Natale 2019: gli auguri dell’Arcivescovo Francesco

Raffaello Politi, Adorazione dei Magi (part.), Olio su tela,XIX secolo, Palazzo Arcivescovile, Agrigento

Natale 2019: pubblichiamo il testo degli auguri alla Chiesa agrigentina, dell’Arcivescovo, card. Francesco Montenegro  

“L’arrivo del Natale sollecita in tutti il desiderio di raggiungere le persone care e di indirizzare loro sentimenti e parole di augurio. Come Pastore della chiesa agrigentina ho il piacere di affidare a queste righe qualche pensiero semplice che spero raggiunga tutti e serva a vivere le festività natalizie nel modo più autentico. Vorrei prendere spunto da quanto ho già consegnato a tutta la diocesi nella Lettera Pastorale di qualche settimana fa. Il titolo mi era suggerito dal brano evangelico dell’incontro di Gesù con Nicodemo: “Per una rinascita dall’alto”. Guardandomi attorno e osservando ciò che sta accadendo nel nostro territorio mi sembra che queste parole siano quanto mai appropriate per farci gli auguri. Vi confesso, da subito, una certa perplessità anche solo a pronunciare la parola “auguri” visto il momento difficile che stiamo attraversando. Non rischiamo di dire o scrivere cose retoriche? Che senso ha parlare di festa in un momento in cui la crisi economica morde drammaticamente migliaia di famiglie per la mancanza di lavoro o per altre gravi problematiche? Probabilmente, mentre vi scrivo, in tanti stanno preparando i loro pacchi perché hanno deciso di partire già i primi giorni del nuovo anno. E noi qui a farci gli auguri? Ha senso? E’ giusto? Me lo chiedo. Da uomo e da credente penso che nei momenti più difficili è doveroso il silenzio per rispettare tutti coloro (e purtroppo sono tanti) che non riusciranno a fare festa o a sentirsi coinvolti in un clima gioioso. Per questo motivo sento il bisogno di chiedere scusa se qualcuno avvertirà come inopportune le parole che sto scrivendo. Spero che ciò non accada perché desidero per questa chiesa e per questo territorio agrigentino qualcosa che può stare a cuore a tutti: una rinascita dall’alto; cioè uno scatto di speranza, un rinnovamento di mentalità, un sobbalzo di sano orgoglio, una voglia insanabile di riscatto. Penso che questo sia l’augurio più bello che ci possiamo fare. Abbiamo bisogno di scuoterci tutti da un torpore che sembra calato in modo impietoso sulle nostre città. Ovunque si colgono i segnali di una grave depressione sociale, di una preoccupante stagnazione economica, di una rassegnazione diffusa che spinge a gettare la spugna. A tutto ciò dobbiamo reagire. Il ricordo della nascita del Bambino Gesù in una notte buia di oltre duemila anni fa, in una stalla angusta e puzzolente ci deve rafforzare nella certezza che non ci sono contesti sociali, momenti bui, fasi critiche in cui Dio non possa nascere. E se permettiamo a Dio di nascere nel profondo della nostra vita allora conosceremo una rinascita dall’alto e troveremo la forza di affrontare la notte, di reagire a tutti coloro o a quei sistemi di pensiero che ci vogliono far rimanere nelle tenebre, di tirare fuori il coraggio che serve per dire a noi stessi e agli altri che non è finita e che non ci stancheremo di lottare. Rinascere dall’alto non vorrà dire pretendere che i problemi si risolvano dall’oggi al domani ma avere un atteggiamento diverso, una volontà più forte, un coraggio più marcato per affrontarli. Prima e subito dopo la nascita del bambino Gesù, Maria e Giuseppe non hanno avuto vita facile: sono scappati in Egitto e poi si sono dovuti trasferire a Nazareth. Hanno affrontato viaggi e peripezie, rifiuti e incomprensioni. Ma hanno lottato, hanno intrapreso con forza il loro cammino e sono andati fino in fondo a testa alta. Penso che come agrigentini viviamo in una condizione simile e come loro dobbiamo rimboccarci le maniche e guardare al cammino che ci sta davanti. Nei discorsi finali della sua vita pubblica Gesù, dopo aver parlato ai suoi delle cose terribili che sarebbero accadute negli ultimi tempi, così si esprime: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,28). Ecco, forse potremmo provare a tradurre meglio il nostro augurio attraverso queste parole di Gesù: “risollevatevi e alzate il capo”. In mezzo alle difficoltà di questo nostro tempo – da quelle sociali a quelle economiche, da quelle morali a quelle familiari o spirituali – l’atteggiamento che dobbiamo mantenere è quello di chi non si stanca di guardare in alto, di indirizzare occhi e cuore laddove più sicura è la sorgente della speranza. Penso che abbiamo tutti bisogno di rialzare il capo e di immaginare una rinascita dall’alto proprio come scelta di chiesa e di popolo che non vuole abbassare la schiena di fronte a difficoltà o ingiustizie ma sceglie di trovare, ancora una volta, nell’indifeso Bambino di Betlemme, la forza di dignità e di coraggio per fissare lo sguardo verso il Cielo e riprendere in modo più deciso il cammino che lo attende. Questo ci porterà a reagire positivamente di fronte ai mille problemi del nostro territorio e a individuare delle buone prassi per sperare che la situazione migliori. Forse, se intraprenderemo la rinascita dall’alto, troveremo il coraggio di aiutare chi è caduto nella dipendenza da gioco d’azzardo (e magari si è indebitato drammaticamente a forza di entrare nelle sale gioco), o chi non riesce a uscire fuori dall’uso di sostanze o di alcool. Rinati dall’alto sapremo indirizzare parole equilibrate a chi vive crisi familiari o di coppia, riusciremo a dire che l’amore può rifiorire anche dopo una tempesta; sapremo reagire a chi ancora pretende di tenerci con il cappio al collo chiedendoci di pagare pizzo o chi si approfitta di una posizione di forza. Rinati dall’alto impareremo a guardare con carità ogni fratello immigrato pensando che siamo tutti fratelli e, in particolare noi siciliani, siamo un popolo di emigranti, di gente che sa cosa vuol dire scappare di casa per un pezzo di pane. E se proviamo a vedere così il Santo Natale, spogliandolo finalmente di tutto ciò che è inutile e superfluo, allora sarà per tutti e per ciascuno un “vero” Natale. Sarà uno di quei momenti di sosta in cui fare il pieno di speranza e di bene, recuperando la bellezza dei rapporti familiari, gustando lo stare insieme come elemento di forza per ripartire con maggiore entusiasmo e armonia. Spero, allora, che per tutti e per ciascuno sia un vero Natale; ve lo auguro di cuore e accompagno quest’augurio con la mia personale preghiera per tutti e per ciascuno. Un ricordo particolare per gli ammalati, per le persone sole, e per quanti vivono situazioni dolorose e difficili… che davvero a tutti arrivi la luce del Natale perché Dio è con noi, ha deciso di stare dalla nostra parte ed è follemente innamorato della nostra umanità. Con le parole Santo Padre, al quale facciamo i nostri auguri per il 50° anniversario di ordinazione sacerdotale da poco celebrato (lo scorso 13 Dicembre), accogliamo il dono di questo Natale impegnandoci a viverlo nel migliore dei modi: “Con la nascita di Gesù è nata una promessa nuova, è nato un mondo nuovo, ma anche un mondo che può essere sempre rinnovato”.