Piano Pastorale Diocesano 2016-2017

Piano Pastorale Diocesano 2016-2017

ppd-2016-2017-copertinaLa Chiesa Agrigentina scommette ancora una volta sulla disponibilità a ripensare la sua presenza e la sua azione nel territorio, fedele alla chiamata del Signore e alle attese degli uomini e delle donne di oggi.
La gioia di vivere il Vangelo e il dovere di radicarlo sempre più profondamente nel vissuto quotidiano dei “vicini” e dei “lontani” ci hanno portato in questi anni a chiederci se il nostro modo di essere e di fare corrisponde alle esigenze del discepolato e alle sfide dell’apostolato. Ne è venuto fuori un impegno ad ampio raggio, che ha trovato espressione nel Documento-base “Verso un nuovo volto delle comunità ecclesiali nella Chiesa Agrigentina” e che il Piano Pastorale di quest’anno si propone di cominciare ad attuare con nuove scelte e nuove iniziative.
«Sognate anche voi questa Chiesa!» ci ha detto Papa Francesco al V Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze 2015. Una Chiesa che esce, annuncia, abita, educa e trasfigura. Una Chiesa che non si accontenta di conservare l’esistente, ma si lascia provocare dalle istanze del mondo contemporaneo per rendere sempre fresco e attuale l’annuncio del Vangelo. Una Chiesa che si fa compagna di strada di ogni uomo, soprattutto di chi è costretto a fare i conti con le più grandi difficoltà della vita, condividendone le ansie e le attese.
“Verso un nuovo volto delle comunità ecclesiali nella Chiesa Agrigentina” è il tentativo di condividere in pieno questo sogno di una Chiesa più presente e più incisiva nell’esistenza di ogni giorno. È il tentativo di tradurre nello specifico della Chiesa che vive in Agrigento quanto il Santo Padre sta chiedendo alla Chiesa intera, nello spirito della Evangelii Gaudium.
“Verso l’altra riva” è il modo in cui insieme intendiamo metterci all’opera, perché questo sogno prenda forma e ci metta nelle condizioni di dare risposte più significative e concrete all’urgenza di una «nuova tappa evangelizzatrice marcata dalla gioia del Vangelo» (EG 1). È il modo in cui insieme vogliamo continuare il cammino di rinnovamento ecclesiale intrapreso negli ultimi anni, perché tutti i fermenti positivi che già ci sono nelle nostre comunità diventino “lievito buono” e perché i punti deboli che a volte rallentano i nostri sforzi si trasformino in opportunità di riscatto.
La posta in gioco è alta e grande è l’impegno che ci viene richiesto. Ma “l’altra riva” dove il Signore ci chiede di precederlo e di raggiungerlo deve mettere nel nostro cuore il coraggio di non tirarci indietro e la voglia di ripartire, con lo stesso entusiasmo e la stessa audacia che sempre ha segnato la vita della nostra Chiesa.
Lo Spirito, che incessantemente sospinge la Chiesa verso nuove “rive”, illumini i nostri passi, ispiri le nostre intenzioni, sostenga i nostri propositi. E soprattutto ci dia la gioia di ripetere il nostro “sì” alla chiamata che ogni giorno il Signore ci rivolge.

 

icona-2016-2017-bassa-risoluzioneDiac. Tonino Nobile, Traversata del lago di Gennesaret,
icona, ottobre 2016, Palazzo Arcivescovile di Agrigento

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Il PPD 2016-2017 si inserisce nel cammino di «ripensamento della presenza e dell’azione delle parrocchie nel territorio» che l’Arcidiocesi, in continuità con la progettazione pastorale degli anni precedenti, intende intraprendere secondo le indicazioni del Documento-base «Verso un nuovo volto delle comunità ecclesiali nella Chiesa Agrigentina» (DB).

Il Documento-base come sfondo del PPD 2016-2017

Considerato che «è finito il tempo della parrocchia autosufficiente» e che «occorre partire dal radicamento locale per aprirsi a una visione più ampia», al fine di adattare la vita e la missione della Chiesa alle rinnovate esigenze del mondo e della società, il DB propone un percorso volto a continuare il rinnovamento ecclesiale avviato negli ultimi anni, in particolare attraverso:

  1. il ripensamento della presenza della comunità cristiana nel territorio, che comporta la ridefinizione delle parrocchie e delle loro articolazioni interne ed esterne;
  2. il passaggio da una pastorale di autoconservazione a una pastorale decisamente missionaria, che comporta, di pari passo con il rinnovamento della mentalità e delle strutture, l’attivazione di percorsi di iniziazione finalizzati alla maturazione della fede nei battezzati praticanti, al suo risveglio nei battezzati non praticanti e alla sua trasmissione ai non battezzati.

