I missionari agrigentini ci scrivono: dall’Albania don Marco Farruggia

I missionari agrigentini ci scrivono: dall’Albania don Marco Farruggia

Dopo un breve periodo trascorso ad Agrigento, non può soggiornare per più di tre mesi continuativi in terra albanese, torna a raccontarci la sua vita in terra di missione, don Marco Farruggia responsabile diocesano della cooperazione missionaria con l’amministrazione apostolica dell’Albania.

«Carissimi tutti,

Prendo a “cappello”, di questa breve testimonianza, il brano del Vangelo di Matteo, che proprio domenica scorsa abbiamo meditato: “Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo… Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”. Celebrando nelle due comunità di Bilisht e di Korça e leggendo il Vangelo, ho subito percepito che questa Parola diveniva specchio di una situazione che i cristiani di questa zona dell’Albania, nell’Amministrazione apostolica del Sud, a minoranza cattolica, ogni giorno vivono con uno sforzo ancora maggiore rispetto al nostro contesto dove alcuni valori, anche se non vissuti pienamente, sono tra le trame della cultura e del vivere di ogni “cristiano”.

Essere luce, essere sale… poco sale non sempre da il giusto sapore… poca luce non sempre basta ad illuminare… mi sono chiesto: come fare per insaporire un contesto in-sipido, con due comunità così piccole, dove la sapienza della croce è stoltezza ancora oggi?

Pur essendo poco più grande in superficie della Sicilia e trovandomi all’estremo sud dell’Albania, spesso mi sento sovrastare e penso al grande impegno e sforzo che bisogna mettere per riaccendere il senso religioso nelle coscienze assopite o stordite da un falso benessere… Il risultato che si aspetta il Maestro, che si esprime nella gloria al Padre suo e che nasce dal contemplare le opere buone per arrivare a sua volta a Colui che è Bontà suprema, dipende dalla qualità del “sale” e della “luce” oltre che dalla quantità…

Certo sulla qualità cerco di lavorarci ogni giorno, insieme alle sorelle francescane del Vangelo e ai Catechisti maltesi ma non sempre i risultati sono quelli sperati e si ripete l’esperienza del seminatore che nell’andare se ne va e piange e poi un giorno ci sarà il giubilo della raccolta. Qualcuno mi ha detto che: “dove c’è una comunità che sta nascendo è tutto più semplice”, ma qui c’è da ricostruire le coscienze che non è un lavoro meno impegnativo da fare sui cristiani “stagionati”, che richiede pazienza e soprattutto dare motivazioni nuove per sostituire ciò che già è consolidato in una cultura fatta di tradizione con la “t” minuscola, dove ogni cosa va fatta perché “è tradizione”; si tratta di liberare questa gente da schemi di un passato che alcuni definiscono anche “confortevole” ma che li ha solo schiavizzati e nello stesso tempo in-saporire con la Parola facendo cogliere come in essa è contenuta novità di vita che da gusto e che permette di far assaporare ad altri la bellezza della Vangelo.

Ciò che può solo dare coraggio e forza alla missione di ogni singolo battezzato che qui vive, è la Luce di cui risplende ciascuno, in quanto “illuminato” da Cristo, facendo sperimentare prima di tutto la gioia perenne in un futuro Regno che comincia già oggi reso visibile dalla comunità stessa e dalla Parola: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”. Con questa consapevolezza, piccole fiammelle e granelli di sale, potranno essere faro e gusto per tutti coloro che cercano Dio».

Marco Farruggia