“Misericordia io voglio e non sacrifici” il messaggio del Papa per la...

“Misericordia io voglio e non sacrifici” il messaggio del Papa per la Quaresima

Momento della conferenza stampa

“Misericordia io voglio e non sacrifici (Mt 9,13). Le opere di misericordia nel cammino giubilare” è il tema del messaggio del Papa per la Quaresima 2016.

Nel documento – presentato il 26 gennaio nella Sala Stampa del Vaticano dal cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, insieme a monsignor Giampiero Dal Toso e monsignor Segundo Tejado Munoz, rispettivamente segretario e sottosegretario del Pontificio Consiglio Cor Unum – il Pontefice ricorda che la fede “si traduce in atti concreti”, richiede le opere di misericordia corporale e spirituale per “risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà”, e un “ascolto operoso” della Parola. Fermo no a “pensiero unico”, “tecnoscienza”, “falso sviluppo fondato sull’idolatria del denaro” che chiude le porte ai poveri. E i poveri sono pure i perseguitati a causa della loro fede. Toccando “la carne di Gesù” anche i potenti e i superbi possono convertirsi

“Non perdiamo questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione!”. È l’appello con il quale Papa Francesco conclude il suo messaggio per la Quaresima 2016 che si apre il 10 febbraio, mercoledì delle Ceneri. Tema del documento, presentato il 26 gennaio in Vaticano, “Misericordia io voglio e non sacrifici (Mt 9,13). Le opere di misericordia nel cammino giubilare”. Nel testo, il Pontefice richiama l’auspicio espresso nella Misericordiae Vultus, che “la Quaresima di quest’anno giubilare sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio” che, spiega, è “un annuncio al mondo: ma di tale annuncio ogni cristiano è chiamato a fare esperienza in prima persona”. Per questo, richiamando il n. 18 della bolla d’indizione dell’Anno Santo, spesso citata nel messaggio, ricorda:
“Nel tempo della Quaresima invierò i missionari della misericordia perché siano per tutti un segno concreto della vicinanza e del perdono di Dio”. Proprio il 10 febbraio, infatti, nella solenne celebrazione del mercoledì delle Ceneri nella basilica di san Pietro, alla presenza delle spoglie di due grandi confessori, i cappuccini san Leopoldo Mandic’ e san Pio da Pietrelcina, il Pontefice conferirà il mandato a 800 “missionari della misericordia”.

Le opere di misericordia corporale e spirituale, sottolinea il Papa, “ci ricordano che la nostra fede si traduce in atti concreti e quotidiani, destinati ad aiutare il nostro prossimo nel corpo e nello spirito e sui quali saremo giudicati: nutrirlo, visitarlo, confortarlo, educarlo”.
Ecco perché Francesco auspica che, durante il Giubileo, siano “un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre più nel cuore del Vangelo”.

Nel povero “la carne di Cristo ‘diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga… per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura’”.
Si tratta di un “inaudito e scandaloso mistero”, soprattutto “quando il povero è il fratello o la sorella in Cristo che soffrono a causa della loro fede”.

Ma il “povero più misero”, avverte Francesco, è chi “non accetta di riconoscersi tale. Crede di essere ricco, ma è in realtà il più povero tra i poveri” e “schiavo del peccato”. “E tanto maggiore è il potere e la ricchezza a sua disposizione, tanto maggiore può diventare quest’accecamento menzognero” da non voler vedere “Lazzaro che mendica alla porta della sua casa”, figura del Cristo che “mendica la nostra conversione” e “possibilità di conversione che Dio ci offre e che forse non vediamo”. Un accecamento che “si accompagna ad un superbo delirio di onnipotenza, in cui risuona sinistramente quel demoniaco ‘sarete come Dio’ che è la radice di ogni peccato” e che, il monito del Papa, “può assumere anche forme sociali e politiche, come hanno mostrato i totalitarismi del XX secolo, e come mostrano oggi le ideologie del pensiero unico e della tecnoscienza, che pretendono di rendere Dio irrilevante e di ridurre l’uomo a massa da strumentalizzare”.
Francesco mette in guardia anche dalle “strutture di peccato collegate ad un modello di falso sviluppo fondato sull’idolatria del denaro, che rende indifferenti al destino dei poveri le persone e le società più ricche, che chiudono loro le porte, rifiutandosi persino di vederli”.