Finalità ultima di tale percorso è accompagnare e sostenere concretamente le comunità locali nella «nuova tappa evangelizzatrice marcata dalla gioia del Vangelo» auspicata dal Santo Padre Francesco nella Evangelii Gaudium (EG). È la stessa Esortazione Apostolica a definire gli elementi principali di questa “nuova tappa evangelizzatrice”, che il DB intende adattare allo specifico della Chiesa Agrigentina aiutando le comunità a:

  • operare «la trasformazione missionaria della Chiesa» (EG, cap. 1),
  • affrontare la «crisi nell’impegno comunitario» (EG, cap. 2),
  • rilanciare «l’annuncio del Vangelo» (EG, cap. 3),
  • curare «la dimensione sociale dell’evangelizzazione» (EG, cap. 4).

Il DB offre dunque le linee-guida di un progetto pastorale a lungo termine per radicare l’annuncio del Vangelo nel tessuto sociale dei comuni dell’Arcidiocesi di Agrigento secondo le indicazioni della Evangelii Gaudium e per individuare in tale radicamento le risposte concrete che la comunità cristiana può e deve dare alle tante emergenze che la interpellano.

Il progetto prevede una prima fase di preparazione, orientata all’informazione capillare e alla formazione specifica, per predisporre gradualmente, mediante percorsi di coinvolgimento, sensibilizzazione e crescita, le comunità, i ministri ordinati, gli organismi di partecipazione, gli operatori pastorali e tutte le realtà ecclesiali presenti nel territorio.

Questa prima fase si articola in un triennio, scandito – secondo lo schema riportato più avanti – dall’approfondimento dei tre principi teologico-pastorali indicati nel DB come “principi per il rinnovamento delle parrocchie”. Durante il triennio si tenterà inoltre un progressivo avvicinamento tra le comunità locali, attraverso la costituzione di “poli pastorali” in tutti i comuni dell’Arcidiocesi.

Per “polo pastorale” si deve intendere un centro di raccordo per una programmazione unitaria e un’azione congiunta, in riferimento al territorio comune di appartenenza piuttosto che al proprio confine parrocchiale tradizionalmente inteso. Nella categoria di “polo pastorale” rientrano a pieno titolo le unità pastorali, che ne costituiscono un’attuazione stabile e istituzionalizzata. Vi rientrano, inoltre, tutte le altre parrocchie, ugualmente chiamate a collaborare per una presenza più sinergica nel territorio.

Le finalità dei “poli pastorali”, che definiranno in itinere le indicazioni e gli strumenti offerti dal centro diocesi attraverso i piani pastorali diocesani, sono:

  1. la progettualità organica e la condivisione sistematica dell’azione pastorale di più parrocchie in uno stesso territorio;
  2. l’individuazione e l’esercizio di diverse ministerialità per una Chiesa “tutta ministeriale”;
  3. il rinnovamento dei rapporti all’interno del presbiterio e tra il ministero presbiterale e le altre forme di ministerialità;
  4. una maggiore efficacia nell’annuncio del Vangelo e nel servizio al territorio;
  5. l’approfondimento del legame con il Vescovo e con l’intera Chiesa diocesana.

Il triennio è, in linea di massima, così articolato:

  1. «Ripensare la Comunità» (2016-2017): Itinerario per la preparazione e la costituzione dei “poli pastorali”, in riferimento alla Chiesa diocesana radunata attorno al suo Vescovo (1° principio del rinnovamento delle parrocchie).
  2. «Abitare la Comunità» (2017-2018): Itinerario per l’approfondimento della conoscenza e del servizio del “polo pastorale” definito alla fine dell’anno precedente, in riferimento al territorio e alle sue esigenze (2° principio del riferimento delle parrocchie).
  3. «Vivere la Comunità» (2018-2019): Itinerario per l’accompagnamento delle famiglie e dei giovani verso un atteggiamento di uscita per evangelizzare e condividere i loro percorsi con le altre famiglie e gli altri giovani del territorio, in riferimento alla progressiva assunzione di uno stile missionario (3° principio del riferimento delle parrocchie).

 

Il PPD 2016-2017 in riferimento al Documento-base

Il PPD 2016-2017 apre, dunque, il triennio corrispondente alla prima fase del progetto, definita di “preparazione”, descritta nel DB e articolata secondo le “Linee-guida” approvate dal Consiglio Presbiterale il 14 luglio 2016.

