Convegno diocesano p.Spadaro, su famiglia: «no ad approcci astratti e idealistici»

Convegno diocesano p.Spadaro, su famiglia: «no ad approcci astratti e idealistici»

Antonio Spadaro, gesuita, direttore de’ «La Civiltà Cattolica», vanta come il nostro Arcivescovo, che lo ha invitato a relazionare venerdì 27 maggio al Convegno diocesano su Amoris laetitia, origini messinesi. Dopo aver parlato nella mattinata in Seminario a presbiteri e diaconi, si è rivolto – in uno dei primi caldissimi pomeriggi dell’anno – a tutti, in specie agli operatori pastorali, intrattenendoli nell’aula liturgica della parrocchia SS Trinità di Porto Empedocle.
Presentato all’assemblea dal nostro direttore, don Carmelo Petrone, è stato accolto dai coniugi Maria Rosa e Aldo Meli, coordinatori del Servizio diocesano di Pastorale familiare, e introdotto da un denso intervento dell’Arcivescovo Francesco Montenegro, padre Sinodale e Presidente di uno dei Circoli Minori di lingua italica, al recente Sinodo Ordinario dei Vescovi (4 – 25 ottobre 2015), dedicato al tema «Gesù Cristo rivela il mistero e la vocazione della famiglia».
Lo stile colloquiale del padre Spadaro, l’approccio narrativo, per quanto possibile esperienziale, nell’illustrazione della ponderosa Esortazione Apostolica post- sinodale Amoris laetitia. La Gioia dell’amore hanno predisposto, fin dalle sue prime battute, un tono generale di piacevole ascolto; evidente il feedback immediato dell’assemblea. Nel mese di aprile, don Antonio, nella rivista da lui diretta, ha pubblicato un articolo sulla struttura e sul significato dell’esortazione di Papa Francesco e inoltre ha offerto, oltre ad altri testi importanti sui due sinodi sulla famiglia, una guida alla lettura che accompagna il testo pontificio (ed. Ancora).
Più che provare a riassumere i contenuti dell’intervento cercheremo di cogliere, negli elementi che hanno costituito le trame e le orditure della relazione, punti nodali per la costruzione di una sorta di mappa concettuale che rimandi, cosa peraltro vivamente raccomandata tanto dall’Arcivescovo quanto da p. Antonio, ad una lettura personale, possibilmente meditata, visti gli enormi spunti di spiritualità disseminati nei nove capitoli articolati in 325 paragrafi, del testo di papa Bergoglio. Una primissima suggestione la si può cogliere nel tramonto di una visione tardo ottocentesca della famiglia ed è una prima luce: se è vero che la dottrina della Chiesa sulla famiglia è rimasta «intonsa» è altrettanto vero che ciò che cambia è lo sguardo del magistero, il quale allontana il suo cono di luce da sterili astrattismi e fantasmagorici idealismi. Il compito primo dei pastori, alla luce di un sano realismo, è custodire la gioia del Vangelo e di conseguenza custodire la gioia della famiglia, valorizzando ciò che è attrattivo nella vita familiare, tenendo alta la consapevolezza che proprio perché il tempo è superiore allo spazio, non tutto può essere detto dal Magistero.
Il superamento di approcci astratti e idealistici è la premessa per uscire dalle secche della falsa alternativa tra dottrinale e pastorale, la forma della dottrina sulla famiglia, e non solamente su questa, non può che essere pastorale, conseguentemente ad andare in crisi è il legalismo, ovvero quella applicazione pedissequa della norma che prescinde dalla persona, dal suo contesto vitale e dalle vicende che le sono occorse nel tempo. Se la legge ugualmente applicata ad ogni soggetto può tacitare a basso costo la coscienza dei burocrati del sacro, è l’approccio personalista – ognuno è un individuo razionale, unico, irripetibile, relazionale – che invoca come metodo il discernimento dinamico e richiama, in una prospettiva ampia di ecclesiologia di comunione, la via della sinodalità. Se il criterio negativo di giudizio, suggerito dal testo petrino, che rimanda in tal senso a Familiaris consortio n° 84, è quello di evitare giudizi sulle questioni matrimoniali e familiari che non tengano conto della complessità delle diverse situazioni, l’accezione positiva del criterio rimanda alla necessaria capacità dell’attenzione alla situazione di vita e di sofferenza che le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione. Ecco perché occorre «accompagnare, discernere, integrare». Il testo non da spazio a entusiastici riduzionismi, siano essi di sinistra o di destra, non è un vessillo da esibire, ma un orientamento certo da recepire.
Capiremmo poco se non tenessimo conto del motore che genera la mutazione di sguardo del Magistero, detto scarnamente, questo consiste in una maggiore e migliore comprensione della Misericordia evangelica: Cristo è lo stesso ieri, oggi, sempre, siamo noi che nel cammino della storia andiamo, anche se talvolta lentamente e talaltra speditamente, verso il Regno e il suo compimento, in un movimento di maggiore o minore apertura al Vangelo e alla sua giustizia. Amoris laetitia, genera un processo, non è affatto un approdo, piuttosto è un principio che si diparte da uno snodo. Papa Francesco e il nostro vescovo Francesco – come sottolineato da p. Spadaro – ci invitano a camminare, a fidarci e confidare nello Spirito che parla alla Chiesa.

Alfonso Cacciatore

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