La Quaresima di questo Anno giubilare è un tempo favorevole per “poter finalmente uscire dalla propria alienazione esistenziale grazie all’ascolto della Parola e alle opere di misericordia”, l’incoraggiamento del Papa nella parte conclusiva del messaggio. “Se mediante quelle corporali tocchiamo la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati – spiega -, quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro essere peccatori”. Per questo non vanno mai separate. Grazie ad esse,
“toccando nel misero la carne di Gesù crocifisso”, anche “i ‘superbi’, i ‘potenti’ e i ‘ricchi’” possono accorgersi “di essere immeritatamente amati dal Crocifisso, morto e risorto anche per loro” e dunque convertirsi.
Ma le opere di misericordia, da sole, non bastano. Di qui l’invito anche ad un “ascolto operoso” della Parola.

Giovanna Pasqualin Traversa

Leggi quì il testo integrale del Papa

Intervento del Cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento

Pubblichiamo di seguito l’intervento che Cardinale Montenegro, ha pronunciato durante la conferenza stampa di presentazione del messaggio del Papa

Conferenza 2

Come ogni anno ci prepariamo ad accogliere il Messaggio che il Santo Padre ha preparato per il tempo di Quaresima, col quale offre a tutti i cristiani alcuni spunti utili per vivere nel migliore dei modi questo tempo forte in preparazione alla Pasqua.

Il titolo del messaggio prende le mosse dall’evangelista Matteo (9,13). Nel contesto della vocazione dell’apostolo, di fronte alla critica dei farisei per il fatto che Gesù stesse a tavola con pubblicani e peccatori, il Maestro risponde dicendo: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati. Andate e imparate che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrificio. Io non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori». Da qui il titolo del messaggio “Misericordia io voglio e non sacrificio. Le opere di misericordia nel cammino giubilare”.

Già da questa formulazione possiamo ricavare tre considerazioni sulle quali vorrei brevemente soffermarmi:

a. la riflessione sulla misericordia alla luce della Parola di Dio;

b. l’insistenza sulle opere di misericordia;

c. il rapporto tra la Quaresima e il cammino giubilare.

1. La prima è legata strettamente all’anno giubilare e consiste in una ripresa sintetica del tema della misericordia nella Sacra Scrittura. La prima parte del messaggio ci aiuta a recuperare i significati fondamentali di questo termine che già nella Misericordiae Vultus Papa Francesco aveva definito “architrave” tanto del mistero trinitario quanto della vita della chiesa. In particolare, essendo la Quaresima protesa verso il Mistero Pasquale, ci si sofferma sul fatto che la Croce di Cristo costituisce l’apice della rivelazione dell’infinita misericordia del Padre. Gesù è il volto di tale misericordia e il suo costato aperto diventa, idealmente, uno scrigno che si apre affinché tutti attingano a piene mani all’amore che perdona, rigenera e redime. Durante la Quaresima la Chiesa ha sempre suggerito un maggiore nutrimento della Parola di Dio e il Papa dentro questa nota caratteristica invita i tutti i cristiani ad approfondire il tema della misericordia attraverso le pagine della Bibbia e quelle dei profeti, in particolare, poiché in esse non ci si limita semplicemente a ribadire che Dio è misericordioso ma si indica con chiarezza che i suoi figli lo devono essere esercitandosi a vivere un amore più grande soprattutto prendendosi cura dei piccoli, dei poveri e degli indifesi. Qui vale la pena riascoltare alcuni passaggi della Misericordiae Vultus all’interno della quale alcuni numeri vengono dedicati proprio al tempo di Quaresima.