Alla luce queste indicazioni, il PPD 2016-2017 dovrà aiutare i diversi soggetti dell’azione pastorale a:

  1. conoscere e condividere i principi della scelta ecclesiale che si sta compiendo, proponendo i tre principi teologico-pastorali contenuti nel DB e approfondendo soprattutto il primo (riferimento alla Chiesa particolare radunata attorno al suo vescovo);
  2. motivare e avviare gradualmente il rinnovamento delle comunità, sia nella loro vita interna sia nel rapporto con le altre comunità dello stesso territorio, in vista della costituzione dei “poli pastorali” e del rilancio della vita comunitaria e missionaria, curando in particolare: il riferimento alla pastorale organica della diocesi, l’educazione alla pastorale integrata all’interno del “polo pastorale”, la definizione dei campi propri di azione di ogni parrocchia e degli ambiti di azione comune all’interno del “polo pastorale”;
  3. continuare e sviluppare, con l’ausilio della Commissione “Comunità ecclesiale e Territorio”, il lavoro di lettura del territorio, per rivedere le coordinate della presenza e dell’azione delle parrocchie nei 43 comuni dell’Arcidiocesi e verificare la “Proposta iniziale di rimappatura del territorio” riportata nel DB;
  4. raccogliere le conclusioni della lettura del territorio – là dove è stata ultimata – e valutarle insieme all’Arcivescovo durante la visita pastorale, per verificare e rilanciare il cammino delle singole comunità.

La proposta si articola in modo tale da coinvolgere espressamente i soggetti dell’azione pastorale in cinque livelli distinti e complementari:

  1. la comunità nel suo insieme ➝ occasioni comunitarie (celebrazioni, feste e iniziative varie) e strumenti (“Diario di marcia” per i tempi forti dell’anno, da ciclostilare e mettere a disposizione di tutti), sia per l’avvicinamento tra le parrocchie di uno stesso “polo pastorale” (momento esperienziale) sia per cominciare a veicolare i principi del rinnovamento (momento spirituale-catechetico-formativo);
  2. gli organismi di partecipazione ➝ formazione e coordinamento in vista della progettazione comune e della sinergia tra le parrocchie di uno stesso “polo pastorale”;
  3. gli operatori pastorali ➝ accompagnamento spirituale, formazione ministeriale e azione pastorale in forma congiunta all’interno di uno stesso “polo pastorale”;
  4. i ministri ordinati ➝ iniziative di spiritualità, formazione e fraternità sul percorso delineato e sui singoli passaggi previsti per la sua attuazione;
  5. le altre realtà ecclesiali “speciali” (cappellanie delle carceri, degli ospedali, ecc.) ➝ integrazione nella pastorale diocesana e valorizzazione del contributo che queste realtà presenti nel territorio possono offrire alla comunità ecclesiale.

La proposta, inoltre, si coniuga secondo le quattro tipologie di territorio descritte nel DB:

  1. comuni piccoli con una sola parrocchia coincidente con l’intero territorio comunale;
  2. comuni medio/piccoli con due o tre piccole parrocchie convergenti verso un unico “polo pastorale”;
  3. comuni medio/grandi con più parrocchie ravvicinate in due o più raggruppamenti e convergenti verso un unico “polo pastorale”;
  4. comuni grandi con più parrocchie ravvicinate in più raggruppamenti e convergenti verso due o più “poli pastorali”.

L’obiettivo generale del PPD 2016-2017 è aiutare le comunità, gli organismi di partecipazione, gli operatori pastorali, i ministri ordinati e le altre realtà ecclesiali “speciali” a incentivare e incrementare l’avvicinamento graduale e a riproporre e rilanciare lo stile comunitario e missionario che definisce la vita della Chiesa, riscoprendo il legame tra le comunità locali e la Chiesa particolare radunata attorno al Vescovo, in vista di una più incisiva azione evangelizzatrice e di una risposta più efficace alle problematiche sociali presenti nel territorio.

La proposta complessiva è scandita in quattro tappe, in riferimento ai tempi dell’anno liturgico e agli elementi dell’icona evangelica della “traversata del lago di Gennesaret” (Mt 14,22-36), con specifiche finalità intermedie che definiscono gli obiettivi specifici, le iniziative correlate e i relativi strumenti che i Dipartimenti della Curia elaboreranno e metteranno a disposizione delle comunità.

avvento-2016-2017Avvento/Natale – T. Ord. [1]

(27 novembre – 28 febbraio)

Riferimento all’icona evangelica: l’ALTRA RIVA (vv. 22-23)

L’«altra riva», nella quale Gesù ci comanda di precederlo, costituisce un modo diverso di abitare il tempo e lo spazio, superando la tentazione di circoscrivere la vita e la missione della Chiesa in strutture (del pensiero e dell’azione) già definite e non più capaci di rispondere alle esigenze dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo.

