Cenni Storici

Cenni Storici

Sull’origine della Chiesa Agrigentina non possediamo notizie precise; ma i monumenti antichi, come le catacombe di Agrigento e Naro, le tombe sicuramente cristiane di parecchie zone del territorio e, soprattutto, la basilichetta paleocristiana rinvenuta dal Prof. Pietro Griffo a sud del tempio di Giunone, con le monete che vi si trovarono e altri reperti archeologici provenienti da varie zone della Provincia e dell’antica Diocesi, da Licata a Caltabellotta, da Agrigento a Canicattì, a Sutera, a Casteltermini, a Castronovo, ci danno la sicurezza storica della diffusione del cristianesimo nell’agrigentino, per lo meno, tra il II e III secolo.

La tradizione del suo proto Vescovo San Libertino da collocare, almeno, tra il III e il IV secolo, già accettata da C. Mercurelli, anche se cronologicamente non la si può stabilire in età apostolica, può essere così confermata e forse anche fatta giungere alla fine del sec. II, o anche prima.

Il Prof. Ernesto De Miro avanza la suggestiva ipotesi che la basilichetta cristiana sia una “memoria martyrum ” e che i due loculi paralleli del pavimento potrebbero essere stati i sepolcri di San Libertino e di San Pellegrino, perché la sua struttura originaria la pone più vicino alle sepolture del III secolo che alle basiliche costantiniane.

Nel primo millennio cristiano, avanti la invasione araba (sec. IX), nel territorio della Diocesi fiorirono le Chiese di Agrigento e di Triocala. Di questa furono Vescovi San Pellegrino, Pietro, ricordato nelle lettere di San Gregorio Magno, Massimo che partecipò al Sinodo di S. Martino I (649), Gregorio che firmò gli atti del III Concilio Costantinopolitano (680-81) e Giovanni quelli del Niceno II (787).

Tra i Vescovi agrigentini più sicuri del I millennio si ricordano Eusanio dei tempi di San Gregorio Magno, Potamione, Teodoro, Giorgio, Ermogene e San Gregorio Agrigentino (559-630), autore di un commento all’Ecclesiaste, per cui è considerato “l’ultimo grande esegeta della patristica greca, come Gregorio Magno lo è di quella latina” (Sandro Leanza).

Dopo la dominazione araba che distrusse quasi ogni traccia del cristianesimo, il nostro popolo fu rievangelizzato da San Gerlando di Besançon (circa 1030-1100), che fu il primo Vescovo del II millennio cristiano.

La Diocesi di Agrigento, anche se nel 1844, durante il pontificato di Gregorio XVI, per un nuovo ordinamento di confini, cedette 13 Comuni per la formazione della Diocesi di Caltanissetta, 5 all’Archidiocesi di Monreale e uno all’Archidiocesi di Palermo, rimane una delle più vaste della Sicilia.

Si estende su una superficie di Kmq. 3.052,59 e i suoi confini corrispondono a quelli dell’ex Provincia di Agrigento e ne abbraccia tutti i 43 Comuni.

Situata nella parte sud-occidentale della Sicilia, è delimitata a sud da un lungo tratto della costa mediterranea che va da Licata a Portopalo di Menfi, quasi a contatto con le rovine classiche di Selinunte, a est confina con la Diocesi di Piazza Armerina, a nord-est con la Diocesi di Caltanissetta, a nord con le Archidiocesi di Palermo e Monreale e a nord-ovest con la Diocesi di Mazara del Vallo.

Il 2 dicembre 2000 in forza della bolla Ad maiori consulendum di papa Giovanni Paolo II la sede agrigentina è stata elevata a sede arcivescovile e metropolitana con suffraganee le diocesi di Caltanissetta e Piazza Armerina.

La Diocesi, comprende 194 parrocchie e 165 rettorie in 5 Zone pastorali e 15 Vicariati foranei.

La popolazione residente in tutto il territorio è di 447.738 abitanti (dati ISTAT 01/01/2015)

Patrono principale: San Gerlando, primo Vescovo agrigentino del II millennio cristiano (si festeggia il 25 febbraio).

Patrono secondario: Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa (si festeggia il 1 agosto).

Provincia ecclesiastica di Agrigento copia