Cito testualmente il n.17 di quella lettera: «La Quaresima di questo Anno Giubilare sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio. Quante pagine della Sacra Scrittura possono essere meditate nelle settimane della Quaresima per riscoprire il volto misericordioso del Padre! Con le parole del profeta Michea possiamo anche noi ripetere: “Tu, o Signore, sei un Dio che toglie l’iniquità e perdona il peccato, che non serbi per sempre la tua ira, ma ti compiaci di usare misericordia. Tu, Signore, ritornerai a noi e avrai pietà del tuo popolo. Calpesterai le nostre colpe e getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati” (cfr 7,18-19). Anche le pagine del profeta Isaia potranno essere meditate più concretamente in questo tempo di preghiera, digiuno e carità: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono” (58,6-11).

Questa citazione ci aiuta a capire come la misericordia, anzi, l’essere misericordiosi come il Padre, non si può tradurre con semplici gesti rituali ma ha bisogno di essere vissuta con gesti concreti che nascono dall’aver “toccato con mano” la misericordia divina. Al n.3 del messaggio il Papa così scrive: “La misericordia di Dio trasforma il cuore dell’uomo e gli fa sperimentare un amore fedele e così lo rende a sua volta capace di misericordia”.

2. Da qui la seconda considerazione che emerge dal documento che stiamo presentando: le opere di misericordia. Sappiamo bene come queste opere che fanno parte del tesoro della tradizione cristiana siano state messe in risalto già nella Misericordiae Vultus e offerte all’attenzione dei cristiani come vie per tradurre in gesti concreti la misericordia. Questo principio viene ripreso e ulteriormente rimarcato. Mentre, durante la Quaresima, fissiamo lo sguardo su Cristo crocifisso e riviviamo nella liturgia tutto ciò che Egli ha sofferto per amore nostro, non possiamo certo pensare che quel Volto, per quanto unico, abbia smesso di rendersi presente nella storia.

Dice il Papa nel messaggio riprendendo in parte quanto già espresso nella Misericordiae Vultus: «Nel povero la carne di Cristo diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga…per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura». Le opere di misericordia partono da questo assunto fondamentale: nel povero c’è la carne di Cristo e i poveri sono i privilegiati della misericordia divina. Il cristiano che ha sperimentato la misericordia divina e che attraverso essa è rinato a vita nuova, impara quotidianamente a chinarsi sulle ferite del povero per far sperimentare anche a lui che Dio è misericordioso. Nel messaggio si insiste sul fatto che le opere di misericordia corporale sono profondamente unite a quelle spirituali. Infatti, scrive il Papa, “Se mediante quelle corporali tocchiamo la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati, quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro essere peccatori. Le opere corporali e quelle spirituali non vanno perciò mai separate. È infatti proprio toccando nel mistero la carne di Gesù crocifisso che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza di essere egli stesso un povero mendicante”. Il Papa auspica che durante la quaresima ogni cristiano senta il bisogno di nutrirsi in modo molto forte della Parola di Dio e contemporaneamente apra il cuore a chi soffre esercitandosi a vivere le opere di misericordia. Mi pare che questo punto meriti molta attenzione e qui, anche come Pastore di una chiesa che vive alcune forme di povertà e alcune sfide di portata notevole come quella dell’immigrazione, vorrei dire qualcosa. A volte si tende a pensare che la fede la si possa vivere solo partecipando ai sacramenti o pregando nelle forme più svariate, escludendo dalla vita spirituale i bisogni dell’uomo e soprattutto dei più poveri. Il risultato è che quel tipo di fede presto o tardi diventa sterile e insipida. Invece quando ci si apre a una dimensione più completa che, se ci pensiamo bene, è quella evangelica – quella che esige che si ascolti e si metta in pratica – allora la fede diventa esperienza gioiosa e contagiosa, arricchente e stimolante. Lo abbiamo sperimentato, ad esempio, a Lampedusa durante gli sbarchi di migliaia di persone e in tante altre comunità che hanno accolto la sfida di aprirsi alle diverse forme di povertà del territorio. Lo stiamo sperimentando con i seminaristi chiamati a fare le esperienze pastorali in realtà segnate dal dolore e dalla povertà o con tanti giovani volontari che hanno voglia di mettersi in gioco per costruire percorsi nuovi in cui annuncio e testimonianza camminino di pari passo. È chiaro che non è semplice perché talune volte bisogna fare i conti con una mentalità che è consolidata e che difficilmente si apre al nuovo; però nella mia piccola esperienza mi sento di dire che è una strada possibile e, soprattutto, è quanto ci chiede Gesù nel Vangelo, se pensiamo, ad esempio, al discorso sul giudizio finale nel capitolo 25 di Matteo. Alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia e su ciò che abbiamo fatto nei confronti dei più piccoli. Allora il tempo di quaresima può essere un’occasione importante per riflettere sul modo in cui viviamo la fede e l’invito a vivere le opere di misericordia costituisce un modo – come dice il Papa – “per risvegliare le nostre coscienze spesso sopite dal peccato o dall’indifferenza”.