L’«altra riva» concretamente rappresenta una modalità nuova che le comunità sono chiamate ad acquisire in relazione alle situazioni che vive il nostro territorio. Una comunità che vuole uscire dall’autoreferenzialità è chiamata a fare il salto di qualità per attuare pienamente quanto già il Concilio affidava a tutta la chiesa e cioè che «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo» (GS 1).

Questa passione per ciò che vivono gli uomini – e i poveri in particolare – deve spingere ogni comunità a prendere a cuore quanto vivono le famiglie del nostro territorio: la mancanza di lavoro, il precariato, le dipendenze, le problematiche giovanili… Sono tutti appuntamenti collocati presso l’«altra riva», il luogo in cui ci attendono Dio e gli uomini.

Ci chiediamo: perché è necessario – e il Vangelo lo presenta come un comando – il coraggio di lasciare una “riva” per raggiungerne un’altra?

Finalità: chiarire e condividere le motivazioni e la necessità del cammino da percorrere.

Iniziative e strumenti:

▷ per le comunità

  • Veglia cittadina di Avvento: introduzione al percorso e consegna del “Diario di bordo”;
  • Novena, possibilmente interparrocchiale, di Natale: come Dio in Gesù raggiunge “l’altra riva” dell’umanità, così anche noi dobbiamo trovare le ragioni per andare oltre i nostri “confini”;
  • Festa parrocchiale della Famiglia (in occasione della festa della S. Famiglia): la famiglia è il primo luogo in cui impariamo ad andare verso l’altro; in questa occasione si lancia l’invito alla festa interparrocchiale della Comunità;
  • Festa interparrocchiale della Comunità (nei primi giorni del nuovo anno): ritrovandoci per un momento celebrativo a cui segue un momento di fraternità, recuperiamo l’idea della comunità come famiglia di famiglie;
  • Celebrazione cittadina o interparrocchiale delle Quarantore: ripartire dall’Eucaristia e dalla preghiera per la Chiesa come luoghi essenziali in cui si ri-costruisce la comunità;

▷ per gli organismi di partecipazione

  • un incontro locale di formazione e coordinamento (insieme agli operatori pastorali) tra il 17 e il 25 ottobre secondo il calendario diocesano;
  • un incontro interparrocchiale nel mese di novembre (con l’ausilio delle indicazioni fornite appositamente dal centro diocesi) in vista della progettazione comune delle iniziative per le comunità e dell’uso degli strumenti offerti dal centro diocesi;

▷ per gli operatori pastorali

  • un incontro locale di formazione e coordinamento (insieme agli organismi di partecipazione) tra il 17 e il 25 ottobre secondo il calendario diocesano;
  • un incontro interparrocchiale di spiritualità e formazione nel mese di novembre (con l’ausilio delle indicazioni fornite appositamente dal centro diocesi) sulla proposta del Piano Pastorale Diocesano;

▷ per i ministri ordinati

  • [da definirsi con il Dipartimento per la Ministerialità];

▷ per le altre realtà ecclesiali “speciali”

  • [da definirsi con il Centro per la Carità].

quaresima-2016-2017Quaresima

(1 marzo – 13 aprile)

Riferimento all’icona evangelica: il VENTO CONTRARIO (vv. 24-30)

Il «vento contrario» rappresenta le difficoltà che si incontrano nel passaggio all’«altra riva», nella situazione di sospensione tra la condizione di partenza e quella di arrivo. In particolare rappresenta la presunzione di poter fare a meno della comunità (Pietro scende dalla barca per raggiungere da solo Gesù) e di poter contare unicamente sulle proprie forze senza riconoscerle come un dono da condividere con gli altri (è Gesù che dà a Pietro la possibilità di camminare sulle acque, ma appena Pietro torna a concentrarsi su se stesso si impaurisce e comincia ad affondare).

