sul puro e sull’impuro (7,1-23);
  • per rispondere alla domanda “che cosa dobbiamo fare?” e passare dall’«abitare» al «vivere» la comunità dobbiamo tradurre nelle nostre scelte ecclesiali e personali quanto Gesù raccomanda ai suoi discepoli.

Iniziativa in linea con la proposta della CEI: restituzione a livello diocesano della rilettura delle pratiche pastorali e dell’ascolto dei giovani e delle famiglie

  • in questa fase le comunità ecclesiali dell’Arcidiocesi sono chiamate a condividere il percorso compiuto durante l’anno;
  • il “Cantiere delle idee” e il “Raduno interdiocesano dei Giovani”, la cui organizzazione terrà conto di questo obiettivo specifico, saranno le occasioni principali di questa condivisione;
  • gli organismi diocesani di partecipazione, inoltre, predisporranno delle sedute appositamente dedicate alla raccolta di tutte le istanze emerse nei vari passaggi.

ASSEMBLEA PASTORALE DIOCESANA

Porto Empedocle – PalaMoncada – Sabato 25 novembre – ore 15.30

Locandina

Scheda di adesione

VERSO UN NUOVO VOLTO DELLE COMUNITÀ ECCLESIALI NELLA CHIESA AGRIGENTINA

Documento-base per il ripensamento della presenza e dell’azione delle parrocchie nel territorio dell’Arcidiocesi

ABITARE LA COMUNITÀ

Piano Pastorale Diocesano 2017-2018

SLIDE (Keynote per Mac e iOS)

Presentazione PPD 2017-2018

SLIDE (PDF)

Presentazione PPD 2017-2018

SCESI DALLA BARCA

Sussidio per l’Avvento/Natale (edizione a colori)

SCESI DALLA BARCA

Sussidio per l’Avvento/Natale (edizione in scala di grigi)

SCESI DALLA BARCA

“Diario di bordo” per l’Avvento