3. Un ultima considerazione che cerco di ricavare dal messaggio per la Quaresima riguarda il cammino giubilare. Il mistero pasquale è il cuore dell’anno liturgico e questa quaresima si colloca proprio nel cuore del giubileo. Il tempo forte del giubileo si intreccia con il tempo quaresimale costituendo una ricchezza straordinaria per la conversione e per la crescita spirituale di ogni cristiano e di tutta la chiesa. In questa prospettiva il messaggio che stiamo presentando ha un sottofondo molto stimolante di domande sull’odierno contesto storico e culturale e su come il cristiano si collochi al suo interno. Sul finire del messaggio il Santo Padre evoca la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro per richiamare l’attenzione su certe chiusure a Cristo a causa della ricchezza materiale e degli “idoli del sapere, del potere e del possedere”. Il rischio del nostro tempo è proprio quello che, chiudendo la porta del cuore al povero e a ogni forma di povertà, si precipiti in un abisso di infelicità e di non senso che rende tutto oscuro. Da qui la proposta “profetica” del cammino giubilare e del tempo di quaresima come tempo per rivedere il cammino della propria vita e per sentire nel grido del povero, lo stesso Cristo che bussa alla porta del nostro cuore nella speranza che noi ci decidiamo ad aprire e accogliendolo gustiamo la vera vita. In questi primi mesi del giubileo soprattutto attraverso il segno della “porta” abbiamo potuto sperimentare la bellezza della misericordia resa accessibile a tutti. Non solo la porta della Basilica di San Pietro o delle Basiliche maggiori ma le cattedrali delle diocesi e, soprattutto, alcuni luoghi simbolo di alcune povertà; mi piace ricordare l’ostello della Caritas qui a Roma e le celle dei carcerati. Attraverso queste scelte forti il Papa sta invitando con maggiore sollecitudine tutta la chiesa a mettersi in cammino verso ogni uomo e verso i sofferenti e i poveri, in particolare. In questo modo il cammino del giubileo non è solo quello segnato dal calendario ma è quello che insieme siamo chiamati a fare, sorretti dalla misericordia di Dio, per riconoscerlo nel povero per metterci al suo fianco in atteggiamento di ascolto e di servizio.

Le tre note – quella della misericordia e delle sue opere e quella del cammino – si racchiudono nell’invito conclusivo del messaggio: “Non perdiamo questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione!” E’ un tempo da valorizzare, un tempo per crescere nell’ascolto della Parola, un tempo di esercizio costante per aprire occhi e cuore ai poveri. Il canto del Magnificat della Vergine Madre di misericordia, inserito nel testo quasi come una cornice – all’inizio e alla fine – aiuta tutti a rivedere la storia con gli occhi di Dio che “rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili”.

Siamo certi che le parole del Santo Padre racchiuse in questo messaggio costituiranno un prezioso strumento per il cammino quaresimale; e mentre lo ringraziamo per quanto ha voluto indirizzare a tutta la Chiesa, gli assicuriamo le nostre preghiere per il delicato compito che Gli è stato affidato.

Grazie.