In questa situazione di sospensione si uniscono paura e presunzione. La paura di non riuscire a fronteggiare le tante problematiche del nostro tempo e la presunzione che porta a chiudere gli occhi su tutto ciò che accade. Il «vento contrario», mentre scoraggia, fa affondare. Ripensare la comunità vuol dire anche saper fare i conti con il «vento contrario», valorizzando la sfida che propone come occasione di crescita. Il nostro tempo, a una lettura puramente sociologica, è pienissimo di «venti contrari»: i valori del Vangelo non sembrano condivisi dalla maggior parte, le tante forme di povertà scoraggiano, la presenza di tanti immigrati genera paure collettive, la mancanza di investimenti a lungo raggio non fa intravedere segnali positivi per la situazione giovanile, la mentalità mafiosa continua a dilagare in modo trasversale in tanti settori della società… Tutti «venti contrari» che vanno affrontati con la forza del Vangelo e con la certezza che ancora oggi il Maestro prende per mano questa storia e non permette che affondi nel mare tempestoso del male.

Ci chiediamo: quali espressioni della nostra esistenza personale e comunitaria costituiscono il «vento contrario» che ci impedisce di camminare in una vita nuova?

Finalità: riconoscere ciò che ostacola il cammino personale e comunitario.

pasqua-2016-2017Triduo Pasquale – Pasqua

(13 aprile – 4 giugno)

Riferimento all’icona evangelica: la BARCA (vv. 31-33)

La «barca» è immagine della comunità e le acque che la circondano richiamano quelle del Battesimo, via di accesso alla fede e all’appartenenza ecclesiale. Se i limiti rappresentati dal «vento contrario» provocano l’affondamento, la riscoperta del Battesimo e il ritorno alla vita comunitaria permettono la ripresa e la risalita. Solo attraverso l’incontro con il Signore risorto, che si rende presente nella Chiesa, è possibile rinnovare la professione di fede e continuare serenamente il cammino.

La «barca» che consente la ripresa e la risalita è espressione di una comunità che continua a navigare tra le acque tumultuose della storia. È riduttivo identificare la «barca» con la sola comunità dei credenti; in fondo essa è l’immagine di questa storia e di questo creato che tutti ci accoglie. Il gesto compiuto da Gesù nei confronti di Pietro – quello, cioè, di permettergli di salire sulla barca – deve essere costantemente ripetuto dai discepoli di Cristo nei confronti di tutti coloro che rischiano o temono di affondare. Ancora, l’immagine della «barca» non può non richiamare ogni comunità al fenomeno degli sbarchi continui che interessano la nostra provincia come terra di approdo dal continente africano. Se per tanti la «barca» può essere solo immagine, per noi è realtà! Ci sono tante barche che partono, che navigano con fatica, che approdano; ma ce ne sono tante altre che affondano nel Mediterraneo. Con coraggio siamo chiamati a farci carico di questo segno dei nostri tempi attraverso una più evidente solidarietà.

Ci chiediamo: quali elementi positivi esistono già nelle nostre comunità, che dobbiamo purificare e potenziare per continuare il cammino?

Finalità: riscoprire le potenzialità della vita comunitaria.

tempo-ordinario-2016-2017Tempo Ordinario [2]

(5 giugno – 2 dicembre)

Riferimento all’icona evangelica: GENNESARET (vv. 34-36)

«Gennesaret», sull’altra riva del lago, è il luogo della missione. Per noi raffigura il punto d’arrivo della proposta spirituale, formativa e operativa del primo anno e costituisce la sfida per continuare il cammino intrapreso. Focalizzare lo sguardo su «tutta la regione» a cui ci fa approdare la traversata è la condizione per compiere scelte ecclesiali significative in favore dell’evangelizzazione.

La missione da svolgere «in tutta la regione» è un ulteriore richiamo alla responsabilità/vocazione di tutti i cristiani e di tutte le comunità. L’esperienza fatta attraverso le diverse tappe (immaginare l’altra riva, attraversare i venti contrari, risalire sulla barca) deve far maturare delle scelte forti a favore della missione nel territorio all’interno del quale è inserita la parrocchia. Nella logica evangelizzatrice non è la parrocchia che ha un territorio ma è il territorio che è servito da una o più comunità parrocchiali. Il primato è dato al territorio come spazio vitale entro cui gli uomini e le donne sperimentano il difficile cammino della vita. La lettura del territorio può e deve costituire il punto di partenza per conoscere in modo dettagliato le situazioni concrete vissute da coloro che lo abitano e la risposta pastorale più adeguata da pensare insieme per «rendere ragione della speranza che è in noi».

Ci chiediamo: cosa dobbiamo fare praticamente per ripensare la presenza e l’azione delle parrocchie nel territorio?

Finalità: definire e costituire i “poli pastorali” in tutti i comuni, come punto di arrivo del primo anno e punto di partenza per l’anno successivo, stabilendo i campi propri di azione di ogni parrocchia e gli ambiti di azione comune.